
“La nostra è una favola. A tinte buie, ma pur sempre una favola”. Bianca Casady, ovvero Coco di CocoRosie, la band più chic della musica alternativa americana, è una venticinquenne spavalda, totalmente priva di freni inibitori. “Dico quello che penso, faccio solo quello che mi va e non mi vergogno di aver ignorato mia sorella per 10 anni (Sierra nella vita, Rosie nel gruppo, ndr)”. A separarle c’era riuscito il padre che, incapace di tenere a freno le pulsioni ribelli di Sierra, aveva deciso di rinchiuderla, appena quattordicenne, in un collegio di quelli che “raddrizzano la schiena”. “Da quel momento siamo diventate due estranee” ricorda Bianca. “Eravamo due adolescenti in stato confusionale. Mia madre, un’insegnante steineriana con velleità da pittrice e da ballerina di flamenco, non ha mai avuto la stessa residenza per più di cinque mesi. Cambiavamo casa due volte all’anno. Papà, invece, era immerso in deliri da sciamano. Passava mesi nelle riserve degli indiani d’America e si faceva continuamente di peyote, funghi allucinogeni che, secondo lui, spalancano le porte della percezione e della conoscenza. Ricordo, intorno ai 7 anni, di aver passato un pomeriggio in mezzo a un gruppo di adulti strafatti. Avevano gli occhi a fessura, le mani tremanti e ridevano istericamente per battute che capivano solo loro”.
A volerla dire tutta, il bizzarro daddy delle CocoRosie si è sempre distinto anche per un altro vizietto. Bianca coglie al volo l’allusione e, senza falsi pudori, va dritta al punto: “Dopo il divorzio da mia madre, papà ha avuto altri 14 figli da 3 donne diverse. Si sente un missionario della gravidanza, un collezionista di figli. Non l’ho mai capito e continuo a non capirlo. Ma se a lui va bene così…”. Coco parla a ruota libera di tutto, ma sul riallacciamento dei rapporti con Sierra sembra un po’ reticente. “È andata com’è andata: dopo 10 anni di blackout, nel 2003 mi sono presentata nel suo appartamento di Parigi a Montmartre. Sierra si era trasferita in Francia per studiare al Conservatorio e diventare soprano. Forse, per non affrontare argomenti scomodi, ci siamo messe a fantasticare e a comporre frammenti di canzoni. Poi, ci siamo chiuse per due giorni in bagno, la stanza più intima della casa, e abbiamo registrato quello che è diventato il primo cd delle CocoRosie: La maison de mon rêve (l’ultimo album, pubblicato nel 2007, è The adventures of stillborn and ghosthorse, ndr)“.
Un mix inedito di folk, pop, rap e musica classica che ha conquistato in pochi mesi centomila adepti. “Mi viene da sorridere quando penso che migliaia di persone acquistano i nostri cd. Il bello è che noi non siamo musiciste nel senso classico. Anzi, io di musica ne ascolto pochissima, perché in realtà sono innamorata del silenzio. Per me questo lavoro è solo ed esclusivamente un modo come un altro per tenere un piede nel grande circo dello spettacolo. O forse, per avere una vita scombinata, senza regole. Su questo punto io e Sierra siamo molto distanti. Lei non ha le mie tentazioni anarchiche. È una da servizio militare, da sergente di ferro. Le piace essere sottomessa all’autorità. Vuole imparare soffrendo”.
Sono lontani i tempi in cui Coco e Rosie avevano come migliori amici gli homeless di Los Angeles e bazzicavano tutti i party illegali della California. “Le ultime notti che abbiamo trascorso insieme a 13 anni, prima della separazione, sono state visionarie. Dormivamo sotto i ponti dell’autostrada e ci facevamo trascinare in rave party selvaggi in mezzo al deserto. Il mio look era sensazionale: stivali di pelle fino alla coscia, maglietta nera corta con un disegno manga sul petto e pantaloncini attillatissimi. La scuola? Non ho mai finito il liceo e non mi sono pentita”.
Diverse nell’approccio all’autorità e diverse anche nel rapporto con il lavoro, le due sorelline si incrociano spesso mentre una si alza dal letto e l’altra sta per sprofondare nel sonno. “Io sono una workaholic” confessa Bianca. “Quando chiudo la serata con gli amici, mi metto a disegnare vestiti, una passione notturna che mi accompagna da sempre. Io progetto abiti e look che vanno oltre i sessi, da indossare alla cerimonia di insediamento del Presidente come a una festa di musicisti alternativi a Brooklyn. Il mio è puro vandalismo creativo. Non penso mai a un vestito da indossare per un’occasione speciale, ma a una stratificazione di capi che, messi tutti insieme, costruiscono un’immagine transgender. Tutto questo deve però rispondere alla più fondamentale delle regole: “Indossa solo quello che odi dal profondo del cuore, vestiti con i capi che ti fanno star male, con le cose che ti fanno sprofondare nel più cupo disagio”. E sa perché? Andare in giro con qualcosa che non vorresti mai avere indosso significa temprare il carattere, diventare più forti e immuni alle critiche. Uso lo stesso criterio per le parole delle canzoni. Scrivo solo testi con termini che non sopporto”.
Vista l’attitudine vagamente masochistica, ecco allora svelato perché Bianca, icona fashion di moltissime riviste patinate francesi, adora farsi immortalare con un paio di baffi neri disegnati sopra le labbra. “No, si sbaglia. I baffi non fanno parte del training di rafforzamento del carattere. Io li trovo molto sexy e romantici. Un tocco di ambiguità che rende la seduzione più interessante. Senza estro, l’amore è noia. E io non voglio annoiarmi. Mai!”.
- Domenica 23 Novembre 2008









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