Archivio di Febbraio, 2009

I giovanissimi attori di Slumdog Millionaire
Dall’Academy di Hollywood a una delle baraccopoli di Mumbai il salto è grande. Ma ancora peggio se pochi giorni dopo aver partecipato, da protagonista del film più premiato dell’anno, alla festa degli Oscar, si finisce picchiati dal proprio padre per essersi rifiutati di farsi esporre come un trofeo. E’ accaduto al piccolo Azharuddin, che nel film “Slumdog Millionaire” interpreta Salim, il fratello del protagonista Jamal da bambino. Nella realtà Azharuddin vive davvero in uno slum di Mumbai (la baraccopoli di Bandra) e aveva anche dichiarato di aver ricevuto un compenso non proprio da star da parte dei produttori del film vincitore di otto premi Oscar, che hanno replicato imbarazzati dicendo che sosterranno l’educazione dei piccoli attori. Il governo indiano ha anche promesso a loro e alle loro famiglie una nuova casa.
Ma per il giovane attore il ritorno da Los Angeles si è trasformato in un bagno di folla e di popolarità eccessivo: da giovedì, quando è tornato nella baracca dove vive a Mumbai, vive circondato da telecamere e giornalisti. Ieri sera Azharuddin era molto stanco, non aveva ancora smaltito il viaggio americano e voleva andare a dormire, nonostante i tanti giornalisti all’esterno della sua casa gli chiedessero interviste e saluti televisivi.
Constatando il suo rifiuto, Ismail Usnay, il padre dell’attore di dieci anni, gli ha dato uno schiaffo dinanzi alle telecamere, obbligandolo ad andare a parlare ai giornalisti, ai quali il piccolo attore ha detto di essere stato cattivo con il padre il quale lo ama e vuole solo il suo bene. ”Non volevo fargli male - ha detto alla stampa Mohmmad Ismail - ma lui deve cambiare atteggiamento, ha sbagliato”. Il gesto del padre è stato giustificato non solo dallo stesso ragazzino, ma anche dalla madre del baby attore, Shamima, che ha parlato di ”gesto non intenzionale”.
Guarda il VIDEO dalla Cnn indiana su Youtube:

Foto di Gianluca Saragò
«L’abito non fa il monaco, fa solo un gran casino. Lasci che glielo dica uno che come linea d’abbigliamento indossa il caos. Quel mozzicone di stoffa che è la cravatta semplifica la vita e rende rispettabili. Io invece, fin da ragazzo, le mie idee me le sono messe addosso. Non ho mai dovuto aprire una ventiquattrore per mostrare il campionario, ero un teatro ambulante, un libro aperto». Maglione nero a collo extralarge, pantaloni scozzesi rosso acceso e una tazza di decaffeinato tra le dita, Renato Fiacchini, in arte Zero, s’illumina ogni volta che rievoca i primi azzardi di una vita artistica fuori dal coro. «A Roma si dice: “Chi s’alza prima si veste”. E, piaccia o no, sull’apparenza sono arrivato prima di tanti altri».
Lei usciva di casa travestito da Renato Zero pur avendo un padre poliziotto e come vicini di casa 136 famiglie di agenti di polizia.
Sono andato per gradi. I primi tempi uscivo con una borsa dove nascondevo i paramenti e gli arnesi del mestiere. Per la vestizione usavo i portoni dei palazzi. Le piume di struzzo al civico 98, i fuseaux al 100, la «stivalata» al 102…
Com’è andata la prima volta che suo padre Domenico l’ha vista agghindato in abiti non convenzionali?
I miei paramenti erano gettonatissimi tra i poliziotti. Ogni tanto, mentre camminavo per strada, mi caricavano su uno dei loro carrettoni e mi portavano al commissariato di Campo Marzio, dove era in servizio mio padre. «Che ci fai ancora qui?» era la sua reazione ogni volta che mi vedeva nello stanzone dei fermati. Mi blindavano per accertamenti, ma in realtà alcuni colleghi di papà avevano una curiosità morbosa nei miei confronti. Ero il loro momento di sollazzo. Finiti gli sfottò, mi lasciavano andare. Papà, nonostante la divisa e la sua provenienza da una famiglia di pastori, era una persona estremamente tollerante e paziente.
La cito: «Dietro questa maschera, lo sai ci sono io» cantava nella «Favola mia». Il trucco e i travestimenti facevano davvero parte di lei oppure sono stati una scorciatoia per il successo?
Il make-up e gli strass non hanno nascosto il vero Renato. Anzi, l’hanno esaltato e fatto venire fuori in tutta la sua genuinità.
Ma lei non s’è mai vergognato per un aspetto sempre sopra le righe in qualsiasi corcostanza?
No, ma ho provato disagio per l’imbarazzo degli altri. Oggi sembra tutto facile, ma negli anni Settanta sedersi di fianco a Renato Zero poteva essere disdicevole.
Che uomo sarebbe stato Renato Fiacchini senza i travestimenti di Renato Zero?
Un uomo problematico. A me i boa di piume e i lustrini hanno salvato la vita. E mi hanno insegnato a dialogare anche con il più feroce dei duri da periferia. Anzi, dirò di più: io il mio Oscar l’ho vinto sul marciapiede.
In che senso?
A 16 anni me la giocavo in strada con i «bori» di 30 che mi ammazzavano con le parole. Ma non chinavo il capo, tornavo indietro e li affrontavo: «Perché mi dite così? Venite che Renatino vi offre un caffè». Il giorno dopo quelli erano sedati e gli insulti arrivavano da altri «truzzi». E allora, pronti con un altro caffè. Roba da star svegli tre giorni di fila.
Lei si definisce un cattolico praticante?
A modo mio sono un praticante solitario, nel senso che per questioni di concentrazione vado in chiesa quando non c’è nessuno. M’inginocchio e rifletto sulla mia vita e su quella dei miei cari.
Che cosa fa nella vita Renato Zero quando non si occupa di musica?
Esco di casa e vado dal fruttivendolo o dal macellaio. Mi metto in fila con il mio sacchetto e parlo poco. Le urla e le scene isteriche di un tempo sono rare. Non perché non mi amino più, ma perché la gente normale, oggi, ha problemi seri. E io mi faccio sempre più piccolo perché non voglio che mi dicano: «Renà, scusa se non ti faccio festa, ma oggi mi rode il c… Sai ho problemi di lavoro, di soldi».
Un tempo i suoi fan, noti come «sorcini», la veneravano e la seguivano passo passo per 24 ore al giorno.
Sapesse quante volte ho detto a questi ragazzi: non v’accanite così, non vestitevi come me sul palco, pensate di più al vostro futuro, Renato vi può guidare fino a un certo punto, ma poi dovete cavarvela da soli. Nella vita reale non esiste un supereroe chiamato Zero. Anch’io ho i miei difetti, faccio cavolate e sono vulnerabile. A casa mia sono venuti i carabinieri per cercare fan minorenni che non si trovavano più. Non so se mi spiego. Per uscire di casa mi nascondevo nel furgone della lavanderia in mezzo ai panni sporchi e puzzolenti. Ero agli arresti domiciliari.
Ma questi sorcini erano anche nullafacenti, oltre che un po’ ossessivi?
Si figuri che due dei più caldi sono diventati rispettivamente presidente di una banca e magistrato al tribunale di Milano. Ma il migliore è stato quel medico che non aveva mai confessato la sua zeromania. Dopo avermi visitato, tutto rosso in faccia, mi ha confessato: «Finalmente sono riuscito a toccarti». Mi ha scioccato.
Per il nuovo disco ha deciso anche di sfidare le regole della discografia tradizionale. Il che significa…
Che Presente, il mio nuovo cd con 17 canzoni inedite, non avrà una major alle spalle per quanto riguarda la produzione, il marketing e la distribuzione. Se ne occuperà una società chiamata Tattica, intestataria dei miei diritti. È la prima volta che un artista si cimenta in un’impresa del genere.
Si racconta di un suo leggendario concerto, negli anni Settanta, in provincia di Modena, a Zocca, il paese natale di Vasco Rossi. Che in quell’occasione sarebbe stato anche l’organizzatore della serata.
Tutto vero. Lui faceva il dj ed era in società con un promoter di concerti. Lo spazio dello show era mitico: i giardinetti pubblici del paese. Dopo il terzo pezzo ci fu un botto micidiale e l’amplificazione andò a fuoco. Allora, per non far saltare la data e perdere l’ingaggio, mi misi a raccontare barzellette. Vasco e il socio mi diedero 1 milione e mezzo di lire dicendomi: «È la prima volta che paghiamo qualcuno per non cantare».

U2: Bono e The Edge sul tetto della BBC a Londra
Come nel loro video di “Where the streets have no name“. O come i Beatles, per primi, 40 anni fa. Un concerto dal tetto, all’improvviso. Una sorpresa per i fan da parte degli U2. Sorpresa promozionale per il nuovo disco “No line on the horizon”, certo, ma un concerto pur breve (hanno cantato quattro canzoni) di Bono e soci è comunque un evento. La notizia era stata fatta trapelare ad arte nel pomeriggio e molti fan si erano dati già appuntamento sotto la sede Bbc di Regent Street, a Londra. Così quando Bono, Edge, Larry Mullen Jr. e Adam Clayton sono saliti sul tetto c’era già una discreta folla impazzita.
Gli U2 hanno cantato due brani del nuovo disco: ‘Get on your boots’ e ‘Magnificent’, quindi due pezzi del loro repertorio più recente, ‘Vertigo’ e ‘Beautiful Day’.
”Grazie a tutti voi per averci regalato una vita bellissima - ha gridato Bono - questa è la prima volta che suoniamo le nostre nuove canzoni per chiunque”. Il gruppo è apparso nella breve esibizione in grande forma, con una notevole potenza sonora e un grande calore, nonostante la temperatura rigida della sera. Lo show è stato trasmesso in diretta sul web dalla televisione pubblica britannica.
Guarda il VIDEO:
Giulia non esce la sera
LA GALLERY DEI FILM DELLA SETTIMANA
A cinque anni dal suo ultimo lavoro La vita che vorrei, il regista Giuseppe Piccioni torna con Giulia non esce la sera, film malinconico con Valerio Mastandrea e Valeria Golino, istruttrice di nuoto che nasconde un inafferrabile dolore. Dal 27 febbraio nelle sale, insieme a un’altra pellicola italiana, Iago, opera seconda di Volfango De Biasi che rilegge in chiave moderna l’Otello di Shakespeare, e a L’Onda, interessante rivisitazione tedesca, ad opera di Dennis Gansel, di un esperimento di nazismo in un liceo americano. Per le shopping addict è un grande week end: arriva infatti anche I love shopping di P.J. Hogan, trasposizione per il grande schermo dell’omonimo libro di Sophie Kinsella.
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Otello, una delle tragedie più importanti di William Shakespeare, è il canovaccio su cui ridisegnare una commedia contemporanea. A farlo è Volfango De Biasi che con Iago, il suo secondo film, rilegge uesta ormai classica tragedia della gelosia, con il protagonista che diventa il malvagio per antonomasia e il cattivo che, alla fine dei giochi, risulta lo stesso Otello.
Per il suo Iago il regista romano, classe ‘72, ha scelto di collaborare ancora una volta con Nicolas Vaporidis, dopo il successo di Come tu mi vuoi. Desdemona invece è Laura Chiatti, che va così a comporre la coppia di attori che doveva originariamente essere anche sul set di Notte prima degli esami (in quell’occasione la Chiatti rinunciò alla parte per sovrapposizione di impegni e fu sostituita dalla Capotondi).
Iago (Vaporidis) è un giovane architetto di grande talento che si innamora della figlia del rettore (Gabriele Lavia), la bellissima collega Desdemona (Chiatti). Insieme concorrono per un progetto da presentare alla Biennale di Venezia. L’idillio tra i due, appartenenti a ceti sociali opposti (lei ricchissima e lui povero) viene interrotto dall’arrivo di Otello (Aurelien Gaya), un modello mulatto dallo sguardo un po’ vuoto ma dal fisico scultoreo, figlio di un architetto africano potente e corrotto. Iago si trova a perdere insieme amore e lavoro, ma decide di riconquistare tutto con qualsiasi mezzo.
Il trailer da YouTube
LA GALLERY DEI FILM DELLA SETTIMANA
A cinque anni dal suo ultimo lavoro (La vita che vorrei), Giuseppe Piccioni torna con Giulia non esce la sera (nelle sale dal 27 febbraio) e con il suo poetico sguardo sul disagio esistenziale. Questa volta una piscina è la “penombra esistenziale”, così la chiama il regista, dove si incontrano due diverse solitudini, quella di Valeria Golino e Valerio Mastandrea.
La Golino, con gli occhi che sono due pozzi azzurri smarriti e stranieri, è Giulia, un’insegnante di nuoto che riesce ad avere una vita normale solo nella panacea sorda di bordo vasca: “Solo nell’acqua sto bene” dice con una malinconia inafferrabile che cela un dramma. Mastandrea invece è Guido, uno scrittore che sta vivendo il suo momento di gloria, entrato nella cinquina dei finalisti di un prestigioso premio letterario, eppure profondamente insoddisfatto. Sposato con Benedetta, l’eterea Sonia Bergamasco, vive mollemente, insofferente ma immobile, senza riuscire a prendere mai una posizione. L’incontro con Giulia e con il suo dolore potrebbe essere una svolta per scuoterlo da un fiacco torpore senza coraggio.
Al di là del fatto che sia o non sia un bel film, “con Giulia non esce la sera mi sento riconciliato con questo mestiere” afferma Piccioni. “Racconto storie che sono storie d’amore ma dicono anche qualcos’altro”. “La pellicola narra di due differenti solitudini molto diverse tra loro ma simili” rilancia Mastandrea, “e lì deve subentrare il coraggio dell’amore. L’amore è una delle più grandi risorse in una vita, ma anche quella che fa più paura”.
Con il tocco elegiaco che contraddistingue il cinema di Piccioni e pennellate di surrealismo, Giulia non esce la sera è un discreto incompiuto cinematografico, con appannato amalgama tra colori. Valore aggiunto è la colonna sonora, che alterna pezzi storici francesi come J’entends siffler le train e Tu me fais tourner la tête, a musiche dei Baustelle: bella la canzone di chiusura, Piangi Roma, con un duetto di Francesco Bianconi e Valeria Golino.
Ecco il trailer da YouTube


Il Film
Da The Day After Tomorrow a Cloverfield, da Hancock a Kung Fu Panda: Disaster Movie ne ha per tutti. Arrivato nei cinema italiani nell’ottobre 2008, esce in DVD e Blu-ray l’11 febbraio 2009.
Classica parodia di tante pellicole più o meno recenti, oggetto dello sberleffo sono i film catastrofi come quelli della passata stagione cinematografica e i personaggi della cultura pop, da Jessica Simpson a Hannah Montana.
La regia è di Aaron Seltzer e Jason Friedberg, che sono anche ideatori del soggetto, ormai veterani del genere dopo Scary Movie (2000), Hot Movie (2006), Epic Movie (2007) e 3ciento - Chi l’ha duro… la vince (2008). Con Vanessa Minnillo, Kim Kardashian, Matt Lanter e Carmen Electra.
La pellicola si apre mostrando un ridicolo uomo preistorico che fugge da un dinosauro, evidente richiamo satorico di 10.000 AC. Prosegue con le buffe disavventure di un gruppo di amici ventenni eccessivamente attraenti, che una notte si imbattono in ogni genere di evento catastrofico e disastro naturale possibile: asteroidi, tornado, terremoti, ogni tipo di calamità immaginabile cade sulla città e incrocia le strade del gruppo di giovani, mentre questi tentano di risolvere una serie di misteri che potrebbe porre fine alla distruzione dilagante. Intanto i due registi si prendono gioco di tutti, da Indiana Jones ad Iron Man da Amy Winehouse (ovviamente ubriaca) a High School Musical, da Sex and the City a Come d’Incanto.


La parodia di Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

Il Blu-ray
Disaster Movie non è sicuramente, come film, il capitolo più riuscito della serie. Al contrario, la qualità tecnica del Blu-ray è di buona fattura. Il formato in alta riproduzione mantiene le proporzioni originarie di 1.78:1 in 16:9. Non ci sono grane e le immagini rimangono dettagliate anche in campi medi come la scena iniziale nel sogno di Will. Gli effetti speciali sono ridotti all’osso: come vuole la tradizione del genere demenziale essi devono quasi essere caserecci. Ecco allora che l’armatura di Iron Man non è fatta al computer ma è di latta, mentre Hulk altro non è che un Body Builder dipinto di verde (come nel telefilm originale).
L’audio è in formato TrueHD. Durante i dialoghi l’impianto surround non viene sfruttato particolarmente anche se si mantengono chiari e distinti dagli effetti sonori o dalla colonna sonora. Quest’ultima è curata ed ha un certo valore aggiunto nel film in quanto uno degli sketch più lunghi è proprio la parodia di High School Musical, dove il subwoofer lavora in modo significativo sui bassi. Essendo il TrueHD un formato non compresso, il Blu-ray di Disaster movie può essere riprodotto in un impianto con più di cinque canali senza perdita di qualità pur essendo dichiarato 5.1. Incredibilmente nel BD non ci sono Extra o contenuti speciali.


Regia: Jason Friedberg, Aaron Seltzer
Attori: Vanessa Minnillo, Kim Kardashian, Matt Lanter, Carmen Electra
Produzione: USA
Genere: Comico
Durata: 90 minuti
Anno: 2008
Formato Video: Formato panoramico ad alta definizione 1.78:1
Audio: Italiano, Inglese Dolby TrueHD 5.1
Contenuti speciali: Nessuno
Visto Censura: Film per tutti
Prezzo: 23,00€ BD - 15,00€ DVD
Distribuzione: Eagle Pictures
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Nella foto: Mark Dion, Concerning Hunting, Hunting Blind-The Librarian, 2008 (Credits: Adolf Bereuter, courtesy the artist and Georg Kargl Fine Arts Vienna)
LA GALLERY
Come bisogna vedere una mostra che parla del piacere estetico della caccia? L’approccio drammaticamente si divide subito fra chi è visceralmente contrario alla caccia e chi invece la ama. Ma fosse così semplice! Ecco una mostra come Concerning Hunting, alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Modena, che mette in crisi posizioni apodittiche.
La rassegna rimarrà aperta fino al 26 aprile, ed è curata da Dieter Buchhart e Verena Gamper, catalogo edito da Hatje Cantz, con un saggio introduttivo di Angela Vettese, in cui le pagine sono elegantemente contornate da frasche. Nel vasto salone della Galleria sono costruite quattro torrette di avvistamento, quelle utilizzate dai cacciatori per osservare e attendere la preda. A questi gabbiotti-palafitta, che sono simboli di una ricostruita edenica primitività, fatta generalmente per singoli Adami (nel rifugio torretta infatti si installa quasi sempre solo una persona o sono ammessi pochi amici scelti), si accede alcune volte con scale irte.
Lo spazio interno delle quattro installazioni modenesi rivela il mondo minimo, concentrato di quattro maniacalità in cui si rispecchiano altrettante tipologie dei “grandi predatori”. Ecco ad esempio il cacciatore-dandy: il suo spazio è fatto di comfort, vecchi brandy da sorseggiare nell’attesa del giusto colpo. Non mancano vasellame e vassoi d’argento, trofei di corna e un trionfale corno da caccia, uno specchio riflette il tutto per ulteriore, snobistico piacere. C’è poi il cacciatore-bibliotecario, con una scelta precisa di libri sul mondo della natura e delle bestie, il fucile è lì a portata di mano, lustrato e oliato, vicino all’immancabile pipa; il cacciatore bibliotecario assapora cultura e tabacco, per un piacere lento più contraddittoriamente consapevole della morte che va a infliggere. Il capanno del cacciatore-ingordo è vasto; la caccia è cibo, non quello della sopravvivenza, ma quello del piacere conviviale fra salamotti, prosciutti impepati appesi, tutti prodotti sostitutivi di un ideale mattatoio, scannatoio e trattamento ben riuscito delle carni di animali cacciati; il tutto annaffiato generosamente da riserva reale di vini su tavola imbandita con un servizio di piatti in tema. Tocca infine all’habitat del cacciatore-sciatto, dove il manifesto della playmate, la coniglietta, trionfa. Con un gioco di parole si potrebbe dire la play- meat, carne di coniglietta su cui fare il tiro assegno e guarda caso nel gabbiotto non manca il quadrante con le freccette, perché questo è un cacciatore sempre in tiro.
L’allestimento continua sulle pareti dove si presenta la vasta scelta fotografica di trofei di caccia, fra arie stolide o di superiorità sull’orso o sull’antilope o sul leone, sguardi con quel tanto di fanfaronesco che accompagna sempre il cacciatore come il pescatore o il cacciatore di uomini. Fa parte dell’allestimento una quinta torretta in frantumi, crollata a terra come una malinconica rovina, quasi a indicare che la caccia è finita. Eppure quando si è dentro in mostra ci si sente prede o cacciatori: Mark Dion è riuscito paradossalmente a produrre con la sua installazione effetti di realtà e a toccare un nervo scoperto. L’efficacia interattiva della mostra sta nel suo produrre effetti di realtà, bisogna dire che verrebbe voglia di distruggerla: un effetto controverso che aveva fatto nascere anche Cattelan con i suoi fantocci impiccati su un albero a Milano. Che lo vogliamo a no, sembra dirci Dion, la caccia continua. E sta a noi scegliere da che parte stare.
LA GALLERY

Evan Rachel Wood e Marilyn Manson sono tornati insieme e hanno passato un folle sabato notte nella suite dell’hotel W a Los Angeles. La mattina successiva il rocker ha confermato a un impiegato che stava aspettando “la sua fidanzata” . Pochi minuti dopo Evan è apparsa e insieme sono saliti su un auto parcheggiata fuori dal lussuoso edificio. La coppia aveva litigato furiosamente in ottobre a causa dei contrasti tra Manson e il fratello dell’attrice. Sembra che il cantante abbia addirittura cercato di buttare fuori di casa il ragazzo provocando l’ira di Evan che ha preferito troncare all’istante la relazione cominciata nel 2006 quando ancora Manson era sposato con la star del burlesque Dita Von Teese. Pochi giorni dopo la rottura l’attrice appena ventunenne è stata vista in intima compagnia di Mickey Rourke, co-star del film The Wrestler, mentre Marilyn ha cominciato a frequentare la modella Isani Griffith.
Marilyn Manson & Evan Rachel Wood: album fotografico

Nella storia del rock ci sono dischi dal vivo che hanno segnato un’era. Live at Budokan dei Cheap Trick è sicuramente uno di questi. Registrato nel 1978 durante il tour giapponese della band, il disco cattura il momento magico del quartetto che aveva conquistato milioni di fan a colpi di schitarrate violente e melodie pop. Brano simbolo di questa formula musicale è la leggendaria Surrender, ancora oggi uno dei brani più trasmessi dalle radio americane specializzate nel sound vintage. Ora, a più di trent’anni dalla pubblicazione, Live at Budokan ricompare nei negozi in versione deluxe (tre cd + dvd). Oltre a un poster commemorativo, il box contiene la versione video del concerto, finora andato in onda solo sulla tv giapponese. Un documento imperdibile per i fan del gruppo ma anche per chi ama il rock senza fronzoli con gli amplificatori sparati al massimo.