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Ma per i nostri figli non si bada a spese

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  • Tags: adolescenti, baby-boom, bambini, childrenswear, famiglia, fashion-business, logo, Marche, moda, occhiali, Papa, sneaker, spese
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Agatha Ruiz de la Prada

(Credits foto: Giovanni Giannoni / Pitti Immagine)

di Valentina Ardia
In barba alle polemiche sul temuto ritorno del grembiule no logo a scuola, la moda dedicata ai più piccoli non arresta la sua avanzata e le famiglie non badano a spese pur di vestire il figlio con l’ultimo modello di sneaker firmate o gli occhiali da top gun come quelli del papà. Il mondo dell’infanzia è in fermento; nelle metropoli come nell’opulenta provincia spuntano nei centri commerciali e negli aeroporti negozi per bambini supergriffati con una missione dichiarata: far cassa accontentando piccoli col vizio del lusso, adolescenti logo dipendenti, e genitori che non sanno dire no, o che sono soliti ostentare lo status. Così, anche se le nascite in Italia continuano a calare, cresce il comparto della moda-bimbo che studia tutto un mondo a dimensione baby, meglio se eticamente lussuoso. Maglie anallergiche e in cotone biologico non trattato chimicamente, scarpine senza cuciture interne, tessuti skincare che fungono da filtri solari, e cashmere pregiato coniugato dal girocollo come quello del padre alle pantofole. “Abbiamo implementato e sviluppato la linea bambino grazie all’accordo con la Mafrat, azienda specializzata nella produzione di capi per bambini, e questo perché il successo nelle vendite dei capi in cashmere e materiali nobili ha superato ogni aspettativa. Infatti la linea è passata da 0-6 mesi fino a 0-14 anni” commentano dal quartier generale di Malo, marchio che da sempre ha fatto dei filati pregiati un segno distintivo.
Ora che il mercato-bimbo si è rivelato spesso prezioso per compensare l’impasse della moda, sono molti i marchi che affollano l’area. Il nome Giorgio Armani è però presente dall’83 con la linea Junior, un precursore. “Mi piace osservare i bambini, vedere come giocano e si muovono per la strada. Con la loro ingenuità e l’inarrestabile vitalità mi suggeriscono da sempre collezioni molto variegate, per mille occasioni diverse: scuola, gioco, sport, i primi incontri sociali. Dedico molta attenzione alle forme, ma anche ai materiali, che devono essere morbidi, resistenti e molto pratici” dice lo stilista.
Altro marchio da villaggio globale, Dolce&Gabbana: i due stilisti firmarono il corredino della figlia di Madonna, e nel 2001 hanno creato la collezione D&G Junior. “Una linea ispirata ai più piccoli, che segue le collezioni D&G con un uso creativo del colore, con ingenuità e freschezza” ci racconta Cristiana Ruella, direttore generale del gruppo. “Nel 2008 le linee D&G Junior si sono dimostrate una fetta importante per la maison arrivando al 12 per cento del totale delle vendite wholesale, con una crescita di quasi il 30 per cento rispetto all’anno precedente. Nonostante la linea Junior rappresenti già un business significativo, per il 2009 è prevista un’ulteriore crescita del 15 per cento” continua Ruella, che ammette che è la fascia lusso a trainare il segmento con abitini in tulle che superano i 400 euro.
Le collezioni dedicate si trasformano così in linee miniaturizzate, clonazioni del guardaroba di mamma e papà. E in Italia le antenne del fashion business da 0 a 14 anni sono tutte puntate sul prossimo Pitti Bimbo di gennaio (dal 22 al 24), la fiera dedicata al mondo dell’abbigliamento per bambino che si svolge due volte all’anno a Firenze, per presentare le novità di stagione come avviene per la moda uomo e donna.
“Nonostante una situazione diffusa a livello internazionale di consumi calanti e congiunture economiche negative nei paesi più importanti, a Pitti Bimbo il dinamismo del childrenswear si è percepito in modo chiaro: molto apprezzati i nuovi progetti ecologici e le ricerche di materiali tecnici nelle collezioni, segno che il settore sta evolvendo molto in termini di qualità produttiva, nei servizi e nelle modalità di consumo” afferma Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine. I dati Smi, Federazione tessile e moda, sembrano confermare la tesi di Napoleone visto che il 2007 si è rivelato un anno positivo per il comparto dell’abbigliamento junior, che ha così proseguito il recupero iniziato nel 2005. Il fatturato ha superato i 2,6 miliardi di euro, registrando una crescita del 4,6 per cento, ben superiore rispetto ai ritmi sperimentati dal segmento abbigliamento nel suo complesso (+3,4 per cento). L’abbigliamento junior mantiene, quindi, un ruolo di primo piano nell’ambito della filiera nazionale del tessile, contribuendo al 5 per cento del complessivo giro d’affari con un incremento delle esportazioni dell’8,5 per cento.
“Guardando alle dinamiche dei mercati esteri, hanno fatto registrare performance positive i buyer provenienti da economie in ottima salute come Austria, Svizzera e Belgio, così come i paesi arabi e i paesi dell’Est, mentre cali prevedibili per Germania, Gran Bretagna, Francia, Giappone, Stati Uniti e Turchia. Pitti Bimbo, quindi, cresce e diventa sempre più internazionale, con una segmentazione del prodotto precisa e in continua espansione, che riflette il forte dinamismo che caratterizza il childrenswear” afferma Agostino Poletto, vicedirettore di Pitti Immagine.
Tra i nuovi ingressi di gennaio sarà a prova di fashion victim il debutto della linea junior di John Galliano e di Dirk Bikkembergs. Inoltre è pronta a solcare la passerella fiorentina la baby band di Silvian Heach con le linee Dolls e Junior, fra le più grintose. “L’idea di inserire due linee bimbo decisamente originali che rispecchino lo stile della nostra moda per grandi” confida Mena Marano, cotitolare, insieme a Giuseppe Ammaturo, del marchio.
Avvisati i genitori: sarà duro dire no alla vanità delle bambine e al machismo in nuce dei maschietti (c’è anche il “chiodo” stile Marlon Brando in Fronte del porto). Senza contare la tentazione di vestire i propri figli con pezzi che noi amiamo, uguali ai nostri, ma in miniatura.

  • redazione
  • Venerdì 19 Dicembre 2008
Educazione, l’allarme degli esperti: “Stiamo allevando una generazione di tiranni” »
« Al cinema con Madagascar 2 e la favola triste della Disney

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Il 20 Dicembre 2008 alle 0:48 Educazione, l’allarme degli esperti: “Stiamo allevando una generazione di tiranni” » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:

[...] E poi ricorda il caso della ragazza che alla maturità entra in catalessi davanti al foglio bianco del tema, rimane immobile con la penna piantata: “L‘hanno dovuta portare via in ambulanza. Figlia di un ex colonnello dell’Aeronautica e di una casalinga, il primo le ripeteva che doveva studiare, la madre invece puntava a farla sposare bene, la laurea era inutile… E la ragazza quel giorno si è paralizzata perché doveva aderire alla visione dell’uno o dell’altra”. Decide al posto dei genitori: è il primo tratto per riconoscere il bambino sovrano. Secondo: esprime desideri che verranno presto esauditi, spesso anticipati, tanto che in tempi di contrazione generale il comparto dell’abbigliamento dei piccoli cresce (i dati qui) e i consumatori under 18 sono la delizia dei produttori di telefonini, iPod, videogiochi. Terzo: è al centro dell’attenzione di nonni, amici, zie, oltre a mamma e papà, in una gara silente a chi si mette meglio al suo servizio e gode della sua preferenza. Quarto: è stato “adultizzato”, ci si rivolge a lui come a un uomo o a una donna, si anela a un suo parere, a un assenso, a una spiegazione. Quinto: è capace di gestire estenuanti trattative e la vittoria è quasi sempre sua. Sesto tratto per riconoscere il piccolo re: il bambino sta male. E lo dice in molti modi, dall’aggressività all’ansia, all’ipercineticità ai disturbi del sonno. È lui il primo a voler scendere dal trono. Spiega Jirina Prekop: “Bambini infelici perché sono dipendenti dal tiranneggiare. Negli ultimi dieci anni si è notata un’impressionante crescita di disturbi della personalità infantile. Disturbi di carattere distruttivo e aggressivo accompagnati da freddezza dei sentimenti, da egoismo e da mancanza di rispetto degli altri”. E racconta di Alexander, preso da shock quando la maestra lo rimanda al posto dopo un’interrogazione negativa: viziato e mai messo in discussione in famiglia, il ragazzino sviluppa una fobia da scuola appena ne si contesta il primato. Generalizzare è sbagliato, ogni storia familiare è unica e oltre ai genitori ci sono scuola e amici: il bambino non è solo il prodotto matematico di ciò che riceve fra le mura domestiche, ma è lì che si plasma la sua personalità. “Quello delle regole è un tema che ossessiona i genitori nell’ultimo periodo e la riprova è il proliferare di libri, mediamente bruttini, quasi sempre ricettari” dice con lucidità Susanna Mantovani. Se succede questo, fa’ così: due giorni senza tv, dieci minuti di silenzio, divieto di uscire, un po’ di coccole in più. Un Cucchiaio d’argento del mestiere di genitore con dosi e “tempi di cottura”: una brillante mamma manager, sposata a un dentista, ammette che, quando deve castigare il bambino di 4 anni, lo mette in camera al buio per tre minuti; così le ha detto la pediatra, allungandole arbitrariamente insieme alla ricetta per la Tachipirina anche quella educativa (non è né pedagogista né psicologa). Sul web si affollano siti con consigli per genitori disorientati e blog di disperati. Riprende la psicologa e pedagogista milanese: “È l’imprevedibilità che rende il bambino padrone. Se i genitori sono incerti, lui se ne approfitta e comanda. Il mondo è alla ricerca di nuove regole, in economia, in politica. Non sono sorpresa che il primo nucleo sociale, cioè la famiglia, faccia lo stesso. Siamo passati dalla cosiddetta pedagogia nera, con regole molto rigide, punizioni e poca affettività soprattutto da parte del padre, all’eccesso opposto. Ora si cerca un riequilibrio, ma ci vuole tempo, molto tempo, bisogna aiutare i genitori a fare i grandi”. In certe famiglie i ruoli sono invertiti. Emblematico un caso passato dal Gea di Milano: i genitori litigano, il padre si mette a piangere e la bambina di 5 anni va in bagno, prende la valigetta del pronto soccorso e si dichiara pronta a seguire l’uomo. “Evidentemente il padre era solito mostrare la sua debolezza e la bimba gli fa da infermiera. È lei che cura e protegge” commenta Dario Cella. Tilde Giani Gallino, professore ordinario di psicologia dello sviluppo all’Università di Torino, da anni conduce la stessa ricerca sulla famiglia italiana scoprendo che “a distanza di 25 anni il ruolo più cambiato è quello delle ragazze insieme a quello del padre, che ha scoperto l’affettività. Ma per rimettere a posto la famiglia si dovrà aspettare che i figli ora adolescenti diventino loro genitori: vorranno rivedere la formula, consci di essere segnati dall’educazione impartita loro, permissiva e con i ruoli confusi. Così come negli anni Settanta i figli di genitori eccessivamente autoritari hanno ribaltato tutto”. Cella ricorda un altro caso, quello di un bambino di 8 anni con genitori divisi: la madre libero professionista, il padre che faceva il “mammo” tanto che i genitori venivano chiamati indifferentemente mamma o papà. E commenta: “Quello che viene un po’ a mancare è il dio-padre, è Mosè che dice “Queste sono le leggi”. Se invece metto te bambino nella condizione di scegliere cose più grandi di te, se ti faccio diventare il sovrano assoluto, succede che salti in aria, diventi aggressivo con i coetanei, stai male. Tutti noi abbiamo bisogno di recinti, è un po’ come svegliarsi nel buio totale: vado avanti a tentoni, non so dove sia la parete che mi contiene. Se non trovo niente, mi viene l’angoscia. Da subito si ottiene l’autorevolezza, spesso i bambini piccoli sfidano, col pianto, o andando dove non devono. Un genitore deve sapere se la richiesta è legittima. I divieti servono. C’è una frustrazione sana che è quella dei no, il famoso recinto. Io figlio devo sapere fino a dove posso arrivare perché me l’hai detto, perché c’è un codice condiviso in famiglia”. A differenza di altri paesi, in Italia i bambini rimangono quasi tutti in casa fino ai 3 anni, come mostra lo studio dell’Unicef: colpa della penuria di asili e “merito” dei nonni, pronti a curare il nipote. Pecchenino: “Pesano sempre di più nella gestione del bambino: altra fonte di confusione”. [...]

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