
Giovanni Allevi nel concerto di Natale
L’attesa famelica dei tanti fan italiani di Stieg Larsson è stata soddisfatta il 9 gennaio, quando la Marsilio ha dato alle stampe il terzo capitolo della trilogia Millennium, La regina dei castelli di carta. Per lo sfortunato scrittore svedese, morto cinquantenne prima che i suoi libri venissero pubblicati, è vera mania, tanto che la casa editrice ha cercato di appagarla rendendo scaricabili dal suo sito le lettere inedite dell’autore. I commenti dei lettori sul gruppo Facebook dedicato al giallista sono già entusiasti: “sto leggendo il terzo… Larsson è un mito”, “sono a pagina 200… fantastico”.
Ma dalle colonne de La Stampa nei giorni scorsi sono piovute le critiche di Carlo Fruttero. Per lui è stata una vera fatica leggere Larsson: “Una noia. Ho provato di qua, di là, in mezzo, alla fine, qualche pagina da una parte e qualcuna dall’altra. Niente da fare. Ragion per cui l’ho abbandonato molto volentieri al suo destino”. I suoi tentativi si sono fermati a Uomini che odiano le donne, il primo tomo di Millennium, definito una “brodaglia”: “mi ricorda le antiche minestre che pare servissero nei collegi dei bambini poveri, tanti anni fa”. Colpito e affondato. Dall’alto dei sui 83 anni e di una lunga carriera di successi, lo scrittore torinese è andato giù pesante, per nulla impressionato dal fervore mosso dal collega nordico. Certo, le parole di Fruttero non spengono il mito, tanto che un po’ in tutta l’Europa si stanno organizzando gite turistiche sui luoghi dei romanzi dello svedese. Larsson è comunque in buona compagnia…
Accanto a lui ci sono altri fenomeni culturali esaltati dal mercato ma affossati da critica, colleghi e maestri. Due nomi a caso? Settori diversi, odio e amore simili, Giovanni Allevi e Damien Hirst. Allevi è ormai il re Mida della musica, tutto quello che tocca sembra tramutarsi in oro. Mentre i riccioli neri gli cadono davanti agli occhiali nel cercare la nota, lui incanta il pubblico, come il presidente della Repubblica Napolitano nel concerto di Natale al Senato, e confeziona e vende album su album al pari di una pop star. Ma la sua è musica classica. Così, almeno, sostiene il musicista. “Composizioni musicalmente risibili”, preferisce invece chiamarle un altro musicista, Uto Ughi, sempre dalle pagine de La Stampa. “Non ha alcun grado di parentela con la musica che chiamiamo classica, né con la vecchia né con la nuova. Questo è un equivoco intollerabile”. Il grande violinista è addirittura offeso dal successo del giovane musicista marchigiano, che a suo parere segna il trionfo della “scienza del nulla”: “è il termometro perfetto della situazione del Nostro Paese: prevalgono sempre le apparenze”.
E se l’apparenza è scintillio, non si può non pensare a Hirst, l’artista britannico che ha ricoperto un teschio umano (For the love of god) con ben 8.601 diamanti (1.106 carati!), poi acquistato per 73 milioni e mezzo di euro. E nel settembre scorso, nella famosa casa d’asta londinese Sotheby’s, ha conquistato un altro record: il suo Golden Calf, il cadavere di un toro posto in una vasca di formaldeide, è stato battuto a 10,3 milioni di sterline. “Hirst è un macellaio, un farmacista mancato, che non potendo fare strada in questi campi ha trovato un modo alternativo” dice Vittorio Sgarbi, contattato da Panorama.it. Il critico d’arte ora sindaco di Salemi (TP) già in passato aveva definito Hirst un cretino. “Ma ormai dobbiamo rassegnarci al fatto che se qualcuno dice che qualcosa è arte si debba prenderlo per tale. È un casino, ma significa che c’è chi ha tale percezione. Dispiace però che nel prevalere di taluni siano soffocati altri più bravi”. Ad Hirst c’è comunque da dare atto che riesce ad avere un riscontro impressionante: la recente asta inglese ha avuto un incasso di 114,4 milioni di sterline. “Viene l’idea che certi artisti siano dei pubblicitari mancati” osserva Sgarbi, che passa la palla, accanto a lui, a Oliviero Toscani, che il pubblicitario lo fa di professione. “L’arte contemporanea è un prodotto per collezionisti e commercianti, che non hanno gusto” replica il fotografo milanese, “ormai non è più contaminata dall’umano: è influenzata dal potere e si riduce a una masturbazione”.
Hirst, Allevi, Larsson… Eppure le vendite danno loro ragione, seppur nella società dove il boom di ascolti televisivi lo ha il Grande Fratello 9 (674 mila telespettatori nella puntata d’esordio, con il 26,5o%) questo non sia garanzia di qualità. Allevi si è difeso dall’attacco di Ughi definendolo membro di una casta presuntuosa e irraggiungibile, pronta a tacciare la gente di ignoranza.
La divisione rimane: da una parte i nuovi talenti, più popolari e ormai campioni di marketing, dall’altra i maestri, tutt’altro che intenzionati ad accettare le attuali dinamiche. E se l’arte si fa sempre meno elitaria, luccica sempre più come un business.

Damien Hirst con la sua opera The Incredible Journey presso Sotheby’s
- Mercoledì 14 Gennaio 2009









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