- Tags: satira
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Ormai è molto raro, ma alzando gli occhi sopra il frontone, prima di entrare a teatro, può capitare ancora di leggere “Castigat ridendo mores”, ovvero “corregge i costumi deridendoli”. La locuzione latina è priva di soggetto. Che ormai è diventato implicito, ma che è rimasto quello immaginato da Jean de Santeul, poeta latinista francese: a correggere i costumi ci deve pensare il teatro stesso, con la commedia e la satira, le quali spargendo il ridicolo sui vizi e difetti umani possono aiutare il pubblico a tornare sulla retta via.
Dal pieno Seicento di Jean de Santeul a oggi il concetto non è mutato. “La satira” recita Wikipedia “è un’arte caratterizzata dall’attenzione critica alla politica e alla società. Ha l’obiettivo di mostrarne le contraddizioni, e di promuoverne un cambiamento”. Più sintetico, Daniele Luttazzi scriveva qualche tempo fa sul suo blog “La satira dev’essere un punto di vista e un po’ di memoria”. Tra i colleghi dell’autore di Satyricon, Dario Fo ha spesso manifestato l’idea che chi fa satira debba prendere sempre una posizione netta e farsi carico di ricordare al pubblico le malefatte degli uomini di potere (ma non solo di potere), in modo che nulla resti impunito, almeno nella percezione dell’opinione pubblica. Dunque - sfumature a parte - tutti d’accordo su che “cosa” la satira debba essere. A spaccare il panorama di vignettisti, disegnatori satirici e umoristi che affollano tv e giornali è però il “come”. Quali devono essere modi per esprimere quest’arte? Domanda tutt’altro che superflua, visto che periodicamente rispuntano le polemiche e le accuse di vilipendio ai satirici di professione.
L’ampio spettro di tipologie disponibili vede due caratteri estremi. Da una parte i comici innocui, che per strappare un sorriso affidano tutto alla parolaccia o al tic del potente di turno. E dall’altra, all’opposto, l’invettiva che non si pone limiti, che salta a pié pari le categorie di diffamazione e oltraggio, che fa dell’oltremisura il mezzo principe per attaccare il potere, la società, i costumi. In mezzo a questi due modi ce ne sono però infiniti altri. Sono i modi di quei vignettisti che più o meno consapevolmente si sono posti delle domande rispetto a ciò che deve essere oggi la satira. Domande come: la satira deve porsi dei limiti? E quali dovrebbero essere? Esistono tabù per vignettisti e umoristi? E ancora: la satira di oggi è forse meno coraggiosa di quella degli anni Settanta e Ottanta? A questi e ad altri interrogativi rispondono i protagonisti di oggi e del passato, intervistati da Panorama.it. Come Vauro, vignettista del Manifesto e ospite fisso ad Anno Zero, nonché allievo di Pino Zac con il quale, nel 1978, ha fondato Il Male. Fulvia Serra, storica direttrice di Linus. Ma anche Sergio Staino, tra le altre cose fondatore e direttore del giornale satirico Tango. E poi Stefano Disegni, che fu tra i protagonisti dell’avventura di Cuore. E ancora: Fulvia Serra, Cinzia Leone, Ro Marcenaro, Gianfranco Uber, Forattini. Eccoli in queste videointerviste a cura di Alberto Roveri, e con un parere del direttore di Panorama Maurizio Belpietro.
Guarda le video interviste di Alberto Roveri
Vauro
Gianfranco Uber
Stefano Disegni
Giorgio Forattini
Fulvia Serra
Staino
Ro Marcenaro
Cinzia Leone
Maurizio Belpietro
- Venerdì 7 Novembre 2008









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Commenti
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Il 13 Dicembre 2008 alle 20:58 Sabina Guzzanti: “La satira non deve porsi limiti” » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Che senso ha oggi la satira? Nove videointerviste, da Vauro a Forattini [...]
Il 14 Dicembre 2008 alle 2:13 lucia rosi ha scritto:
E’ vero che la satira ha il compito di denunciare le malefatte dei potenti (non necessariamente politici), però è anche un’arte e, come tale, ha delle regole precise che le impongono di non trascendere in vilipendio,invettive, turpiloquio ecc.ecc..Mentre oggi, certa satira sinistrorsa è diventata un modo becero di fare politica,la maniera migliore per rovesciare sul “malcapitato di turno” tutto l’odio del “frustrato “,che, non potendo distruggere realmente l’avversario politico,ne affida il compito alla “satira pesante e cafona. Bene, per me questi non sono artisti,ma sono esseri ignobili, capaci solo di dileggiare con caricature offensive gli avversari politici, tanto più ad effetto se quelli non sono degli “adoni”.
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