- Tags: Gus-Van-Sant, Milk, Sean-Penn
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Con un look anni ‘70, labbra fini che si chiudono spesso in sorrisi accattivanti o delicati e un’oratoria sincera, è quasi difficile riconoscere Sean Penn. E anche Emile Hirsch, coi riccioli gonfi e gli occhiali dalla montatura pesante a coprire mezzo viso, o Josh Brolin, scriminatura vistosa e uno sguardo inquieto e teso. Non sono più loro, ma sono in tutto e per tutto Harvey Milk, il suo fedele sostenitore Cleve Jones e il suo assassino Dan White. Nell’ultimo lavoro di Gus Van Sant, Milk, gli attori, in una grande prova su cui spicca quella di Penn, scompaiono interamente dentro i loro personaggi per far rivivere l’emozionante storia di Harvey Milk, il primo consigliere apertamente gay di San Francisco, ucciso nel 1978 all’età di 48 anni insieme con il sindaco George Moscone dal collega reazionario e omofobo White.
“Il mio nome è Harvey Milk e sono qui per reclutare tutti”: carismatico e tenace, così Milk apriva i suoi discorsi e incitava le folle di omosessuali e garantisti dei diritti umani in una delle sue più grandi battaglie, nel 1978, contro la “Proposition 6“, che voleva consentire il licenziamento degli insegnanti dichiaratamente gay e che non può non ricordare oggi, così attuale, la “Proposition 8″, che il 4 novembre scorso ai gay di California ha tolto il diritto di unirsi in matrimonio.
Milk però non nasce politico e fino a 40 anni è un comune assicuratore, finché non decide di dare un senso alla sua vita. Il regista di Elephant e Will Hunting - Genio ribelle comincia proprio da qui il suo racconto, da quando Milk incontra il suo grande amore Scott Smith (James Franco) e decide di trasferirsi con lui a San Francisco, dove insieme aprono un piccolo negozio di fotografia, il Castro Camera, nel cuore del quartiere popolare che sarebbe presto diventato un punto di riferimento per tutti gli omosessuali d’America. È qui che diventa affettuosamente il “sindaco di Castro” e decide di combattere le violenze e i pregiudizi contro i gay, impegnandosi attivamente. Deve però macinare sconfitte prima di essere eletto supervisor, cioè consigliere comunale, nel 1977. Intanto Van Sant registra tutto con mano ferma, alternando filmati storici e il racconto stesso di Milk che, consapevole di essere un continuo bersaglio della rabbia altrui, incide audiocassette da ascoltare nel caso della sua morte. La narrazione è senza sbavature e coinvolgente, pennellando anche piccoli quadri umani laterali, come la disperazione suicida di un teenager omosessuale del Minnesota non accettato dai genitori.
Felicemente lontano dal facile rischio di cadere nell’eccesso emozionale e nel nostalgico, che sfiora solo sul finale, il film offre una sceneggiatura ironica e appassionante firmata Dustin Lance Black. Ma soprattutto, avvalendosi di un Penn magistrale, regala un esempio umano di senso della giustizia e determinazione. “Se conosceranno almeno uno di noi non potranno dire che siamo malati”: Milk sprona i suoi amici e chiunque a uscire dal buio nel coraggio di essere se stessi. E il messaggio che manda vale per tutti, non solo per associazioni lgbt e affiliati. Proprio per questo Milk è una pellicola da vedere e per tutti, così come Harvey Milk è un eroe di tutti.
Il film esce in Italia il 23 gennaio, mentre negli States la premiere è stata il 27 novembre 2008, nel trentennale della morte del consigliere di San Francisco.
Panorama.it presenta un estratto del film in esclusiva (un dialogo tra Harvey Milk e Scott Smith):
Il trailer di Milk:
- Martedì 20 Gennaio 2009









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Il 24 Settembre 2010 alle 13:18 Leonardo Di Caprio e Joaquin Phoenix innamorati nel film di Clint Eastwood - Cultura e societa - Panorama.it ha scritto:
[...] già messo al lavoro sul copione. Così lo sceneggiatore della pellicola (premio Oscar nel 2008 per Milk) rivela delle anticipazioni sulla storia: “La gente conosce Hoover , o pensa di conoscerlo, e [...]
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