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All’inseguimento del moderno con “violenza travolgente e incendiaria”, questo è il proclama del Futurismo nel Manifesto di Marinetti la cui prima pubblicazione è avvenuta il 5 febbraio 1909 sulla Gazzetta Dell’Emilia, come rivendica a tutta forza Bologna, contro la più aulica e strombazzata uscita su Le Figaro il 20 febbraio dello stesso anno. Certo che il prestigio e la vetrina cosmopolita a cui apriva la rivista parigina erano unici, ma storicamente la primogenitura va riconosciuta alla città emiliana. Proprio da questo episodio prende spunto la mostra 5 febbraio 1909-Bologna avanguardia futurista, curata da Beatrice Buscaroli e tesa a rievocare un Futurismo di nicchia: quello bolognese. A Roma alle Scuderie del Quirinale arriva il 20 febbraio la mostra Futurismo- Avanguardiavanguardie, la versione italiana di quella parigina appena chiusa.
Ma i grandi festeggiamenti hanno inevitabilmente acceso anche Milano, dove si celebrano i FuturisMI: mostre, spettacoli, eventi: dai rombi e maree polifoniche che hanno invaso Piazzetta Reale, al FuturTram, alle serate musicali e di teatro-danza futuristi che rientrano nella mostra Futurismo 1909-2009. Velocità+Arte+Azione aperta a Palazzo Reale fino al 7 giugno. Non poteva mancare una mostra tutta dedicata al detonatore del movimento F.T.Marinetti=Futurismo alla Fondazione Stelline, sempre fino al 7 giugno.
Lo srotolarsi di iniziative proseguirà fino all’inizio del 2010, per dare un’accelerata a Milano, per offrirle del gas usando un termine che sarebbe tanto piaciuto ai rombanti futuristi, idolatri delle macchine. Quale combustibile è stato messo nella mostra Futurismo 1909-2009. -Velocità+Arte+Azione? La rassegna di Palazzo Reale, curata da Giovanni Lista e Ada Masoero, presenta oltre 400 pezzi per parlare di Milano agli inizia del Novecento, una Città che sale (peccato che l’opera di Boccioni del 1910, quadro cardine del futurismo, non sia in mostra). La scansione della rassegna è quasi monumentalmente accademico-didattica. Si indagano le origini sotto l’insegna del divisionismo, maestri che nel dissacratorio gioco della torre non furono cancellati dai futuristi come passatisti, perché “non può sussistere pittura senza divisionismo” e così ecco ” i salvati” Previati, Segantini e Medardo Rosso, con le sue cere plasticamente dinamiche. Poi la velocità anima le opere, non solo nel Cavallino ocra e bluette e nel Treno in corsa del 1912, autore Boccioni, ma anche nel suo bellissimo Plasticità (sempre del 1912), e poi in mostra si succedono come da manuale la stanza di Gino Severini e quella del feroce e divertito geometrismo di Fortunato Depero (divertente il meccano del Gobbo esoterista), le severe volumetrie di Mario Sironi.
Se il momento più rivoluzionario del futurismo è quello degli anni Dieci, la mostra vuole valutare la rivoluzione globale futurista dalla letteratura alla musica, al teatro, all’architettura, dal Paroliberismo di Marinetti, al teatro, alla pubblicità di Farfa e Fillia e dello stesso Depero, alla fotografia con Arturo Bragaglia, all’aereo-pittura degli anni Trenta in cui viene scompaginata la prospettiva con Benedetta Cappa Marinetti e Gerardo Dettori. Proprio da questo caduta libera della focalizzazione prende abbrivio il colpo d’ala del Fontana spazialista, un nipote affiliato al futurismo (in mostra con uno dei suoi tagli del 1959); se nel quadro niente può essere più reso per la mancanza di qualsiasi prospettiva, allora è la tela a venire incisa per far emergere, al di là del “taglio”, la nuova materia universale. La mostra si chiude con l’omaggio di Schifano Futurismo rivisitato del 1966, un saluto ludico e pop.
Sotto l’insegna “Paroliberiamoci”si è aperta inoltre al Palazzo delle Stelline di Milano la rassegna dedicata a F.T.Marinetti=Futurismo (fino al 7 giugno). Ritratti e caricature (primo fra tutto il ritratto che gli fece Rumena Ratzkova), ma anche la Battaglia a 9 piani del 1915, la tavola Parole in libertà- Bombardamento sola igiene sempre del 1915, oltre alla più grande tavola parolibera mai esposta prima e proveniente dalla UCLA University di Los Angeles, Bombardement d’Adrianople (1915). E non poteva mancare il parolibero “Zang Tumb-Tumb”, recitato dagli allievi del Piccolo Teatro ad apertura di rassegna fra lo spumeggiare di un’incredibile folla.
Tra riviste, cartoline autografe, fotografie, ecco la serie di Manifesti, non solo i notissimi, ma quello sulla Lussuria o Uccidiamo il chiaro di luna, fino a quello dell’Arte dei rumori e per rumorosità i futuristi sono stati grandi davvero.
Mostra dal taglio precisissimo poi quella del Mart di Rovereto: Futurismo 100. Illuminazioni. Avanguardie a confronto. Italia – Germania – Russia, aperta fino al 7 giugno. Severissimo è il catalogo (edizioni Electa) costituito solo da documenti, brillanti i fili nervosi che la curatrice Ester Cohen ha messo in luce fra Futurismo, Espressionismo tedesco e Cubo-futurismo russo (in mostra i documenti mai visti prima del mitico viaggio russo di Marinetti, la caffeina d’Europa nel 1914), ma anche i legami con l’America di Gino Severini con Stielglitz. Insomma una rassegna alla ricerca dei futurboy in tutta l’Europa e non solo.
GALLERY: Futurismo al Mart di Rovereto - La mostra di Palazzo Reale a Milano
LEGGI ANCHE: Futuristi in libreria - Il patriottismo insetticida di Marinetti
- Mercoledì 18 Febbraio 2009









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