Archivio di Gennaio, 2009

Eleonora Giorgi, Patrizia e Giada De Blanck, Carlo Giovannelli, Marina Ripa di Meana, Ascanio Pacelli e Katia Pedrotti, sono alcune delle guest star che troveremo nella terza serie de I Cesaroni, in onda in prima serata su Canale 5 da venerdì sei febbraio. Molte le novità in arrivo per i protagonisti della famiglia Cesaroni divenuta un vero e proprio simbolo di Roma con il merito di aver sbancato gli ascolti nelle due serie precedentemente andate in onda. Innanzitutto una indiscrezione: si parla di una presunta doppia gravidanza, pare che Lucia, interpretata da Elena Sofia Ricci, sia in dolce attesa e che lo sia anche la figlia Eva (Alessandra Mastronardi). Ai telespettatori il compito di scoprire l’identità del padre del bambino che attende Eva se Marco (Matteo Branciamore) o Alex, il ragazzo con cui ha cominciato ad uscire dopo la fine della storia con Marco. Ma la love story tra i due ex fidanzati Marco ed Eva riserverà delle sorprese.
I due, infatti, sono stati visti in atteggiamento tenero nel quartiere Borgo Pio a Roma, nei pressi di piazza San Pietro, durante le riprese della terza serie. Il che fa pensare ad un riavvicinamento degli ex fidanzatini. Alessandra Mastronardi, per sua stessa ammissione, lascerà la serie dopo il quarto sequel previsto nel 2010. Un altro personaggio femminile, Matilde, irromperà in casa Cesaroni portando scompiglio nelle già difficili situazioni sentimentali di tutti. Giulio Cesaroni, il capo famiglia, è Claudio Amendola, intenzionato a non mollare la serie per nessuna ragione al mondo. Giulio, come l’attore che lo interpreta, è patito per la squadra della Roma e non è escluso che anche questa volta si troverà a giocare a calcio con il suo idolo Francesco Totti. Intanto è stata anche annunciata la preparazione di un film per il grande schermo sui Cesaroni, una sorta di spin off della fiction che dovrebbe seguire una coppia di personaggi, quasi certamente Matteo ed Eva. La sceneggiatura è pronta. Il primo ciak è previsto a breve.
LA GALLERY DEI FILM DELLA SETTIMANA
È caldo il weekend al cinema e creerà non pochi imbarazzi di scelta per cinefili e spettatori attenti alle cronache. Arrivano infatti in sala tre dei film che ultimamente hanno fatto più parlare di sé, nel bene e nel male. Revolutionary Road ha riunito la coppia di Titanic Leonardo DiCaprio e Kate Winslet, e soprattutto ha fatto di quest’ultima una stella consacrata, regalandole un Golden Globe come migliore attrice drammatica, che si unisce all’altro ricevuto nella stessa sera per migliore attrice non protagonista in The Reader (per la quale è in lizza anche agli Academy Awards).
Il dubbio sottolinea un’altra prova magistrale di Meryl Streep, per la quale ormai non ci sono più aggettivi, se non una scontata ennesima nomination all’Oscar. E con lei possibilità di premi anche per i non protagonisti Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Viola Davis.
Attorno a Operazione Valchiria i rumori sono tanti, e con un’uscita a poca distanza dalla Shoa non poteva essere altrimenti, se non altro anche per la grande “operazione di marketing”. Tom Cruise veste i panni del colonnello Stauffenberg, l’ufficiale tedesco che cercò di assassinare Adolf Hitler. In Germania l’attesa è stata delusa.
Tutte e tre le pellicole dal 30 gennaio sono nelle sale italiane.
Da segnalare anche Mar Nero di Marco Bondi, un inaspettato incontro tra un’anziana sola e una giovane rumena, che è valso il Premio come migliore attrice a Locarno a Ilaria Occhini.
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Operazione Valchiria, Tom Cruise è l’uomo che voleva uccidere Hitler
Revolutionary Road, il ritratto spietato di un matrimonio in panne
Il dubbio, una severa e magnifica Mery Streep porta Broadway al cinema
I giovani coniugi Wheeler si sono sempre ritenuti speciali, destinati a qualcosa di particolare, lontani dagli stereotipi dell’America degli anni Cinquanta e da una vita di convenzioni castranti. Chi non si è mai sentito un po’ così? E invece, con il passare del tempo, si accorgono di essere finiti in quelle stesse maglie sociali che disprezzavano. E suona quasi come un’ironia vivere in Revolutionary Road, per una coppia che di rivoluzionario ha ormai poco. Alla regia da Sam Mendes, il 30 gennaio arriva nelle sale italiane il film che ha riunito insieme il duo strappa-lacrime di Titanic, Leonardo DiCaprio e Kate Winslet. Sono loro i protagonisti di Revolutionary Road, basato sull’omonimo romanzo di Richard Yates.
DiCaprio è Frank Wheeler. Sognatore affascinante, è diventato un impiegato prigioniero del lavoro odiato e spento in ogni sua velleità. La Winslet, diretta dal marito, è April Wheeler, aspirante attrice con scarso talento che si ritrova nel ruolo di casalinga infelice, assettata di passione e realizzazioni. Ed è proprio lei a rendersi lucidamente conto della deriva a cui sono approdati e a suggerire il sogno folle, la possibilità di scuotere la monotonia e cavalcare un ideale: trasferirsi a Parigi. Ma di fronte a una possibilità di fuga, i due devono trovare la forza di andare oltre i loro limiti. Vincere le resistenze nate dalla sicura staticità o accoccolarsi nelle paure, affossandosi a vicenda e trascinando tutto a fondo?
Ritratto graffiante e viscerale che lascia addosso uno strascico di angoscia, racconta un matrimonio in tutti i suoi momenti più teneri e tumultuosi, nelle sue dinamiche più ingiuste o liberatorie. Il forte realismo e le interpretazioni convincenti dei due fulcri attoriali distaccano la pellicola dalla sua ambientazione, negli States prosperi e conformisti post seconda Guerra Mondiale, facendone una storia moderna e tuttora attuale.
“Qualche volta una coppia che vuole stare insieme, che sente di dover stare insieme, non riesce a far funzionare il proprio rapporto” dice Mendes. “Il pubblico svilupperà sentimenti contrastanti rispetto a Frank e ad April, ma si tratta dello stesso stupore e confusione che proviamo nei confronti dei rapporti e della vita in generale”.
“La dinamica tra Frank ed April è potente e realistica, lo spettatore si sentirà come una mosca sul muro che assiste, inosservata, al disintegrarsi di una relazione privata”, dichiara DiCaprio. E così è. Impotente e risucchiato in un vortice di consapevolezza e disperazione in fondo non così distante.
Per Revolutionary Road Kate Winslet ha ricevuto il Golden Globe come migliore attrice protagonista.
Il trailer da YouTube:
La stampa tedesca è rimasta delusa da Operazione Valchiria, il film di Bryan Singer che una volta di più doveva sottolineare che non tutti i tedeschi sono stati nazisti e complici. La critica più pesante mossa alla produzione americana è quella di aver trasformato la figura centrale del complotto, Claus von Stauffenberg, l’ufficiale che collocò l’ordigno esplosivo che solo per un soffio non uccise Hitler, in un James Bond in uniforme della Wehrmacht.
Infatti il colonnello interpretato da Tom Cruise è un uomo tutto d’un pezzo, coraggioso risoluto e vocato all’azione, che richiama Mission Impossible o il Superman della precedente pellicola di Singer piuttosto che un eroe umano, consegnato alla vera Storia, con i suoi ideali e le debolezze. Il film si basa più sugli aspetti emozionanti dell’attentato che non sulla celebrazione carnale della Resistenza, ma ha comunque il pregio di fare uscire dall’ombra, con la risonanza che può dare Hollywood, tanti tedeschi che sognavano una Germania diversa da quella voluta dal Führer.
Il colonnello Stauffenberg intepretato da Cruise è un ufficiale leale che ama il suo paese, ma che è stato costretto ad assistere con orrore all’ascesa del dittatore nazista e alla Seconda guerra mondiale. Ha continuato a servire nell’esercito, con la speranza che qualcosa cambiasse prima che l’Europa e la Germania fossero distrutte. Quando si rende conto che il tempo stringe decide di entrare in azione… Nel 1943 Stauffenberg si unisce a un gruppo di uomini inseriti nei ranghi del potere, tra i quali il Generale Friedrich Olbricht (Bill Nighy) e Ludwig Beck (Terence Stamp), che cospirano contro il tiranno: la loro strategia prevede di usare lo stesso piano di emergenza di Hitler per consolidare il paese nell’eventualità della sua morte – l’Operazione Valchiria – per assassinare il dittatore e rovesciare il governo nazista. Ed è Stauffenberg l’uomo che deve uccidere il Führer.
La notte stessa del fallimento dell’attentato, il 20 luglio 1944, von Stauffenberg fu arrestato e fucilato assieme agli altri congiurati nel cortile del Bendlerblock.
Il trailer da YouTube:
Gli occhi sono incorniciati da una montatura esile e sopra a intrappolare il viso c’è il cappellino dell’ordine. Ma pur repressa in una divisa nera che contiene forme ed emozioni, esce fuori tutta la forza espressiva di Meryl Streep nei panni di sorella Aloysius Beauvier, in ogni ruga accennata, in ogni piega dello sguardo severo, nelle mani contenute ma nervose che emergono dalle maniche larghe.
Il film Il dubbio di John Patrick Shanley è tratto dalla sua omonima opera teatrale, e anche qui tutta la sua potenza poggia sulla capacità recitativa degli attori, che felicemente trova esecuzioni salde e vibranti. Prima fra tutte quella della Streep, preside con il pugno di ferro della scuola St. Nicholas, nel Bronx. Ma anche quelle di Philip Seymour Hoffman, il carismatico Padre Flynn che cerca di allentare i rigidi costumi della scuola, di Amy Adams, giovane suora piena di speranza, quella di Viola Adams, la mamma dell’alunno di colore - il primo accettato dall’istituto - su cui cadono le attenzioni del sacerdote.
Sono proprio queste premure affettuose a far calare il sospetto su Padre Flynn, facendo alzare Sorella Aloysius a una vera crociata, che la porta a muoversi risoluta e senza uno straccio di prova basandosi solo sul sospetto e sulla sua sicurezza morale, incurante delle possibili devastanti conseguenze. Battagliera decisa in un’epoca definita dalle condanne morali, non combatte solo contro il prete anticonformista ma contro le forze del cambiamento che le aleggiano attorno. La sua lotta ostinata e senza remore farebbe pensare che in lei non regni il dubbio…
Per questa interpretazione Meryl Streep ha guadagnato una nomination agli Oscar come migliore attrice. E per capire la forza interpretativa del cast basti pensare che sono candidati, come non protagonisti, anche Seymour Hoffman, la Adams e la Davis (il film è in lizza agli Academy Awards anche per la migliore sceneggiatura).
L’incertezza regna nell’aria per tutta la pellicola attorno al mistero provocatorio che sembra sorgere dal nulla, fino al potente finale. Lo spettacolo teatrale, che ora è proposto in Italia diretto da Sergio Castellitto e con Stefano Accorsi, ha vinto il Premio Pulitzer nel 2005. E il film conserva il fascino da palcoscenico, rimanendo forse più da Broadway che da grande schermo. Shanley, comunque, che sia a teatro o sia al cinema, in maniera drammatica spinge a riflettere sulle convinzioni personali così radicate e al contempo così precarie, terreno molle su cui affondare. E ci regala, una volta di più, una strepitosa Meryl Streep, dal 30 gennaio nelle sale cinematografiche italiane.
Il trailer da YouTube:
Patrick Swayze ha deciso di interrompere le cure mediche per combattere il tumore al pancreas diagnosticatogli l’anno scorso. La terribile decisione è stata presa dall’attore cinquantaseienne dopo la secca dichiarazione dei dottori curanti che gli hanno chiaramente annunciato di non aver nessuna possibilità di sopravvivere alla malattia e di non poter fare nient’altro per lui. Un famigliare di Swayze ha quindi rilasciato la seguente dichiarazione: “Non c’è più nulla che i medici possano fare per Patrick. L’unico nostro obbiettivo, adesso, è prenderci cura di lui e trascorrere le ultime settimane di vita in maniera confortevole. Il tumore di Patrick è inoperabile. Per questo abbiamo deciso di interrompere la chemioterapia. Lui perde peso a vista d’occhio e ha un aspetto terribile. Sta assumendo morfina per placare il dolore”. In una delle ultime interviste l’attore di Dirty Dancing aveva svelato la sua intenzione di lottare fino alla fine per riuscire a guarire: “Se potessi sopravvivere altri cinque anni sarei un uomo contento. Più realisticamente penso di non avere più di due anni di vita davanti a me. Ma c’è ancora molto altro che voglio fare. E nel frattempo continuerò a combattere fino a quando la medicina non troverà un cura alla mia malattia”.
Patrick Swayze: ultima scena del film Dirty Dancing - The Time of My Life

Al Chiambretti night, monsignor Emmanuel Milingo, vescovo scomunicato ed esorcista, avrebbe dovuto parlare dei suoi due cavalli di battaglia: il matrimonio dei sacerdoti e il diavolo. Ma un fuoriprogramma ha fatto diventare protagonista dello show la moglie del monsignore, che infastidita dagli abiti succinti di una ballerina è salita sul palco cercando di portare via il marito.
La ragazza, una danzatrice del ventre, era su un palco diverso visto che c’era un accordo perché Milingo non apparisse insieme alle ballerine. Ma Maria Sung, che ha sposato monsignor Milingo nel 2001 in un matrimonio collettivo celebrato da Sun Myung Moon, il fondatore della chiesa dell’Unificazione, non ha comunque apprezzato. E, infutriata, è balzata sul palco durante la pausa pubblicitaria. Lo staff è riuscito a portarla fra il pubblico, ma lei non si è convinta. E, a telecamere accese, dopo la pubblicità, è tornata alla carica tuonando: “Cosa stanno facendo! È un arcivescovo”.

Sul palco è salita anche una persona dell’entourage di Milingo, che aveva portato alcuni dei filmati sul religioso da mandare in onda, proponendo dei tagli al montaggio e accennando ai termini dell’accordo per l’intervista a Milingo.
“Non possiamo mandare via tutti” ha spiegato il presentatore “è una trasmissione televisiva”. E poi è sbottato: “Milingo ha accettato di partecipare al programma. Quel signore ha preso dei soldi per dei materiali che non utilizzeremo e quindi andiamo avanti, con Milingo o senza”.
Imperturbabile il vescovo, scomunicato latae sententiae (cioè solo per aver commesso il fatto) quando ha ordinato cardinali quattro vescovi sposati, è rimasto e ha risposto a domande sul diavolo, vista la sua carriera come esorcista che ha continuato anche a Zagarolo, quando papa Giovanni Paolo II lo aveva convinto a lasciare Maria Sung (da cui è tornato nel 2006 fondando l’associazione “Married priests now”).
A Chiambretti ha detto che il diavolo “usando il sesso sa che distruggerà l’umanità”, anche se poi ha lasciato aperta la speranza della salvezza perché “Dio è Dio”. Quanto al suo matrimonio ha anche detto: “Non mi sento in difetto verso la Chiesa. Non sono io che disturbo l’ordine del celibato perché dall’inizio Gesù non ha mai dato l’imposizione ai sacerdoti di non sposarsi”.
“Non dovevi sposarti” ha commentato Diego Abatantuono, altro ospite della serata, mentre Maria Sung gli parlava animatamente. “Resto convinto che la signora abbia esagerato” ha detto Chiambretti alla fine della trasmissione “Abbiamo mantenuto gli accordi e dimostrato la nostra buona fede ascoltando Milingo”.
Il VIDEO

I Marlene Kuntz - una delle rare boccate di aria fresca nel panorama italiano, per la miscela di rock alternativo, sperimentazione e poesia - festeggiano vent’anni di carriera con il primo Best of, in vendita da oggi. Cristiano Godano, leader della band piemontese, fa il bilancio dell’attività.
La vostra è una lunga carriera: il risultato migliore? E il peggiore?
Il migliore è essere ancora qui e fare i musicisti da grandi. Quello di cui non sono soddisfatto, invece, è non essere riusciti a fare comprendere ad alcuni il nostro percorso. Per mancanza di fiducia nelle nostre capacità e attenzione verso il nostro lavoro.
Vent’anni sul palco li avete messi da parte: sogna di seguire le orme dei Rolling Stones e aggiungerne altri venti?
A me conviene di sicuro: non guadagno così tanto da poter vivere di rendita. Più che un rocker come Keith Richards, però, mi vedrei come un cantautore alla Paolo Conte.
Se non fosse musicista, come sbarcherebbe il lunario?
Mi sono laureato in Economia e Commercio: sarei un commercialista pessimo e frustrato. Penso con estremo rammarico all’università: ho buttato via del tempo. Non mi interessava la materia e ho rimosso tutto.
Quali sono i brani che hanno segnato la storia dei Marlene Kuntz?
Festa mesta, perché la sua idiosincrasia è entrata nel cuore del pubblico, che si immedesima nel testo ed è amatissima al punto che non manca mai nei live: la platea non ce lo perdonerebbe. Poi Nuotando nell’aria, La canzone che scrivo per te, Bellezza, una gran canzone che ci ha aperto le porte verso mondi nuovi. E Uno, il nostro più grande successo commerciale grazie alla rotazione radiofonica, eppure dal testo molto duro.
La raccolta che pubblicate domani segna una svolta?
No, proseguiamo il nostro cammino. Siamo in tour nei teatri da un anno e mezzo, a febbraio ci attendono ancora alcune date (Roma, Bologna e Genova rispettivamente il 2, il 9 e il 17, ndr); quindi, a fine marzo, partiremo con una nuova serie di concerti nei club. Per quanto riguarda il nuovo album, per ora, stiamo a zero tranne qualche idea.
Il Best of è disponibile anche in digital download…
Ne farei volentieri a meno: con Internet gli artisti guadagnano meno. Ma, soprattutto, non ne sono entusiasta perché scaricare i pezzi toglie sacralità alla musica. Il bello dei dischi sta nello sceglierli in negozio, gustarsi le copertine e i file annullano tutto il carisma. Ecco, a proposito, scaricare le copertine è tra le cose più terribili che ci possano essere.