Come Dio comanda, il dramma padre-figlio di Ammaniti firmato Salvatores

comediocomanda5
“Il primo a dirlo è stato proprio Niccolò Ammaniti. Per trarre un film dal suo romanzo ricco di cinquecento pagine e di una miriade di personaggi sorprendenti, tragici e comici, bisognava essere drastici e rinunciare a tante cose”. Questa è la premessa del regista Gabriele Salvatores, quindi non sorprende che nella sua versione cinematografica di Come Dio comanda, che arriva nelle sale il 12 dicembre, manchino elementi centrali del libro a cui si ispira. Non c’è Danilo, uno dei componenti del gruppo sbandato di protagonisti, abbandonato dalla moglie dopo la morte della figlioletta di tre anni. Non c’è neanche il progetto di rapina in banca che ha riempito gran parte dell’ossatura del premio Strega 2007, prima che la trama scivolasse verso il vortice inatteso di follia e dramma. Eppure, dopo il disorientamento iniziale, nessuna delle componenti tolte manca davvero. Il film entra diretto nel cuore del romanzo di Ammaniti (che ha partecipato alla sceneggiatura), inquadrando in maniera pulita, senza la ricerca di espedienti ad effetto, il rapporto speciale tra padre e figlio: un legame di amore totale, al di là del degrado e della violenza che i due vivono. E Salvatores allunga presto la macchina da presa - usata quasi sempre in spalla - sul capovolgimento improvviso di toni e ritmo che avviene nella tempesta del secolo, in una notte di temporale irrefrenabile e avvenimenti tragici, quando Corrado, detto Quattro Formaggi, dà sfogo ai suoi sogni malati di represso e ritardato mentale, sulle note dolci, in stridente e suggestivo contrasto, di She’s the one di Robbie Williams.
A impersonare Quattro Formaggi c’è il solito mostro di istrionismo Elio Germano, che come ha saputo ben rendere il nevrotico fanatismo del venditore di elettrodomestici in Tutta la vita davanti e la caduta negli abissi nascosti del proprio io in Il passato è una terra straniera, qui riesce a catturare tutta la pietà e la disapprovazione che può suscitare “Quattro”, come viene chiamato dai suoi pochi amici. Per rendere il suo personaggio Germano non è partito da studi sulla malattia mentale o pazienti di ospedali psichiatrici, ma ha preso riferimenti più letterari. “Shakespeare, per esempio, i fool delle sue commedie” racconta. “Puck del Sogno di una notte di mezza estate, tra tutti. Come se Quattro Formaggi fosse un folletto, uno spirito della foresta, asessuato, puro, tenero, dolce, ma anche poi improvvisamente violento, bestiale”.
Rino Zena, il padre-padrone di fede nazista, alcolizzato e violento quanto protettivo verso il figlio e verso Quattro Formaggi, è interpretato da Filippo Timi, inaspettatamente a suo agio in panni da duro e miserabile. Il ruolo del tredicenne Cristiano Zena è ricoperto da Alvaro Caleca, con il suo sguardo intenso, alla sua prima prova cinematografica.
“Rino, Cristiano e Quattro Formaggi sono tre personaggi scomodi, tre persone che non vorremmo incontrare, tre disgraziati che hanno imboccato la ‘cattiva strada’. Definitivamente soli, alla ricerca di una qualsiasi identità” dice Salvatores, che per la seconda volta dopo Io non ho paura sceglie per un lungometraggio un libro di Ammaniti. “Ma, come canta De André: ‘C’è amore un po’ per tutti e tutti quanti hanno un amore sulla cattiva strada’”.
Il trailer di Come Dio comanda da YouTube:

comediocomanda17

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 23 Luglio 2009 alle 17:10 Giffoni, Christina Ricci sogna la regia. Elio Germano un film sul G8 » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:

[...] “È un momento di stanca cinematografica, un po’ triste”. A dirlo è Elio Germano, giovane attore capace di mettersi addosso le facce più difficili, da quello di venditore esaltato in Tutta la vita davanti a quello di ritardato in Come Dio comanda. Ospite quest’oggi al Giffoni Film Festival, in corso a Salerno fino al 25 luglio e ricco di star, da Eva Mendes a Naomi Watts a Baz Luhrmann, accusa il cinema italiano di scarso coraggio. ‘’Mi sono stancato di prendermela con chi ci governa e chi ci produce” spiega. “Me la prendo con chi abbassa la testa e fa poco per cambiare le cose. È colpa nostra, sono persone che abbiamo scelto noi o comunque scegliamo di non mandare via. È una malattia che riguarda tutti noi, la responsabilità è nostra, anche dei produttori che non hanno coraggio di puntare su sceneggiature fastidiose”. E ancora: “Io, per esempio, aspetto da una vita un film sui fatti del G8 di Genova e penso che ci siano forti difficoltà a produrlo. Si privilegia l’incasso alla qualità e qualsiasi lavoratore è costretto ad attaccarsi alle certezze di continuare a lavorare. Se uno sceneggiatore sa che facendo una commedia andrà sul sicuro con i produttori preferirà continuare a lavorare e scriverà quel tipo di film. Io sogno di continuare a fare quello che mi piace ma ho paura che sia sempre più difficile”. [...]

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Cinema, di SImona Santoni
Musica, di Gianni Poglio
Televisione, di Marida Caterina
Sport? Quale sport? di Emanuele Rossi
Sport? Quale sport? di Emanuele Rossi

Sondaggio

Minacce di morte agli autori del Grande Fratello e ad Alessia Marcuzzi. Cosa ne pensate?
Mostra i risultati

Archivi