
Di Antonella Piperno
Si palpiterà, certo, per la sorte del piccolo semiaborigeno Nullah. E ci si emozionerà davanti ai selvaggi paesaggi australiani e ai cavalli lanciati al galoppo. Ma c’è da scommettere che il 16 gennaio, quando sugli schermi nostrani arriva il kolossal Australia, storiona d’amore diretta da Baz Luhrmann fra il rude mandriano Hugh Jackman e l’aristocratica inglese Nicole Kidman, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, il pubblico femminile si appassionerà soprattutto a un’altra questione cruciale: Jackman è più affascinante con barba incolta, stivali e camicia a scacchi o quando si ripulisce per partecipare, in completo bianco e rasato di fresco, al ballo nel quale si esibisce in un bacio alla Via col vento con Kidman? La risposta come al solito sta nel mezzo: nell’irresistibile barba accennata con la quale l’uomo più sexy del 2008, secondo People, si presenta all’intervista con Panorama a Roma nell’hotel Hassler, in un completo grigio-celeste che impacchetta alla perfezione il suo metro e 90. È un momento d’oro per l’interprete della trilogia X-men, di Scoop e di The Prestige che, avviato a togliere il trono di sex symbol ai vari Brad Pitt e George Clooney, si è appena aggiudicato la conduzione della notte degli Oscar.
È consapevole che la sua interpretazione sarà ricordata soprattutto per la scena iniziale nell’accampamento, quando si lava passandosi la spugna sul torso nudo con fare autocompiaciuto?
Credo piuttosto che qualcuno riderà del mio atteggiamento esagerato da macho. Prima di girarla ero perplesso, ho anche detto a Baz “mi pare un po’ troppo…”, ma lui ha insistito, quella doccia serviva a caratterizzare il personaggio.
A quale sex symbol di film dell’epopea americana si è ispirato?
Il personaggio si rifà un po’ a Clint Eastwood e John Wayne e il bacio con la Kidman è volutamente molto simile a quello di Clark Gable in Via col vento. Tra gli attori di quei tempi, però, il mio preferito resta Gregory Peck per carisma, integrità e dignità.
Considerando che un po’ in tutti i film i registi la costringono a mostrare il torace, come si tiene in forma?
Vado in palestra sei volte a settimana e curo molto l’alimentazione, a 40 anni a queste cose bisogna pensarci. E poi sono convinto che la condizione mentale influisca molto su quella fisica, per questo ogni mattina mi dedico alla meditazione trascendentale.
In una delle scene finali Nicole Kidman le dice: “Andiamo a casa”. E lei risponde: “Non c’è posto più bello”. Dove si sente meglio un australiano che vive a New York?
Se potessi, vivrei nella mia Sydney, ma per me la città in fondo non è così importante. Mi sento a casa quando sono con la mia famiglia, in ogni parte del mondo. Per 10 anni io e mia moglie (l’attrice Deborra-Lee Furness, sono sposati da 12 anni, hanno adottato due bambini, Oscar e Ava, di 8 e 3 anni, di etnie miste, ndr) abbiamo vissuto come zingari, in giro sui vari set. Adesso facciamo base a New York, abbiamo appena traslocato in una nuova casa. Però abbiamo stretto un patto: non stare lontani l’uno dall’altra più di due settimane.
Dunque non si rispecchia nel suo personaggio che sta via da casa con le mandrie anche sei mesi.
Non potrei mai rimanere lontano dalla mia famiglia così a lungo. Detto ciò, mi piacerebbe molto vivere semplicemente e a contatto con la natura come il mandriano di Australia, mettere le mie poche cose in una borsa e dormire sotto le stelle. Se potessi lo farei con la mia famiglia, non sono una persona attaccata alle cose, non mi piace possedere, non ho neanche l’auto, preferisco camminare o andare in metropolitana.
È anche lei sentimentalmente introverso come il mandriano che non riesce a dire “ti amo” alla sua donna?
Tutt’altro. Forse per reazione a mio padre, che è sempre stato molto chiuso, e al fatto che i miei si sono separati quando ero bambino. Sono espansivo e molto attaccato ai miei affetti familiari. Ho detto “ti amo” e addirittura “un giorno o l’altro noi ci sposeremo” a Deborra, poco dopo averla conosciuta sul set della serie tv Correlli. Lei ha otto anni più di me ed era scettica, rideva. Allora ho aggiunto pure: “Prima o poi te ne renderai conto”. Sono anche uno che parla molto con i figli e che cerca di stare con loro il più possibile. Voglio che sentano sempre quanto affetto proviamo, non devono mai dubitare di essere amati. Oscar, il più grande, che è afroamericano e somiglia incredibilmente al piccolo protagonista del film, è stato sempre con me sul set: è stato un momento magico, dormivamo in un caravan a contatto con la natura, abbiamo avuto un rapporto molto esclusivo visto che mia moglie e la sorellina Ava venivano a trovarci solo ogni tanto. Alla fine delle riprese Oscar piangeva, non voleva tornare più in città.
Si aspettava che il film spingesse il primo ministro australiano a chiedere scusa agli aborigeni?
Questo film mi ha fatto sentire orgoglioso del mio Paese, lo considero un po’ magico, ha dato vita a un movimento di riconciliazione. Solo negli anni Settanta l’Australia ha abolito l’allontanamento forzato dalle famiglie dei bambini nati dalle malviste unioni tra bianchi e aborigeni, le cosiddette “generazioni rubate” che venivano affidate alle missioni religiose. Il governo però non si era mai scusato con gli aborigeni “per il dolore e le sofferenze inflitte alle generazioni rubate”. L’ha fatto a febbraio, con queste parole, due mesi dopo la fine delle riprese, il leader Kevin Rudd.
Eroe romantico in “Australia” e “Kate e Leopold”, licantropo in “X-men”, illusionista in “The Prestige”… Qual è il ruolo in cui si sente più a suo agio e che le piacerebbe interpretare adesso?
Mi diverte un po’ tutto. Nel 2009 uscirà X-men le origini - Wolverine, il prequel di X-men che interpreto e produco con la mia Seed Productions. E sono in trattative con Steven Soderbergh per Cleo, il suo musical su Cleopatra girato in tridimensionale. Dovrei essere Antonio. Mi spiace solo di aver studiato tre anni in una scuola di teatro classico senza però aver mai interpretato un ruolo classico. E adesso sono troppo vecchio anche per fare Amleto. Del resto la vita ti porta dove vuole: ho una laurea in giornalismo, eppure non ho mai scritto un articolo.
- Domenica 11 Gennaio 2009









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Il 16 Gennaio 2009 alle 19:32 Australia: lui, lei, i paesaggi sconfinati… e la noia » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:
[...] // LEGGI ANCHE: Hugh Jackman, un macho da meditazione [...]
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