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Coda di turisti agli Uffizi di Firenze
Cultura e turismo, per un paese come l’Italia, sono ben altro che lusso. Anzi, proprio dalla valorizzazione del patrimonio culturale del paese può venire la spinta per contrastare la crisi di industria e finanza. Ne sono convinti amministratori locali e assessori alla cultura di ogni parte d’Italia riunitisi ieri a Torino per gli “Stati generali della cultura- Città della cultura“.
L’allarme arriva da un dato: la prima motivazione di viaggi all’estero per gli italiani è visitare le città d’arte straniere. Purtroppo, però, la tendenza non è ricambiata agli stessi livelli. Secondo i partecipanti alla conferenza la colpa è principalmente dei tagli al settore operati senza distinzioni di colore politico da governi ed enti locali negli ultimi anni.
Nella settimana che ha visto le polemiche dimissioni di Salvatore Settis, presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali, che ha avuto la solidarietà degli altri consiglieri nel suo contrasto con il ministro Sandro Bondi, anche gli assessori alla Cultura chiedono più attenzione al settore.
“I tagli ministeriali ormai non fanno più notizia” spiegano nel documento introduttivo, “ma il problema adesso è che per questioni di bilancio si tirano indietro anche Enti locali e Fondazioni private”. nel 2009, dopo 5 anni di crescita, si stima un calo del mercato delle sponsorizzazioni dell’ 8,6% rispetto al 2008. “Vogliamo richiamare le istituzioni politiche ad una riconsiderazione trasversale della cultura come ingrediente essenziale del cocktail della competitività” dice il presidente di Federculture Roberto Grossi “La cultura non è solo il singolo museo o il singolo teatro, ma innovazione, sviluppo e nuova produzione culturale, oltre che un antidoto all’insicurezza e all’intolleranza.” I dati più impietosi vengono, secondo Federculture, dal confronto con l’estero: “All’estero viene considerata una strada possibile, come ad esempio in Francia, dove il Ministero della Cultura, in un periodo di crisi e di recessione, vedrà comunque crescere la propria dotazione di ben 100 milioni di euro all’anno mentre verrà introdotta la gratuità dei musei statali per i giovani fino a 25 anni. Oppure in Spagna, dove la spesa pubblica per la promozione turistica è la più alta d’Europa con 160 milioni di euro. Tanto da rappresentare la quinta nazione nel ranking mondiale - stilato dal World Economic Forum – che valuta la competitività del settore turistico, laddove l’Italia, con un patrimonio culturale inestimabile alle spalle, è solamente ventottesima”.
Ciònonostante, assicurano, i consumi culturali degli italiani resistono abbastanza bene alla crisi, come non accadrebbe se fossero considerati semplici beni di lusso: “nel 2008 turismo e spesa culturale hanno mostrato una discreta tenuta (+0,8% la spesa in servizi culturali e ricreativi) e secondo le previsioni Confcommercio dovrebbero risultare le prime voci destinate a risollevarsi dalla crisi, segnando già dal 2010 variazioni positive, seppure contenute”. Ma gli effetti a lungo termine di anni di tagli cominciano a farsi sentire: a livello formativo (secondo la classifica OCSE-PISA i nostri quindicenni sono al 33° posto per competenze in lettura, al 36° per cultura scientifica, al 38° posto per quella matematica, mentre i nostri insegnanti sono tra i più anziani d’Europa, ben il 55% è sopra i 50 anni contro il 28% della Spagna e il 30% della Francia) e a livello economico, con le ricadute sul turismo: “Nel 2008″, secondo Confturismo, “le città d’arte hanno perso ben il 6,9% di turisti stranieri”.
Infine un dato significativo: gli italiani privilegiano le città d’arte straniere rispetto a quelle nazionali. Il turismo culturale rappresenta la prima voce nei viaggi degli italiani all’estero con una quota pari al 46%, ma solo il 20,1% nel turismo nazionale.
- Domenica 1 Marzo 2009









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