- Tags: calcio, David Beckham, fashanu, gay, omosessuali, paolo-colombo, sport
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Paolo Colombo, 41 anni, genovese, è uno dei volti emergenti di La7: conduce da settembre Victory, un programma di approfondimento dedicato allo sport. Per guardare il mondo sportivo “da dentro” precisa Colombo “con i drammi e le gioie dei protagonisti, le storie che stanno dietro ai personaggi”. E le storie sono molto spesso inedite. Come quelle che Colombo ha scelto per di venerdì 5 (andrà in onda alle 24): un’intera puntata che affronta uno dei temi “tabù” nel mondo sportivo: l’omosessualità. “L’idea è stata mia” spiega Colombo “Il tema mi interessa particolarmente: io sono omosessuale, ho fatto quest’estate il mio coming out”.
In un’occasione speciale?
Ne ho parlato con il mio direttore Antonello Piroso a luglio, per andare a seguire gli Eurogames a Barcellona.
Di che si tratta?
Sono una specie di Giochi Olimpici cui partecipano atleti gay, lesbiche e transessuali da tutto il mondo. È stato emozionante, all’apertura c’era il sindaco della capitale catalana Jordi Hereu, migliaia di spettatori, un’accoglienza bellissima, ti sentivi davvero un atleta. Se lo può immaginare in Italia? Io no, né a Roma né a Milano, che pure si definisce una città europea.
Lei ha partecipato?
Sì, allenavo una squadra di calcio, i KingKickers.
Com’è andata?
Bene, anche se siamo usciti agli ottavi, contro una squadra tedesca. Con arbitro tedesco (scandaloso). Il fatto è che davamo fastidio ad una persona nella federazione internazionale.
Esiste una federazione internazionale?
Certo, lo sport “gay friendly” esiste e ha le sue squadre, le sue competizioni, le sue federazioni internazionali come la Iglfa, che è quella del calcio. E anche i mondiali: la scorsa edizione è stata vinta dall’Inghilterra” (i prossimi saranno nel giugno 2009 a Washington Dc, ndr).
Allora non è vero che, come disse Luciano Moggi, “nel calcio per i gay non c’è posto“
Guardi, il gioco è sempre uguale, questi sono pregiudizi abbastanza stupidi. Ci sono i contrasti, le ammucchiate dopo i gol e le rivalità: agli Eurogames c’era un’altra squadra di Roma ed eravamo già in clima derby.
Ma nello spogliatoio non si parla di ragazze…
No, solo di boys… Sono tutti ragazzi normali, alcuni hanno anche dei fidanzati giocano nei dilettanti, nelle serie regionali.
E ci sono giocatori omosessuali anche in serie A?
Ci sono e ci sono sempre stati, almeno stando alle voci che girano nell’ambiente.
Ma non si dichiarano espressamente
Questo è il lato brutto della cosa, il doversi nascondere. Ma vogliamo dimostrare che non è obbligatorio: cinque dei miei giocatori faranno coming out in trasmissione venerdì. E speriamo ne seguano altri: il mio sogno è allenare la nazionale italiana gay. Se ci sono formazioni tricolori tipo cantanti e attori non vedo perché no!
E perché persiste questo tabù?
In parte per tutta la retorica “macha” che c’è intorno al calcio, in parte perché lei può immaginare come può essere ricevuto un annuncio simile dagli ultrà. Li massacrerebbero. Molti pensano che sia meglio non rischiare, alcuni si “costruiscono” delle storie sentimentali con delle ragazze bellissime che sono una mera copertura… Hanno paura di finire ghettizzati. Anche se poi tra di loro ne parlano e sono ragazzi meno retrogradi di alcuni loro coetanei: con me ad esempio sono sempre stati sensibili, anzi adesso ci scherziamo pure su.
In effetti i casi noti sono molto pochi, nel mondo dello sport in generale
Sono storie che racconteremo, anche dure, come quella di Justin Fashanu, che giocava in Inghilterra e quando si dichiarò pubblicamente venne ripudiato dall’allenatore e dal fratello. Lo trovarono morto impiccato pochi anni dopo in un garage di Londra. Era il 1998, mica cent’anni fa.
Poi però ci sono anche atleti che diventano vere “icone” gay
Beckham è il caso più noto, ma anche quelle pubblicità di Dolce e Gabbana con i giocatori delle nazionali di rugby e di calcio in mutande negli spogliatoi: non penserà mica siano rivolte a un pubblico etero…
E per lei quali sono i più affascinanti?
Beh, Shevchenko, Behrami, Gasbarroni, Ambrosini… Non cito sampdoriani perché sarei di parte, ma ne ho messo uno del Genoa… In Serie A ci sono davvero dei bei ragazzi.
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- Giovedì 4 Dicembre 2008








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Il 5 Dicembre 2008 alle 18:15 Anima Muliebris Virili Corpore Inclusa (Hulrichs) ha scritto:
[...] Sport e tabù: quanti gay da serie Aemanuele rossiPaolo Colombo, 41 anni, genovese, è uno dei volti emergenti di La7: conduce da settembre Victory, un programma di approfondimento dedicato allo sport. Per guardare il mondo sportivo "da dentro" precisa Colombo "con i drammi e le gioie dei protagonisti, le storie che stanno dietro ai personaggi". E le storie sono molto spesso inedite. Come quelle che Colombo ha scelto per di venerdì 5 (andrà in onda alle 24): un’intera puntata che affronta uno dei temi "tabù" nel mondo sportivo: l’omosessualità. "L’idea è stata mia" spiega Colombo "Il tema mi interessa particolarmente: io sono omosessuale, ho fatto quest’estate il mio coming out".In un’occasione speciale?Ne ho parlato con il mio direttore Antonello Piroso a luglio, per andare a seguire gli Eurogames a Barcellona.Di che si tratta?Sono una specie di Giochi Olimpici cui partecipano atleti gay, lesbiche e transessuali da tutto il mondo. È stato emozionante, all’apertura c’era il sindaco della capitale catalana Jordi Hereu, migliaia di spettatori, un’accoglienza bellissima, ti sentivi davvero un atleta. Se lo può immaginare in Italia? Io no, né a Roma né a Milano, che pure si definisce una città europea.Lei ha partecipato?Sì, allenavo una squadra di calcio, i KingKickers.Com‘è andata?Bene, anche se siamo usciti agli ottavi, contro una squadra tedesca. Con arbitro tedesco (scandaloso). Il fatto è che davamo fastidio ad una persona nella federazione internazionale.Esiste una federazione internazionale?Certo, lo sport "gay friendly" esiste e ha le sue squadre, le sue competizioni, le sue federazioni internazionali come la Iglfa, che è quella del calcio. E anche i mondiali: la scorsa edizione è stata vinta dall’Inghilterra" (i prossimi saranno nel giugno 2009 a Washington Dc, ndr).Allora non è vero che, come disse Luciano Moggi, "nel calcio per i gay non c’è posto"Guardi, il gioco è sempre uguale, questi sono pregiudizi abbastanza stupidi. Ci sono i contrasti, le ammucchiate dopo i gol e le rivalità: agli Eurogames c’era un’altra squadra di Roma ed eravamo già in clima derby.Ma nello spogliatoio non si parla di ragazze…No, solo di boys… Sono tutti ragazzi normali, alcuni hanno anche dei fidanzati giocano nei dilettanti, nelle serie regionali.E ci sono giocatori omosessuali anche in serie A?Ci sono e ci sono sempre stati, almeno stando alle voci che girano nell’ambiente.Ma non si dichiarano espressamenteQuesto è il lato brutto della cosa, il doversi nascondere. Ma vogliamo dimostrare che non è obbligatorio: cinque dei miei giocatori faranno coming out in trasmissione venerdì. E speriamo ne seguano altri: il mio sogno è allenare la nazionale italiana gay. Se ci sono formazioni tricolori tipo cantanti e attori non vedo perché no!E perché persiste questo tabù?In parte per tutta la retorica "macha" che c’è intorno al calcio, in parte perché lei può immaginare come può essere ricevuto un annuncio simile dagli ultrà. Li massacrerebbero. Molti pensano che sia meglio non rischiare, alcuni si "costruiscono" delle storie sentimentali con delle ragazze bellissime che sono una mera copertura… Hanno paura di finire ghettizzati. Anche se poi tra di loro ne parlano e sono ragazzi meno retrogradi di alcuni loro coetanei: con me ad esempio sono sempre stati sensibili, anzi adesso ci scherziamo pure su.In effetti i casi noti sono molto pochi, nel mondo dello sport in generaleSono storie che racconteremo, anche dure, come quella di Justin Fashanu, che giocava in Inghilterra e quando si dichiarò pubblicamente venne ripudiato dall’allenatore e dal fratello. Lo trovarono morto impiccato pochi anni dopo in un garage di Londra. Era il 1998, mica cent’anni fa.Poi però ci sono anche atleti che diventano vere "icone" gayBeckham è il caso più noto, ma anche quelle pubblicità di Dolce e Gabbana con i giocatori delle nazionali di rugby e di calcio in mutande negli spogliatoi: non penserà mica siano rivolte a un pubblico etero…E per lei quali sono i più affascinanti?Beh, Shevchenko, Behrami, Gasbarroni, Ambrosini… Non cito sampdoriani perché sarei di parte, ma ne ho messo uno del Genoa… In Serie A ci sono davvero dei bei ragazzi. commenti ricevuti: 0 commenti approvati: 0 [...]
Il 5 Dicembre 2008 alle 18:31 I miei bookmark del 5/12 < Livingston, il blog di Marco Mazzei ha scritto:
[...] Sport e tabù: quanti gay da serie A » Panorama.it - Cultura e societa (tags: news football soccer italy gay sport) [...]
Il 4 Marzo 2009 alle 14:21 Gay e mercato, la crisi può attendere. Ecco il primo mutuo per coppie omosessuali » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] In Parlamento, discussione rinviata a un futuro nebuloso. In Chiesa, neanche a parlarne. Così finisce che il primo posto in cui le coppie omosessuali vengono “riconosciute” ufficialmente è il mercato. Ultima novità, quello bancario: la banca tedesca Bhw Bausparkasse (quella il cui simbolo, un pastore tedesco, ha invaso i muri delle città) lancerà un mutuo agevolato per coppie gay e lesbiche. “Il nuovo prodotto” spiega Bhw in un comunicato “si avvantaggia di un taglio dello ’spread’ (il differenziale rispetto al tasso di riferimento scelto, ndr) dello 0,15%, e permette di calcolare i redditi cumulati, purché la casa venga cointestata e la coppia coabiti”. In Italia si tratta di una novità assoluta: ‘’Consideriamo” spiega Giulio Peruzzi, area manager di Bhw “le coppie di fatto come coniugate, anche quelle dello stesso sesso. L’unica cosa che chiediamo è che la coppia si co-intesti la casa e viva sotto lo stesso tetto’’. Semplice mossa commerciale in un momento nero per il mercato immobiliare o riconoscimento dei diritti civili? Entrambe le cose, almeno secondo l’Arcigay: “Non dispiace sapere che c’è una banca dove gay e lesbiche non solo sono ben accetti, ma anzi possono ricevere delle agevolazioni” dice Riccardo Gottardi, segretario nazionale dell’associazione. “Non è un caso che si tratti di una banca emergente e straniera” spiega Alessio De Giorgi, direttore operativo di Com.ma, prima agenzia di comunicazione italiana specializzata nel pubblico gay e “urban unconventional”: “hanno bisogno di farsi notare da un pubblico che non è solo quello dei gay ma anche quello, vasto, degli etero che guardano con interesse e simpatia al mondo omosessuale”. Per De Giorgi, la cui azienda gestisce anche il portale on-line gay.it, le banche italiane in questo senso sono “in ritardissimo” perché legate “a logiche troppo istituzionali e condizionate dalla politica”. E il cosiddetto “mercato gay” non risente della crisi? “Poco” risponde De Giorgi, “almeno per ora: si tratta di un mercato in evoluzione e di nicchia, che si sviluppa soprattutto su internet”. Ma ci sono anche dei rischi: ricco, senza problemi di famiglia ed edonista, questa l’immagine dominante dell’omosessuale nell’immaginario collettivo, anche a causa della pubblicità. Uno stereotipo che non rappresenta un mondo molto più complesso “sì, il rischio-macchietta c’è” riconosce De Giorgi, “ma è un errore: ci sono molti gay non solo nel campo della moda, ma anche tra gli operai, gli impiegati, i giornalisti“. [...]
Il 4 Marzo 2009 alle 14:25 Gay e mercato, la crisi può attendere. Ecco il primo mutuo per coppie omosessuali ha scritto:
[...] In Parlamento, discussione rinviata a un futuro nebuloso. In Chiesa, neanche a parlarne. Così finisce che il primo posto in cui le coppie omosessuali vengono “riconosciute” ufficialmente è il mercato. Ultima novità, quello bancario: la banca tedesca Bhw Bausparkasse (quella il cui simbolo, un pastore tedesco, ha invaso i muri delle città) lancerà un mutuo agevolato per coppie gay e lesbiche. “Il nuovo prodotto” spiega Bhw in un comunicato “si avvantaggia di un taglio dello ’spread’ (il differenziale rispetto al tasso di riferimento scelto, ndr) dello 0,15%, e permette di calcolare i redditi cumulati, purché la casa venga cointestata e la coppia coabiti”. In Italia si tratta di una novità assoluta: ‘’Consideriamo” spiega Giulio Peruzzi, area manager di Bhw “le coppie di fatto come coniugate, anche quelle dello stesso sesso. L’unica cosa che chiediamo è che la coppia si co-intesti la casa e viva sotto lo stesso tetto’’. Semplice mossa commerciale in un momento nero per il mercato immobiliare o riconoscimento dei diritti civili? Entrambe le cose, almeno secondo l’Arcigay: “Non dispiace sapere che c’è una banca dove gay e lesbiche non solo sono ben accetti, ma anzi possono ricevere delle agevolazioni” dice Riccardo Gottardi, segretario nazionale dell’associazione. “Non è un caso che si tratti di una banca emergente e straniera” spiega Alessio De Giorgi, direttore operativo di Com.ma, prima agenzia di comunicazione italiana specializzata nel pubblico gay e “urban unconventional”: “hanno bisogno di farsi notare da un pubblico che non è solo quello dei gay ma anche quello, vasto, degli etero che guardano con interesse e simpatia al mondo omosessuale”. Per De Giorgi, la cui azienda gestisce anche il portale on-line gay.it, le banche italiane in questo senso sono “in ritardissimo” perché legate “a logiche troppo istituzionali e condizionate dalla politica”. E il cosiddetto “mercato gay” non risente della crisi? “Poco” risponde De Giorgi, “almeno per ora: si tratta di un mercato in evoluzione e di nicchia, che si sviluppa soprattutto su internet”. Ma ci sono anche dei rischi: ricco, senza problemi di famiglia ed edonista, questa l’immagine dominante dell’omosessuale nell’immaginario collettivo, anche a causa della pubblicità. Uno stereotipo che non rappresenta un mondo molto più complesso “sì, il rischio-macchietta c’è” riconosce De Giorgi, “ma è un errore: ci sono molti gay non solo nel campo della moda, ma anche tra gli operai, gli impiegati, i giornalisti“. [...]
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