L’eleganza come bellezza dell’animo. Non è uno spot degli stilisti contemporanei, o dei dandy ottocenteschi, ma una delle regole fondamentali dell’Hagakure, il codice segreto dei samurai dettato da Yamamoto Tsunetomo ad un suo allievo agli inizi del Settecento. La morte non doveva sorprendere un samurai dimesso, ma nello splendore della sua bellezza; né i nemici dovevano deriderlo, ma sorprendersi della icastica eleganza o meravigliarsi della maschera che copriva il volto e del kabutu, l’elmo decorato con ornamenti, dai più elaborati con figure animalesche, orsi, draghi, aragoste e tritoni e anche a testa di mucca (uno dei più rari è in mostra), a quelli più semplici, fatti di placche di metallo scintillante, con nappe e corde, lacche e inchiostri, magari adornati con lunghe orecchie di pipistrello.
Questo mondo di perfezione, di riti bellici che si trasformano subito in riti estetici si è aperto a Milano a Palazzo Reale con la mostra Samurai. La loro calata sarà visibile fino al 2 giugno e il sito della rassegna può far apprezzare anche ai più maniaci armature e kabuto in tutte le angolazioni.
La rassegna, curata da Giuseppe Piva e dalla Fondazione Mazzotta, editrice anche del catalogo, è quasi un unicum in questa sua maniacale esplorazione della armature da guerra dei samurai, la maggior parte provenienti dalla collezione Koelliker, con alcune integrazioni delle Raccolte d’Arte Orientali del Castello Sforzesco.
In mostra le armature sono esposte secondo la successione temporale di creazione dal periodo Muromachi (1333-1573) e soprattutto Edo (1603-1867), l’antico nome della città di Tokyo, fino al periodo Meiji (1868-1912): circa novanta pezzi tra armature complete, elmi, lame e katane. Dentro le stanze dell’appartamento Reale si respira il mito del Samurai, e non solo quello hollywoodiano alla Tom Cruise (L’ultimo Samurai), ma quello epico dei 7 Samurai di Akira Kurosawa.
La mostra non è fatta solo di armi ma anche di narrazioni, come quella di Mihamoto Musashi (1584-1645), l’autore del libro dei Cinque Anelli, riprodotta sui cartelloni di una delle sale. Il maestro, ritiratosi dopo una lunga vita di combattimenti, siede in una locanda dove viene sorpreso da tre prepotenti. I finti samurai vogliono impadronirsi delle sue due lame appoggiate dietro di lui alla parete. Dileggiano l’antico maestro, che non risponde mai, neanche alle provocazioni più sfrontate e brutali, continuando a mangiare la sua ciotola di riso, quando con un gesto fulmineo infilza con una delle bacchette tre mosche avventuratesi vicino a lui. I tre malfattori capiscono dalla rapidità, dalla perfezione silente del gesto di fronte a chi si trovino e battono in rapida fuga. L’atmosfera zen che si respira nelle sale si rompe in quella finale, dove sono stati ricostruiti in macro i robot dei cartoni animati giapponesi da Mazinga a Godrake a Gudnam: malinconico epicedio per i veri samurai, sconfitti e sottomessi dall’inesorabile legge del manga.
- Venerdì 13 Marzo 2009









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Il 30 Marzo 2009 alle 15:59 Il ritorno dei robot: icone del futuro e della paura » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:
[...] Dinamello è un nome che dice poco. Eppure si tratta di una piccola star: è il primo robot protagonista di una storia a fumetti disegnata da un autore italiano, Antonio Rubino, tra i fondatori del Corriere dei piccoli. È il 1923 e il futurismo dilaga con la passione per le macchine, i motori, la velocità. A recuperare Dinamello dagli archivi sono stati Andrea Rapisarda e Andrea Tomasetig: l’occasione è una mostra, Robot. Immagini di un mito della modernità, a Melegnano. Un percorso che attraversa copertine di libri, locandine cinematografiche, strisce di fumetti, toccando rappresentazioni differenti degli automi: eroi, maggiordomi, nemici, creature fantastiche. Nell’esposizione le copertine della Domenica del Corriere firmate da Walter Molino affiancano i disegni di una grande firma del fumetto italiano, Jacovitti. Ma l’itinerario è anche un tuffo nella memoria: Goldrake, eroe dei cartoni animati dagli anni Settanta (ricordato anche tra le armature della mostra Samurai di Milano), è accompagnato dall’androide di un capolavoro della fantascienza, Il pianeta proibito, ispirato al dramma di William Shakeaspere La tempesta. Icone, i robot, che tornano periodicamente nell’immaginario collettivo. [...]
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