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Anton Corbijn: Senza Ian Curtis non mi sarei emancipato

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  • Tags: Anton-Corbijn, Ian-Curtis
  • 4 commenti

Anton Corbijn
Il suo sogno era diventare un batterista rock. Spettacolare, funambolico, imprevedibile. Uno di quei maghi del ritmo che in concerto fanno roteare le bacchette con la grazia e la rapidità di un giocoliere da circo. “Per fortuna, ho capito in tempo che dietro ai
tamburi ero un disastro. Così, mi sono procurato una macchina fotografica e una telecamera. Non sono diventato una rockstar, ma vivo tra le rockstar. Le fotografo, ne dirigo i videoclip. Alcune celebrità mi amano alla follia, altre non mi sopportano. E sa perché? Perché il mio motto è: “werk, werk, werk! (lavoro, lavoro, lavoro, in olandese; ndr). Un approccio che irrita molto le star viziate”.
Anton Corbijn, l’olandese dagli occhi di ghiaccio, l’uomo che ha inventato l’immagine degli U2 (è sua la storica copertina di The Joshua tree), che ha vinto un Mtv Award per il clip di Heart-shaped box dei Nirvana e che sta raccogliendo consensi e premi in tutto il
mondo per Control, il suo primo film, dedicato alla breve vita di Ian Curtis, leader dei Joy Division, è euforico. E parla a ruota libera, facendosi pure scappare un piccolo grande segreto: le due settimane che ha trascorso in Spagna, non erano di vacanza. Mr. Corbijn era a Cadice per girare il nuovo videoclip degli U2 , quello che accompagnerà l’uscita del nuovo cd previsto a inizio novembre.
“Oops, non mi faccia aggiungere altro: quei quattro irlandesi sanno essere cattivissimi quando vogliono, ah, ah, ah”. Ancora una battuta, l’ennesima della lunghissima ed esilarante serie che caratterizza da sempre il suo rapporto con la band di Dublino. Ad
aprire la battaglia delle gag fu Bono con una dichiarazione fulminante: “Se è vero che farsi fotografare è un atto intimo, allora posso dire che di aver fatto molto sesso con Anton. Il ragazzo se la cava abbastanza bene e con il tempo sta anche migliorando”.
Ride di gusto Corbijn, ma al tempo stesso ci tiene a precisare che quella con la band più famosa del mondo non è una relazione professionale rilassante e scanzonata: “La prima regola per lavorare con gli U2 è essere consapevole che non esistono cose facili. Prima di ogni sessione si riuniscono e discutono per ore di ogni singolo aspetto della loro immagine. E poi c’è Bono, un uomo estremo, che vive solo di sensazioni forti. Cammina immerso in mille pensieri e ha un carattere che non conosce mezze misure. Con lui entro spesso in conflitto, ma poi troviamo sempre un punto d’intesa”. È ormai entrato nella leggenda il primo incontro, negli anni Ottanta, tra il leader degli U2 e quello che sarebbe diventato il suo fotografo preferito: “Bono si è presentato così: “piacere sono il cantante della band e il tuo compito è farmi sembrare magro, alto e intelligente”. E io: sono contento che tu voglia assomigliarmi”.
Che nel suo destino ci fosse la musica, Corbijn lo aveva capito in fretta. Da quando, adolescente, spendeva tutti i suoi fiorini (la moneta olandese prima dell’euro) in un negozio di dischi post punk a Groningen, nell’estremo nord dei Paesi Bassi. “Appurato che come
batterista non sarei andato lontano, mi ero messo a fotografare concerti. L’ho fatto in Olanda per sette anni. Poi, nel 1978, mi sono trasferito a Londra dove vivevano tutte le band di cui mi ero follemente innamorato. In pochi mesi sono diventato il fotografo di New musical express, la rivista rock più quotata d’Inghilterra. Ecco come ho conosciuto Ian Curtis dei Joy Division, il cantante (morto suicida nel 1980, a 23 anni; ndr) a cui ho dedicato il mio primo film, Control. Avevo un debito nei confronti di Ian. Senza la sua musica non avrei mai avuto il coraggio di emanciparmi da mio padre, un rigido pastore protestante, ideologicamente contrario a qualsiasi forma di intrattenimento. Curtis era un genio assoluto che però non è riuscito a sopportare il peso di vivere. Ricordo come se fosse oggi il primo servizio fotografico con lui sulla banchina della metropolitana a Londra. Era tutto incredibilmente grigio, la situazione ideale per fare grandi scatti in bianco e nero. Ian era impacciatissimo e io pure. Ci siamo rivolti la parola solo alla fine del lavoro. Chissà in che rapporti saremmo oggi se non se ne fosse andato troppo presto”.
Quella del ragazzo che ha preferito bruciare la vita in fretta piuttosto che spegnersi lentamente è anche la storia di Kurt Cobain, con cui Corbijn ha lavorato pochi mesi prima della fine: “Era un ragazzo eccezionale con una sensibilità fuori dal comune. Ha superato
la diffidenza nei miei confronti solo quando ha realizzato che volevo fotografarlo così com’era senza forzare la sua natura e la sua immagine. Parlava piano e con grandi sforzi: i dolori allo stomaco per le ulcere dovevano essere insopportabili”. Anche se nel suo
curriculum ci sono splendidi ritratti di Martin Scorsese, Robert De Niro, Steven Spielberg e Naomi Campbell, Anton parla quasi sempre dei suoi scatti musicali, quasi come se considerasse un’arte minore fotografare attori e top model… “E va bene, mi ha scoperto.
Preferisco avere dei musicisti davanti all’obiettivo perché tendono a essere se stessi. Gli attori cercano sempre di calarsi in una parte, è una deformazione professionale. A me, invece, piacciono i soggetti che davanti alla Hasselblad (l’inseparabile macchina fotografica, ndr) si mostrano timidi, deboli e vulnerabili. In questo senso, Bono e Michael Stipe dei R.E.M. sono assolutamente eccezionali. Se fossero tutti come loro il mio lavoro sarebbe una passeggiata”. Un’ultima curiosità: possibile che l’uomo simbolo degli U2 non sia irritato dal condividere il fotografo e regista di fiducia con il rivale Stipe? “Le rispondo come se fossi Bono: ‘Ogni tanto Anton immortala i R.E.M., qualche volta si concede ai Depeche Mode. Insieme fanno un ottimo lavoro, poi si salutano e lui torna da me’”.

  • gianni.poglio
  • Venerdì 24 Ottobre 2008
Donne al plurale, la femminilità vista dai grandi fotografi »
« Control, la vita di Ian Curtis arriva al cinema

Commenti

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Il 24 Ottobre 2008 alle 10:34 Control, la vita di Ian Curtis arriva al cinema » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:

[...] Venerdì 24 ottobre arriva al cinema Control, la storia di Ian Curtis, leader della band inglese Joy Division. A firmare il film è Anton Corbijn, fotografo olandese tra i più acclamati nel mondo del rock, autore delle immagini fotografiche e dei video di artisti come U2, Miles Davis, Depeche Mode, Nirvana, Coldplay. La pellicola (che segna il debutto di Corbijn alla regia di lungometraggi) narra la parabola fulminante di Curtis, carismatico, epilettico, morto suicida a ventiquattro anni, interpretato da Sam Riley (al suo primo ruolo da protagonista e scelto per la grande somiglianza con Ian Curtis). Accanto a lui, nel ruolo di Debbie Woodruff (moglie di Ian Curtis) l’attrice inglese Samantha Morton. Ambientato nell’Inghilterra di fine anni 70, Control racconta la storia del ragazzo desideroso di emulare i suoi idoli musicali (David Bowie e Iggy Pop), che entra a far parte di un gruppo e che sogna di diventare una grande star. Presto, però, le paure e le emozioni che nutrono la sua musica sembrano consumarlo lentamente. Sposatosi giovanissimo e con una figlia, trascura i suoi doveri di marito e padre per inseguire un nuovo amore e per soddisfare le aspettative sempre crescenti della sua band. La tensione e la fatica minano la sua salute. L’epilessia va ad aggiungersi ai suoi sensi di colpa e alla sua depressione finché Ian si lascia consumare dalla sua anima inquieta. “È un film personale e ai miei occhi non è un film musicale” ha detto Corbijn “Dopo aver fotografato tantissimi musicisti nel corso della mia carriera mi sentivo già abbastanza etichettato, almeno in Gran Bretagna, come ‘fotografo del rock’ e quindi volevo evitare a tutti costi di vedermi appiccicare questa etichetta anche al cinema”. “La prima cosa che mi chiedevano tutti era come mi sentissi all’idea di interpretare una leggenda” ha commentato invece il protagonista del film, Riley “So che è così che la gente lo vede, ma io non volevo pensare a lui in questo modo. Non puoi interpretare una leggenda senza mettere una certa pomposità nel ruolo mentre lui era una persona normale, un ragazzo come tanti. È stata solo la sua morte così prematura a fare di lui un mito che continua ad affascinare la gente”. Control ha già collezionato diversi prestigiosi premi internazionali. Oltre al Young Eyes Prize al Festival di Cannes 2007, ha ottenuto 5 premi al BIFA (British Independent Film Award) di cui due per Migliore Regia (sia generico che esordio a Anton Corbjin), Miglior Film, Migliore Attore non Protagonista (Toby Kebbel), Migliore Interprete (Sam Riley). Al Festival di Edimburgo ha conquistato i premi per Best New British Film e Best Actor (Sam Riley). Ai British Academy Film and Arts Awards si è aggiudicato il premio per il Miglior Esordio britannico per un regista. LEGGI ANCHE: Anton Corbijn: Senza ian Curtis non mi sarei mai emancipato [...]

Il 24 Ottobre 2008 alle 10:49 SuccedeOggi » Blog Archive » Control, la vita di Ian Curtis arriva al cinema ha scritto:

[...] Venerdì 24 ottobre arriva al cinema Control, la storia di Ian Curtis, leader della band inglese Joy Division. A firmare il film è Anton Corbijn, fotografo olandese tra i più acclamati nel mondo del rock, autore delle immagini fotografiche e dei video di artisti come U2, Miles Davis, Depeche Mode, Nirvana, Coldplay. La pellicola (che segna il debutto di Corbijn alla regia di lungometraggi) narra la parabola fulminante di Curtis, carismatico, epilettico, morto suicida a ventiquattro anni, interpretato da Sam Riley (al suo primo ruolo da protagonista e scelto per la grande somiglianza con Ian Curtis). Accanto a lui, nel ruolo di Debbie Woodruff (moglie di Ian Curtis) l’attrice inglese Samantha Morton. Ambientato nell’Inghilterra di fine anni 70, Control racconta la storia del ragazzo desideroso di emulare i suoi idoli musicali (David Bowie e Iggy Pop), che entra a far parte di un gruppo e che sogna di diventare una grande star. Presto, però, le paure e le emozioni che nutrono la sua musica sembrano consumarlo lentamente. Sposatosi giovanissimo e con una figlia, trascura i suoi doveri di marito e padre per inseguire un nuovo amore e per soddisfare le aspettative sempre crescenti della sua band. La tensione e la fatica minano la sua salute. L’epilessia va ad aggiungersi ai suoi sensi di colpa e alla sua depressione finché Ian si lascia consumare dalla sua anima inquieta. “È un film personale e ai miei occhi non è un film musicale” ha detto Corbijn “Dopo aver fotografato tantissimi musicisti nel corso della mia carriera mi sentivo già abbastanza etichettato, almeno in Gran Bretagna, come ‘fotografo del rock’ e quindi volevo evitare a tutti costi di vedermi appiccicare questa etichetta anche al cinema”. “La prima cosa che mi chiedevano tutti era come mi sentissi all’idea di interpretare una leggenda” ha commentato invece il protagonista del film, Riley “So che è così che la gente lo vede, ma io non volevo pensare a lui in questo modo. Non puoi interpretare una leggenda senza mettere una certa pomposità nel ruolo mentre lui era una persona normale, un ragazzo come tanti. È stata solo la sua morte così prematura a fare di lui un mito che continua ad affascinare la gente”. Control ha già collezionato diversi prestigiosi premi internazionali. Oltre al Young Eyes Prize al Festival di Cannes 2007, ha ottenuto 5 premi al BIFA (British Independent Film Award) di cui due per Migliore Regia (sia generico che esordio a Anton Corbjin), Miglior Film, Migliore Attore non Protagonista (Toby Kebbel), Migliore Interprete (Sam Riley). Al Festival di Edimburgo ha conquistato i premi per Best New British Film e Best Actor (Sam Riley). Ai British Academy Film and Arts Awards si è aggiudicato il premio per il Miglior Esordio britannico per un regista. LEGGI ANCHE: Anton Corbijn: Senza ian Curtis non mi sarei mai emancipato [...]

Il 25 Ottobre 2008 alle 2:33 SuccedeOggi » Al cinema con Favino-Bellucci e l’ilarità di Tropic Thunder ha scritto:

[...] LEGGI GLI ARTICOLI E GUARDA I VIDEO: Control, la vita di Ian Curtis arriva al cinema - L’intervista al regista Anton Corbijn L’uomo che ama: La scheda e il trailer - La recensione Tropic Thunder, il cinema che si prende un po’ in giro [...]

Il 29 Ottobre 2008 alle 12:21 Ritratto di Anton Corbijn « Immagini e… pensieri ha scritto:

[...] Anton Corbijn: Senza Ian Curtis non mi sarei emancipato (Panorama.it) [...]

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