
Il 9 febbraio, al teatro Manzoni di Milano ci sarà un incontro fra grandi: uno spettacolo con tutti i numeri per diventare un classico della stagione appena iniziata. Per allestire The Sisyphus Revue hanno infatti unito le loro forze il poeta e drammaturgo americano Amiri Baraka e il sassofonista David Murray. Uno spettacolo da non perdere nell’ambito della rassegna Aperitivo in concerto, che si conclude con questo appuntamento al debutto italiano. A svelarci il senso dell’intero progetto è Murray, jazzista e compositore americano di grandissimo talento, che Panorama ha raggiunto a Parigi, durante un’intensa session in sala prove.
Qual è il legame tra l’antica Grecia dell’allegoria di Sisifo e la storia dei neri americani?
Nell’allegoria greca Sisifo viene costretto da Zeus a spingere un masso dalla base alla cima di una montagna. Ma ogni volta che arriva in vetta il masso rotola indietro verso la base. Un po’ come è successo ai neri americani ogni volta che si sono avvicinati alla conquista dei diritti civili.
Lei è famoso per la qualità della sua musica, ma anche per una tecnica particolare con cui soffia nel sassofono.
È un modo di suonare che permette di affrontare fraseggi lunghi senza prendere fiato. In pratica, grazie al diaframma, incamero moltissimo fiato che poi doso a seconda della difficoltà del brano. I jazzisti definiscono questo modo di suonare “circular breathing” (è la tecnica usata anche dagli aborigeni per suonare il didgeridoo, ndr).
Tra le sue influenze non viene mai citato Miles Davis. C’è un motivo?
Ho sempre preferito John Coltrane. E poi Davis, di persona, non è che fosse il massimo. L’ultima volta che l’ho incontrato mi ha appena degnato di un saluto e ha cercato di importunare mia moglie.
Lei ha fama di improvvisatore. Ha ancora senso un sound legato soltanto all’ispirazione del momento?
Se quello che esce dal sax è un suono compatibile con le esigenze dell’orecchio, allora sì. Mi sembrano invece finiti i tempi dell’improvvisazione fine a se stessa. Col passare degli anni mi sono convinto che l’unica musica che valga la pena di suonare è quella che riesce ad arrivare al cuore di chi la ascolta. Tutto il resto è solo contemplazione di se stessi. Un puro atto di egoismo.
- Sabato 7 Febbraio 2009









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