In Giappone, si sa, i robot sono ormai diventati parte integrante di molte famiglie. Servono per aiutare a pulire gli appartamenti, per tenere d’occhio i figli, per annunciare le previsioni del tempo o i programmi in prima serata, e per dare informazioni ai visitatori di fiere e convegni. Fino ad oggi, però, nessuno aveva immaginato che gli umanoidi potessero anche recitare, manifestando, proprio come gli esseri umani, paure e sentimenti, desideri ed emozioni.
Ebbene, all’Univerità di Osaka sta andando in scena proprio in questi giorni una pièce intitolata Hataraku Watashi, letteralmente “I, worker”. Immediato il collegamento con la famosissima opera di Isaac Asimov, “I, Robot“, raccolta di nove racconti brevi in cui un reporter intervista Susan Calvin, una robopsicologa che ha speso tutta la sua vita lavorando con gli umanoidi.
In “I, worker” i protagonisti sono due speciali robot programmati per pronunciare una serie di battute al momento opportuno e per muoversi liberamente sul palcoscenico insieme agli altri attori. Alla fine della prima, il regista/docente Oriza Hirata ha raccontato alla stampa che l’obiettivo della sua rappresentazione è stato quello di mettere in evidenza il rapporto che intercorre tra essere umani e nuove tecnologie. Per questo ha deciso di mettere in scena un melodramma realistico ambientato in un futuro non troppo lontano. Dove una giovane coppia che ha acquistato due robot da impiegare come maggiordomo e governante si trova a dover affrontare una sorta di crisi esistenziale vissuta da uno dei due umanoidi. Questi infatti, dopo essere stato costretto ad adempiere mansioni noiose e ripetitive, lamenta di aver perso ogni stimolo nel lavoro. Non solo, dopo lunghe discussioni con i padroni, l’umanoide arriva persino a discutere del suo ruolo nella loro vita.
Per il momento la rappresentazione dura solo venti minuti, ma i ricercatori dell’Università di Osaka che hanno elaborato i software che permettono ai robot Wakamaru-Mitsubushi di parlare hanno già promesso che entro il 2010 le capacità di dialogo di questi umanoidi verranno senz’altro migliorate. Con la prospettiva di un debutto in un teatro della capitale, quindi, Hirata si sta già preparando a modificare la sua storia.
- Lunedì 1 Dicembre 2008









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Commenti
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Il 2 Dicembre 2008 alle 10:45 luca da osaka ha scritto:
Ciao scusa ma veramente in Italia permetto a chiunque di scrivere baggianate?
Pensavo che il fenomeno fosse limitato per i non giornalisti hai blog e per gli iscritti all’ albo sulle testate nazionali.
Ora chiunque puo fare come i giornalisti inscritti all’ albo e copiare e incollare notizie dalla rete?
Condendole con cavolate immani?
Guarda non voglio esagerare perciò ti smonto solo l’ inizio dell’ articolo tu dici:
“In Giappone, si sa, i robot sono ormai diventati parte integrante di molte famiglie. Servono per aiutare a pulire gli appartamenti, per tenere d’occhio i figli, per annunciare le previsioni del tempo o i programmi in prima serata, e per dare informazioni ai visitatori di fiere e convegni.”
Che cribbio dici?????? Robot nella vita quotidiana che puliscono gli appartamenti? che tengono d’ occhio i bambini ecc????
Per favore smettila di leggere i fumetti perche non li distingui dalla realta. Per la cronaca sono un informatico italiano che vive e lavora in Giappone non che maniaco di tutto cio che ha una spina o una batteria. So di cosa parlo a contrario di te.
Il 2 Dicembre 2008 alle 16:34 claudia.astarita ha scritto:
Gentile Luca da Osaka, mi dispiace leggere che sia rimasto tanto contrariato dalla lettura di questa notizia. Tuttavia, mi risulta che in Giappone i robot babysitter siano stati progettati da Tmsuk nel 2008; quelli che possono aiutare nella pulizia della casa da Tmsuk, Sanyo e Fujitsu tra il 2003 e il 2004; quelli per le previsioni del tempo da Mitsubishi nel 2002. Infine, dal 2006 esistono persino agenzie specializzata nell’ affittare androidi/personale robotizzato da impiegare in aziende, alberghi o enti fieristici.
Il 3 Dicembre 2008 alle 4:20 luca da osaka ha scritto:
Si fidi, TMSUK produce qualche robot per la sorveglianza, ma sono semplici sensori mobili autosufficienti e non piu.
Anche in Giappone escludendo le fabbriche ove nelle catene di montaggio esistono robot per l’ assemblaggio ma ci sono anche alla FIAT ecc.
Per quanto riguarda le pulizie ci sono dei robot che sono dei semplici dischi con delle ruote e sensori volumetrici, questi cosi sene vanno in giro spazzolando i pavimenti.
Per quanti riguarda gli androidi sono solo a scopo dimostrativo cioe non sono in commercio, vengo dati in uso proprio per testarli ma non venduti.
Siamo ancora ben lontani dal dire che i robot ormai fanno parte delle famiglie.
I cosiddetti robot babysitter non esisto escluso allo stadio progettuale. Le informazioni che ha sono solo gossip informatici ne vedo a migliaia online ogni giorno.
Come detto il tutto e allo stadio di ricerca, con un uso sul capo a fini di beta test ma niente e’ definito.
Certo le compagnie come SONY e TMSUK hanno commercializzato dei costosi giocattoli ma solo al fine di ridurre i costi di progettazione. Non sono nemmeno vicini a ciò che e’ l’ immaginario collettivo di robot e ancora più lontani a ciò che dovrebbe fare un Androide.
Mi scuso per l’ aggressività del primo messaggio ma come ha forse capito so di cosa parlo e mi sto stancando di sentire tutte queste leggende urbane, come le storie di commercializzazione di androidi per aiuto ad anziani da parte delle Cyberdyne.
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