
“Ho capito di aver centrato il brano giusto quando Gianna Nannini mi ha dato una vigorosa pacca sulla spalla dicendomi: ‘Bravo, per una volta non hai scritto una canzone timida, ma un grande pezzo che entrerà nella case di tutti’”. Per Luigi De Crescenzo, in arte Pacifico, questi sono gli ultimi giorni di anonimato. L’appuntamento con il successo passa per un hit annunciato, Tu che fai parte di me, reso ancora più intrigante dal contributo vocale dell’inseparabile amica Gianna. 44 anni, autore-interprete raffinato e dai modi gentili, Pacifico è un uomo che sa stare con i piedi per terra. Anche nella settimana che potrebbe cambiargli la vita: “Dal 28 novembre le maggiori radio italiane trasmetteranno in contemporanea Tu che sei parte di me, una canzone d’amore che ha messo d’accordo tutti i programmatori dei grandi network. Un evento più unico che raro. Emozionato? Se facessi solo il vocalist lo sarei, ma per fortuna ho anche un altro lavoro, quello di autore che non mi fa perdere il contatto con la realtà. Ho fatto mio il consiglio di Enzo Jannacci e Paolo Conte: ‘Se vuoi essere un bravo cantante, trovati un altro mestiere’. Come loro, che non hanno mai smesso di fare il medico e l’avvocato”. Adesso che la popolarità è davvero a portata di mano, Pacifico si diverte nel rievocare i bizzarri impieghi che hanno contraddistinto la sua lunga gavetta: “Ho fatto le pulizie, il cameriere e pure il correttore di bozze. Ma il massimo l’ho raggiunto quando mi hanno assoldato per vendere una rivista femminile all’esterno delle edicole di Milano. Lo specchietto per le allodole era una penna che regalavo alle signore che compravano il giornale. Quel lavoro è stato il mio massimo avvicinamento al mondo dell’editoria. Niente male per uno che avrebbe voluto fare il giornalista…”. Ricordare i tempi della gavetta significa anche rievocare momenti di
puro imbarazzo, episodi al limite dell’incredibile che inesorabilmente fanno parte del bagaglio di chi vuole vivere di musica. “Come dimenticare un viaggio di venti ore in macchina verso Catanzaro senza navigatore né cellulare? Una volta arrivato, scopro che il locale è chiuso per lavori da due mesi. Nessuno mi aveva avvisato. Ricordo anche un finale di concerto memorabile non so in quale città. Annuncio l’ultimo pezzo aspettandomi il solito mugugno del pubblico che ti vorrebbe ancora sul palco. E invece, silenzio assoluto. Poi, all’improvviso, si alza un signore che, impassibile, consulta l’orologio e grida. ‘Okay, sì è fatto tardi’”. Altri tempi. Da qualche anno Pacifico è un interprete stimato e un autore che scrive per Samuele Bersani, Gianna Nannini, Gianni Morandi, Andrea Bocelli, Ivano Fossati e… Adriano Celentano. “Per lui ho composto I passi che facciamo. So che gli è piaciuta ma il paradosso è che non l’ho mai incontrato. Ho parlato solo con Claudia Mori”. Nella famiglia di Pacifico il nome del molleggiato evoca ricordi duri a morire. “Mentre scrivevo il pezzo per Celentano, non riuscivo a smettere di pensare ai racconti di mio padre. Da giovane era dipendente di un’impresa di pulizie che aveva vinto l’appalto per fare i lavori negli uffici del Clan, l’etichetta discografica di Celentano. Finito il turno di notte, si riposava per mezz’ora sul divano presidenziale, quello di Adriano, circondato da premi e dischi d’oro appesi alle pareti”.
Prima di mettersi in proprio, Pacifico è stato per qualche anno uno dei due membri dei Rossomaltese, una band alternativa di Milano con due dischi all’attivo. “Chiusa quell’esperienza, pensavo che non ci sarebbe stato futuro come artista in prima linea. Al massimo, mi
vedevo dietro le quinte a comporre per altri. Poi, sono arrivati i miei dischi solisti e gli apprezzamenti della critica e degli addetti ai lavori. Eppure nonostante i consensi, la prima volta che mi sono visto in un videoclip ho avuto la sensazione di assistere a uno spettacolo patetico. Iniziare una carriera da solista a 35 anni mi sembrava un’operazione quasi inutile, in ritardo con i tempi della vita”. Pensieri ormai superati dagli eventi e da una sicurezza che viene dall’aver lavorato gomito a gomito con uno dei caratteri più impetuosi della musica italiana. “Gianna è incontenibile, capace di entusiasmi pazzeschi e incazzature bestiali. Dove passa, lascia il segno. Il suo intervento in Tu che fai parte di me è praticamente un’irruzione. Lei arriva, canta e spalanca le finestre con la sua voce prepotente. E non lo ha fatto su pressione della casa discografica. Non esiste persona in grado di darle ordini. Una volta l’ho vista infuriata mandare a riposare degli operai che facevano rumore all’esterno del suo studio di registrazione. Davanti al mio sguardo interrogativo, la risposta è stata: ‘Guarda che stanno lavorando per me, sono io che li pago’”.
- Giovedì 4 Dicembre 2008









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