
Di Philippe Daverio
Dio è nei dettagli. L’occhio indagatore ha il compito di scoprirlo. Talvolta essere creativi vuol dire decifrare il segno del Creatore. C’è chi lo fa guardando con inquietudine l’infinito del cosmo stellare. C’è chi gioca inseguendo l’attimo fuggente durante il quale si scioglie il fiocco di neve. Roberto Mari ha intrapreso una strada molto più morbida: cerca sassi, sassi all’apparenza normalissimi, sassolini anonimi che si celano fra le sabbie delle spiagge dopo aver preso forma durante decine di millenni rotolando nei greti dei fiumi. E anche lì li va ad inseguire, camminando mi immagino a piedi nudi e sentendo il passaggio dalle acque salate del mare, quelle stimolanti e fresche, come piaceva ad André Gide. Così facendo rinviene piccoli miracoli che si distinguono dai loro parenti schietti per via dell’accumulo di cristallizzazioni e di stratificazioni geologiche nelle quali si viaggia dai pochi millenni della forma ai tempi infiniti del contenuto. Poi li guarda tentando di intuire una meta visiva che solo l’applicazione di un lavoro certosino, di una levigatura da operaio antico, gli permetterà di raggiungere. Infine li ripone nell’elemento che li ha deformati e portati fino ad oggi, l’acqua, nella quale ritrovano un’esistenza ulteriore, preziosissima. A questo punto salta lui stesso da un’epoca all’altra, abbandona la pratica paleolitica della pietra levigata ed entra in quella industriale della fotografia e della riproduzione, trasferisce il miracolo della natura nella sorpresa intelligente e consapevole d’un estetica indiscussa, in quel campo disorganico dell’arte contemporanea, nel marasma della nostra visione d’oggi dove ci sembra di non saper più nulla di niente. Questo è il suo regalo: la prova del nove che ciò che stimola l’occhio nel vedere i ritmi di Paul Klee, i colori di Giotto o i sogni di Mirò non è cosa astratta, inventata nelle aule di qualche accademia, ma è la potente pulsione sincretica che collega il manufatto artefatto al dettaglio del creato e forse proprio a Dio, che è nei dettagli. C’è una cosa in più, il dettaglio nel dettaglio del dettaglio.
- Giovedì 23 Ottobre 2008









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