Dopo la seconda guerra mondiale dei film in coppia Flags of Our Fathers e Lettere da Iwo Jima, la mano ferma e sincera di Clint Eastwood ora si concentra sul dramma vissuto da Christine Collins, “ragazza madre” e proletaria nella Los Angeles di fine anni Venti.
In pattini a rotelle tipici dei tempi, montati su scarpe coi tacchi, Christine coordina le centraliniste della locale società telefonica. Vive sola con suo figlio di sette anni Walter. Ma un pomeriggio, quando ritorna a casa dal lavoro, Walter è sparito. Nessuna traccia. Per mesi la donna convive con l’angoscia della perdita finché il dipartimento di polizia, la cui immagine risulta da mesi compromessa da corruzione e incompetenza, le comunica che il bambino è stato ritrovato. Tra flash e giornalisti puntualmente chiamati dal Capitano J.J. Jones, Christine è costretta a riabbracciare un figlio non suo: il piccolo ritrovato, che la chiama “mamma”, non è affatto il suo Walter. Lei lo dice e continuerà a ripeterlo agli agenti, supplicandoli di continuare le ricerche, ma questi la tacciano di infermità mentale e la fanno ricoverare in un istituto psichiatrico.
La storia sembra surreale e frutto di una fantasia troppo spinta, invece è drammatica realtà, che ora ritorna attuale con il film Changeling (dal 14 novembre nelle sale italiane). Ed Eastwood la riproduce con realismo asciutto e diretto. Ed efficace. In due ore e venti di pellicola non cala l’attenzione né l’iniziale senso di impotenza e frustrazione generato, e la successiva voglia di riscatto e la partecipazione alla coriacea battaglia di Christine. E anche se l’interpretazione di Angelina Jolie non sempre traduce il sufficiente pathos, è brava la signora Pitt a trasferire la sensazione di una lotta in punta di piedi,combattendo senza poter urlare, in un’era - quella del Proibizionismo - dove le donne non sfidano il sistema e si limitano a raccontare la loro parte di verità.
Dalla parte di Christine c’è comunque il reverendo Gustav Briegleb, interpretato dal solito abile John Malkovich, attivista della comunità presbiteriana locale che denunciava la sfrenata corruzione del governo cittadino.
Il trailer da YouTube:
La pellicola è stata presentata allo scorso festival di Cannes.
L’autore del soggetto è J. Michael Straczynski, ex giornalista, che è venuto casualmente a contatto con la vicenda della Collins e ha deciso di salvarla dall’oblio. E dice: “Il mio obiettivo è semplice: rendere omaggio a Christine Collins e a ciò che fece. Il mio compito è raccontare la sua storia nel modo più onesto possibile rendendo omaggio alla sua battaglia, raccontando il suo percorso di fede e di conoscenza per arrivare alla verità sulla scomparsa del figlio. Una sua semplice domanda: ‘Dov’è mio figlio?’ aveva messo in ginocchio l’intera struttura della città”.
- Venerdì 14 Novembre 2008









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