
Una serata in compagnia dell’Amica follia: Carlo Delle Piane dice d’esserci abituato. Non solo perché ha recitato in certi bizzarri film di Pupi Avati, ma proprio per un fatto personale. Per questo ha accettato di fare da testimonial alla soirée dedicata al disagio psichico, che si terrà il 24 novembre al teatro San Babila di Milano, dove Delle Piane è impegnato nelle repliche della commedia di Sabina Negri Ho perso la faccia. Coordinata da Delfina Beria d’Argentine e condotta da Tullio Solenghi, Amica follia è un’iniziativa voluta da Giampaolo Landi di Chiavenna, assessore alla Salute, per lanciare la presenza (gratuita) d’uno psicologo nelle 84 farmacie gestite dal Comune di Milano.
Delle Piane, come mai ha deciso di diventare matto?
Per una buona causa. E poi un po’ matto lo sono sempre stato. Questa leggera “amica follia” m’ha accompagnato fin dalla nascita, salvandomi da situazioni difficili dovute al mio carattere particolare.
Si spieghi meglio.
Ecco: non s’è accorto che non ci siamo neanche stretti la mano? Non ci riesco proprio. Sono sempre più soffocato dalle mie manie per l’igiene, che m’impediscono il contatto fisico con le persone e gli oggetti. Giro sempre con i cleenex in tasca, li uso per toccare le maniglie delle porte, ci fodero la sedia prima di sedermi. Da ragazzo non ero così. Poi, nel 1973, ebbi un grave incidente, restai in coma per oltre un mese. Da allora le mie fobie vanno peggiorando sempre più.
Questo non le crea problemi come attore?
Recitare è autoterapeutico. Mi immedesimo in un personaggio fittizio e le difficoltà di Delle Piane-uomo scompaiono.
E nella vita privata?
Le mie manie mi hanno procurato molti problemi nei rapporti affettivi, sia con le donne che con i parenti: nonostante il gran bene, non sono mai riuscito ad abbracciare i miei nipoti. L’ossessione per la pulizia mi viene da mia madre: la ricordo sempre con lo straccio in mano, mai un granello di polvere in casa nostra. Mio padre invece faceva il sarto, ma recitava delle gran pantomime, fingendosi malato, quando i clienti bussavano alla porta e l’abito non era pronto. Il talento dell’attore l’ho preso da lui.
Dopo il “corto” di Francesco Felli sull’Alzheimer, con Stefania Sandrelli, c’è stato il documentario di Sabina Negri La ballata di un uomo brutto, dove lei si mette spietatamente a nudo. Adesso, Amica follia. E poi?
Sto spingendomi ancora più avanti, con la storia d’un uomo dimesso a forza dal manicomio che, dopo aver sperimentato il mondo “normale”, sceglie definitivamente la follia. Ma non dategli retta: meglio scendere in farmacia.
- Venerdì 21 Novembre 2008









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