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Valzer con Bashir, amarcord di guerra civile

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  • Tags: libano, psicoanalisi, sabra-e-shatila, traumi, Valzer-con-Bashir
  • 2 commenti

Valzer con Bashir
di Manuela Grassi
Un film d’animazione che non è un cartoon, un racconto di guerra che è un viaggio nella memoria, un documentario che evoca fantasmi: esce il 10 gennaio in Italia Valzer con Bashir dell’israeliano Ari Folman, opera difficile da etichettare e tuttavia accolta con entusiasmo ovunque, a partire dall’ultimo Festival di Cannes.
Nelle prime sequenze una muta di 26 cani assassini corre per la città terrorizzando i passanti fino a fermarsi sotto la finestra di un uomo che li guarda impaurito: sono il suo incubo ricorrente da due decenni, come racconta nottetempo in un bar al vecchio amico Ari Folman. Ventisei sono i cani che ha dovuto uccidere per impedire che abbaiassero di notte nei villaggi quando, all’inizio degli anni Ottanta, aveva partecipato alla guerra del Libano. L’amico che ascolta si stupisce di non ricordare niente di quel conflitto, nel quale pure aveva combattuto, e ne parla con il suo psicoanalista. Com’è possibile non avere memoria di fatti così traumatici?

Valzer con Bashir si svolge come un’inchiesta un po’ onirica, con interviste ai testimoni, per raccontare la strage di Sabra e Shatila del settembre 1982, quando i falangisti cristiani, impazziti per l’omicidio del loro amatissimo presidente del Libano Bashir Gemayel, massacrarono 3 mila palestinesi (anche vecchi, donne e bambini) nei campi profughi. Sotto gli occhi dei soldati israeliani alleati, prima che il ministro della Difesa Ariel Sharon fermasse l’eccidio.
Il soggetto è drammatico, ma la colonna sonora rock anni Ottanta e le musiche originali di Max Richter, le immagini coloratissime (a differenza del celeberrimo Persepolis, quasi tutto in bianco e nero), il gusto ispirato ai nuovi romanzi grafici, ne fanno uno spettacolo emozionante e innovativo, composto da frammenti, allucinazioni, paure, delusioni, insomma dai “sogni perduti di uomini che all’epoca erano solo ragazzi”.

E proprio con la graphic novel Valzer con Bashir, firmata da Folman e da David Polonsky, autore della maggior parte dei disegni del film, il 9 gennaio si inaugura il restyling della collana Rizzoli Lizard. “Non mi stanco di ripetere che la mia è un’opera sulla memoria e sulla rimozione, non una lezione di storia” predica Folman, alto, occhi azzurri, barba e orecchino. “Io racconto quello che accadde a Beirut nel 1982, quando sulla spiaggia si sparava e sul lungomare c’era la gente che chiacchierava ai tavolini dei bar, ma si potrebbe raccontare allo stesso modo il Vietnam o il Kosovo”.
Valzer, che è costato quattro anni di lavoro e ha richiesto una sofisticata ingegneria finanziaria per essere prodotto, ha vinto numerosi premi in patria ed è stato scelto per rappresentare Israele agli Oscar 2009. Il regista ama raccontare di essere arrivato al cinema grazie a un giro del mondo fallito. Finiti gli studi partì con lo zaino in spalla per stare via un anno, ma due settimane e due paesi dopo si stancò: “Mi fermai in un villaggio del Sud-Est asiatico e scrissi agli amici resoconti di un perfetto giro intorno al mondo, completamente inventato”.

Al suo ritorno si iscrive alla scuola di cinema di Tel Aviv. Nel 1996 Folman firma con il suo migliore amico e compagno di scuola Ori Silvan il film Saint Clara, tratto dal racconto del cecoslovacco Pavel Kohout. Nel 2006 scrive e gira una serie televisiva pregiatissima, In therapy, subito scopiazzata con grande successo dagli americani e intitolata In treatment, con Gabriel Byrne. Ori Silvan, con cui è cresciuto a Haifa, nel film è l’amico che, come accade nella vita, pur occupandosi a tempo pieno di cinema, è una sorta di suo psicoanalista privato. Ma la galleria degli intervistati è ricca e originale: si va dal grande reporter di guerra Ron Ben-Yeshai (dal coraggio leggendario), l’uomo che alla fine telefona a Sharon e gli impone di mettere fine all’azione delle milizie cristiane, a Roni Dayag, che aspettava da vent’anni che qualcuno gli chiedesse di raccontare la sua storia (abbandonato dal suo reparto su una spiaggia controllata dai palestinesi si salva nuotando di notte in una specie di pauroso viaggio felliniano), a Carmi Cna’an, il ragazzo geniale che dopo la guerra delude tutti andandosene prima in un ashram indiano e poi a fare soldi nei Paesi Bassi con un business di felafel. Carmi, a pochi giorni dall’inizio delle riprese, non ha voluto prestare il suo volto e ha preteso di essere doppiato.

L’origine del film sta in una serie di conversazioni tra Folman e il terapista dell’esercito: “Dato il mio ruolo irrilevante come riservista, volevo lasciare l’esercito a 40 anni anziché a 45. La procedura prevede alcuni incontri in cui rievochi tutte le tue esperienze passate. È stato scioccante, era la prima volta che cercavo di ricordare”. Il cinema d’animazione ha appassionato Ari Folman a tal punto che anche il suo prossimo progetto, tratto dal romanzo di Stanislaw Lem Il congresso di futurologia, un viaggio nel futuro stavolta, sarà completamente grafico.

  • redazione
  • Sabato 10 Gennaio 2009
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Il 12 Gennaio 2009 alle 13:12 Golden Globe, trionfa The millionaire. Delusione per Gomorra » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:

[...] Il ragazzo di Mumbay protagonista di The millionaire (Slumdog Millionaire il titolo originale) trionfa ai Golden Globe: il film dell’inglese Danny Boyle ha vinto come miglior film drammatico, migliore regia, miglior sceneggiatura, miglior colonna sonora. Delusione per il nostro Gomorra: il film di Matteo Garrone, candidato come migliore pellicola straniera, è stato battuto dal film d’animazione israeliano Valzer con Bashir di Ari Folman, che ricostruisce il massacro di Sabra e Shatila nei campi profughi palestinesi alla periferia di Beirut, nel 1982. La pellicola di Danny Boyle racconta la storia di Jamal Malik, ragazzo che viene dagli slum di Mumbay e che per una serie fortuita di situazioni vince ben venti milioni di rupie all’edizione indiana di “Chi vuole essere milionario?”. Un entusiasmante sogno americano in stile Bollywood, che sta conquistando il pubblico di tutto il mondo. I membri dell’associazione stampa estera di Hollywood hanno assegnato il premio come miglior commedia, invece, al film di Woody Allen Vicky Christina Barcelona, con Penelope Cruz, Javier Bardem e Scarlett Johansson protagonisti di un singolare triangolo amoroso. Sensazionale affermazione per l’attrice Kate Winslet, che ha ottenuto il globo d’oro come migliore attrice drammatica con Revolutionary road, il film interpretato con Leonardo Di Caprio e diretto dal marito Sam Mendes, e come miglior attrice non protagonista del film sull’Olocausto The reader, in cui interpreta una guardia di Auschwitz. Prosegue con un Golden Globe come miglior attore drammatico il percorso di rinascita di Mickey Rourke, premiato per la sua interpretazione in The wrestler, il film che quest’anno ha conquistato il Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia (a cui è andato anche il globo d’oro per la migliore canzone originale). Miglior attore non protagonista il defunto Heath Ledger per The Dark Knight: con la sua ultima interpretazione del temibile Joker l’attore australiano ha lasciato un segno indelebile a Hollywood. Due europei hanno ottenuto il Golden Globe come migliori interpreti di commedia: l’irlandese Colin Farrell per In Bruges e l’inglese Sally Hawkins per Happy go lucky. Il premio per il miglior film d’animazione è andato a Wall-E, mentre sul fronte televisivo Mad Men è stata decretata la miglior serie drammatica. Ora non resta che aspettare le nomination per gli Oscar, il 22 gennaio, e l’assegnazione delle statuette il 22 febbraio. Il regista di The millionaire Danny Boyle, un mese fa, quando era venuto a Roma per presentare il film, aveva detto: “Anche se saremo in ultima fila a osservare la cerimonia per noi sarà un onore”. C’è da scommettere, però, che il ragazzo di Mumbay quest’anno agli Oscar sarà in prima fila. [...]

Il 25 Aprile 2010 alle 20:29 Notizie dai blog su Valzer con Bashir – di Ari Folman - ha scritto:

[...] Valzer con Bashir, amarcord di guerra civile di Manuela Grassi Un film d’animazione che non è un cartoon, un racconto di guerra che è un viaggio nella memoria, un documentario che evoca fantasmi: esce il 10 gennaio in Italia Valzer con Bashir dell’israeliano Ari Folman, opera difficile da etichettare e tuttavia accolta con entusiasmo ovunque, a partire dall’ultimo Festival di Cannes . blog: canale cultura e società | leggi l’articolo [...]

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