Di Massimo Morici
Da una mattonella bianca escono sei braccia. Sono di un pupo con un grande occhio che inizia correre e si trasforma in un viso con la bocca spalancata, da cui cadono denti che, dotati di minuscole zampine, iniziano a loro volta a scappare. Uno di questi si trasforma in un uomo con la testa a lampadina. Starnutisce: sbatte il capo, che va in frantumi e si trasforma in un cubo. Così la metamorfosi va avanti per altri sette minuti. È l’inizio di Muto, un filmato dove in realtà il sonoro è parte integrante del video. Il particolare? Sono “graffiti animati”: a muoversi nella realtà sono i personaggi disegnati sui muri e sui marciapiedi. Insomma, tutto vero, nessun ritocco al computer. Muto è uno dei più noti video di animazione coi graffiti - in gergo “stop - motion” e quest’arte si chiama “wall painted animation” – che su youtube è stato visto da oltre 3 milioni di persone. È stato girato sulle pareti di edifici abbandonati a Buenos Aires e a Baden (Germania). L’artista che lo ha realizzato si fa chiamare Blu ed è l’astro nascente della street art italiana (le musiche sono di Andrea Martignoni). Per realizzare Muto Blu si è filmato, mentre disegnava e cancellava i graffiti. Un lavoro certosino, durato per parecchi giorni, e completato durante il montaggio, quando sono state velocizzate le immagini. Così, i graffiti di solito statici sui muri, hanno iniziato a muoversi, proprio come in un cartone animato. Dietro Blu, che non si presenta mai col suo vero nome, si cela Nicola Mariani, 28 anni, writer bolognese, ma nato a Senigallia (Ancona). Ora vive a Barcellona, ma viaggia di continuo alla ricerca di spazi pubblici dove realizzare i suoi graffiti. Lo scorso aprile è stato invitato alla Tate Modern Gallery di Londra assieme ad altri cinque writers per dipingere una facciata del museo. I graffiti più noti di Blu si trovano a Milano (Bicocca, stazione Lambrate), sulla parete di un condominio di Livorno, su un silos al porto di Ancona, sulla parete di un condominio a Wroclaw (Polonia) e ad Aahrus (Danimarca) e sui muri di una casa di Praga. È uscito un libro – dal titolo Blu - che raccoglie le sue principali opere (Studio Crome).
- Lunedì 26 Gennaio 2009









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Il 24 Febbraio 2009 alle 13:05 Anima 2009: il cinema di animazione si dà appuntamento a Bruxelles » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:
[...] Trenta lungometraggi (di cui 17 in anteprima), 200 corti, 32 paesi rappresentanti e una valanga di iniziative che fanno la gioia di un pubblico numerosissimo. Questi i numeri che accompagnano la ventottesima edizione del Festival internazionale dei Film di animazione di Bruxelles, Anima 2009, un evento tra i più attesi dagli appassionati (in programma fino a sabato 28 febbraio) di un genere che negli ultimi anni ha saputo (ri)conquistare fama e successo grazie alle perle cinematografiche offerte dalla Pixar. Eppure, nella patria del fumetto, c’è chi vuole guardare oltre alle megaproduzioni in stile hollywoodiano come Toy Story e Gli incredibili, tanto per citarne due, e offrire ai cinefili l’opportunità di scoprire lavori artistici di primissimo ordine ma emarginati da un mercato cinematografico che non conosce alternative alla legge dei grandi numeri. Tra i pochi ‘artigiani’ in grado di emergere nel mondo della settima Arte c’è sicuramente Hayao Miyazaki, autore di fumetti e animatore giapponese noto in Italia per l’Oscar conquistato nel 2003 con La città incantata e il Leone d’Oro alla carriera ricevuto al Festival di Venezia nel 2005. In uscita in Italia il 20 marzo prossimo, l’ultima fatica di Miyazaki, Ponyo sulla scogliera, ha inaugurato Anima 2009 ricevendo il solito tripudio di ovazioni. Nella categoria lungometraggi, tra i film in competizione più attesi del festival c’è sicuramente Idiots and angels di Bill Plympton, disegnatore americano cortegiatissimo dalla stampa USA (collabora con il New York Times, Vanity Fair, Rolling Stone e Vogue) e diventato famoso con un corto straordinario dedicato al fumo. Ma la conquista del primo premio non sarà per niente facile: a sbarrare la strada di Plympton c’è un esercito di registi giapponesi capeggiati quest’anno da Keiichi Hara, pluripremiato in madrepatria nel 2008 con Summer Days with Coo. Nella categoria cortometraggi, la più bella sorpresa potrebbe venire dall’Italia e da un film di sette minuti che sta rivoluzionando il mondo dell’animazione in Europa. Si intitola Muto, ed è diretto da Blu, artista bolognese e astro nascente della Street Art. “Mai avremmo immaginato un tale successo” assicura a Panorama.it Andrea Martignoni, musicista impegnato da anni a curare le colonne sonore di film animati, tra cui Muto. Dalla sua apparizione sulla Rete, il filmato è stato visionato da oltre tre milioni di utenti, incassando ben 24 premi, tra cui quello assegnato due settimane fa dal Festival internazionale del cortometraggio di Clermont-Ferrand per il miglior lavoro sperimentale. Giunto a Bruxelles per colmare l’assenza di Blu, Martignoni giustifica così la feroce volontà dell’artista di voler preservare l’anonimato: “Non ama apparire, anche perché appartiene a quella categoria di artisti che producono una forma d’arte spesso definita illegale da parte delle autorità pubbliche”. Ma qualcuno si è accorto che i murales di Blu non sono semplici scarabocchi. Nel maggio 2008, la Tate Modern Gallery lo ha invitato a Londra per dipingere assieme ad altri cinque artisti una facciata del museo. Con Muto, il graffitti si anima per diventare ‘wall painted animation’. “In realtà” spiega Martignoni, “abbiamo a che fare con una forma di espressione vecchia come la preistoria. Pensavamo che l’arte visiva non fosse più capace di offrire forme di espressione nuove, e invece non è così. Muto non fa altro che riprendere un’arte che già conoscevamo, il murales, e animarlo”. Un’idea tanto più sconvolgente perché non si “era mai visto un grafitto in stop motion”. Ma c’è un’altra curiosità: “solitamente i film animati nascono sulla carta, per poi approdare sul grande schermo, nel caso di Muto è avvenuto il processo contrario: si parte da una scala più grande, quella di un muro ricoperto da disegni alti cinque, sei, dieci metri, per poi passare a una scala più piccola, lo schermo”. Da questa impresa tecnica è nato un successo planetario che non tuttavia non deve illuderci: “contrariamente a quanto accade in Francia, Olanda, Belgio, Inghilterra, Canada, Repubblica ceca, Polonia o Croazia, in Italia i film di animazione sono quasi completamente ignorati. Di sovvenzioni non se ne parla, ed è un peccato perché abbiamo artisti talentuosi”. L’unica speranza rimasta è quella di vedere Muto trionfare sabato prossimo per la consegna dei premi. [...]
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