Ad apertura della mostra Déco- Arte in Italia 1919-1939, a Palazzo Roverella a Rovigo, accanto allo splendido Ritratto di Wally Toscanini, logo della rassegna, è apparsa con Vittorio Sgarbi l’ elegante contessa di Castelbarco, figlia di Wally e prestatrice del pastello dipinto nel 1925 da Alberto Martini. E con lei ha fatto irruzione in mostra la storia di questa madre bellissima ritratta come Regina di Saba, sdraiata su una sorta di dormeuse, aureolata da un copricapo a ventaglio rilucente d’oro e di fili di perle, che scivolano su una pelle lattea, e uno sguardo che più caldo di così non si può. Wally era figlia di Arturo Toscanini e si era innamorata di un uomo sposato, Emanuele di Castelbarco, intellettuale raffinato con la passione per la poesia, amico e mecenate di grandi artisti come Tamara de Lempicka e lo stesso Alberto Martini. Un amore scandaloso per l’epoca, a cui Wally non si è mai sottratta, con un gesto di fortissima emancipazione.
Infatti sono proprio questi anni fra le due guerre a vedere un’evoluzione femminile, negli atteggiamenti e nei costumi: via busto, braccia scoperte, abiti geometrici ma morbidi e sinuosi, cappelli tagliati alla garçonne, gli immancabili lunghi giri di perle, il charleston e i ritmi sensuali di Josephine Baker: queste nuove donne sono le protagoniste dell’Art Déco a Rovigo, fino al 28 giugno.
Il termine Déco, che nasce dalla contrazione di Art Décoratifs, titolo della mostra di Parigi del 1925, ma che a partire dagli anni 60 designerà quest’epoca fra le due guerre, ha contrassegnato a lungo solo un gusto collettivo legato strettamente al filone delle arti applicate: la creazione di oggetti bon ton per l’alta e media borghesia, che accoglieva tagli cubisti e dinamismo futurista, ma li declinava con una curvatura ancora liberty, accensioni cromatiche fauves ma nella morbidezza di ornamenti esotici, japanese. La voglia postbellica di un “Lusso non necessario” contro l’ asciutta e monumentale arte del regime fascista. Fra i begli oggetti di “ottimo gusto” ci sono quelli di Giò Ponti per la Richard Ginori (alcuni sono in mostra, ma a Villa Badoer di Fratta Polesine in casa Palladio, poco distante da Rovigo, continua una sezione speciale della mostra tutta dedicata alle sue creazioni di design). Il taglio della rassegna dato dai due curatori Francesca Cagianelli e Dario Mattoni, che si sviluppa in undici sezioni, è invece proprio quello di riconoscere statuto pittorico autonomo al déco italiano, pur nell’ibridismo estetico.
Sono i ritratti di donne a tessere il fil rouge della rassegna. Un tout se tien in una sorta di gusto post moderno ante litteram dal geometrismo stilizzato di Depero con La Ciociara a Elisabeth Chaplin con la sua donna flessuosa e decorata nella scia di Gustav Klimt, dall’esotica Giapponese di Anselmo Bucci, alla “ninfa” fitomorfica del Nudo in prato fiorito di Guido Cadorin; dalla donna in tubino nero di Ciro Cancelli ma in posizione quasi rinascimentale a quella in veste d’attrice del grande sogno cinematografico di Cinecittà, con i tratti eterei della Garbo, fasciata in un boa nero di pelliccia di Marcello Dudovich, fino alla soubrette dai tratti schematici e geometrici di Cornelio Gerenzani, alle Mannequins di Ram o alla Bionbruna di Balla, con cui si chiude la mostra, una donna drago e ciminiera per quel fumo che le esce dalle nari. Come si sa “la donna è mobile” e neppure la grande retorica fascista riesce a fermare il suo piacere mercuriale per il moderno che trapassa le maglia del regime. Per una volta la moda, che Leopardi considerava sorella della morte, si rivela invece sorella delle Muse, compresa la decima: il cinema, che contribuirà a fissare in modo indelebile i canoni dell’Art Déco, al di fuori di manifesti programmatici, avanguardismi refoulé o nuove correnti artistiche esplicitamente configurate. Pur nella sua innegabile connotazione alto-borghese, alla fine il Déco si rivela soprattutto come un’imprevista e ancor godibile forma di «democratizzazione» artistica, uno stile non imposto da un’ élite, ma affermatosi in modo eterogeneo per una felice cospirazione del gusto.
- Sabato 14 Febbraio 2009









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