
Una schermata del sito di Federico Solmi
Il Gip di Bologna Bruno Giangiacomo ha convalidato il sequestro di un’opera ritenuta blasfema ed esposta ad Arte Fiera, la rassegna internazionale d’arte contemporanea che si è conclusa la scorsa settimana nel capoluogo emiliano. L’opera incriminata è parte di un ciclo in legno dal titolo The Evil Empire (qui un particolare dell’immagine) che ritrae un papa immaginario, in atteggiamento dissacrante, opera dell’artista bolognese Federico Solmi, 35 anni, da dieci residente a New York.
Il decreto di sequestro, scattato l’ultimo giorno di esposizione, era stato eseguito di iniziativa dai carabinieri, che avevano ipotizzato il reato di “offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio”. Al primo provvedimento ne era seguito un altro, firmato dal procuratore reggente Silverio Piro e dal Pm Luigi Persico, per “esposizione di oggetti osceni”. Per questi reati sono indagati l’artista, il direttore creativo e il legale rappresentante della Not Gallery, la galleria d’arte napoletana che aveva esposto l’opera ad Arte Fiera. “Quel crocefisso è una bestemmia”, aveva detto Piro commentando il provvedimento di sequestro.
Accuse di blasfemia e polemiche sui limiti che deve porsi l’arte nello scomodare i riferimenti religiosi finiscono ciclicamente sulle cronache. Si erano accese ad esempio l’estate scorsa, a Bolzano, per via della rana crocifissa, opera dello scomparso tedesco Martin Kippenberger, esposta al locale Museion d’arte moderna (Corinne Diserens, direttrice del museo è stata addirittura licenziata lo scorso ottobre).
Sempre la scorsa estate, arte e religione si erano mischiate - con relativo strascico di accuse - per un’opera di Maurizio Cattelan: una donna crocifissa con la schiena rivolta verso il pubblico, all’interno di una cassa di legno attaccata alla parete esterna di una ex sinagoga - oggi la chiesa cattolica di Sankt Martin - a circa quattro metri di altezza dal suolo. La controversa installazione era realizzata nell’ambito di una serie di mostre (dal titolo “Progetti della Sinagoga di Stommeln”) nella cittadina di Pulheim, nella regione tedesca del Nord Reno-Westfalia. Nelle intenzioni di Cattelan, l’opera doveva rappresentare la lotta della religione e della storia contro il potere della morte. L’allusione alla morte, al sacrificio e al paragone con Cristo non era per niente velata: la donna, che indossava una camicia larga e una gonna bianche, appariva crocifissa su un lenzuolo bianco, come se fosse sul letto di morte. Le sue braccia erano rivolte verso l’alto, dai palmi delle mani rivolti verso l’esterno spuntavano due grossi chiodi e la testa, inclinata, poggiava su una spalla (qui l’immagine). Inevitabili arrivarono le reazioni stizzite di molti cattolici. Cui subito avevano fatto eco le parole del portavoce di Cattelan: “L’etica è una questione della letteratura e della cultura, non della realtà”, aveva detto all’agenzia di stampa tedesca Dpa. “Alla fine, non viviamo affatto in un mondo buono”, aveva concluso.
Il ricorso al sacro non è comunque una novità per l’artista padovano che deve la sua celebrità soprattutto all’opera dal titolo La nona ora: una scultura in lattice, cera, tessuto, con scarpe in cuoio e pastorale in argento, che rappresenta papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite (qui l’immagine). Eseguita nel 1999, l’opera fu battuta da Christiès nel 2001 per la cifra record di 886 mila dollari, all’epoca equivalenti a due miliardi di lire.
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Discutine sul FORUM: Arte “blasfema”, è giusto censurarla o è un abuso delle autorità?
- Martedì 3 Febbraio 2009








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