Francesco Renga: “Mi ci vedete alla Scala vestito da Otello?”

Francesco Renga
“La cosa più difficile per un cantante oggi? Trovare un autore capace che sappia scrivere una bella canzone, cioè che sappia fare il suo mestiere”. Francesco Renga non è tipo da giri di parole. Dietro il suo sorriso sempre acceso non ci sono ipocrisie. “Dico quello che penso e me ne prendo la responsabilità. Sono un incosciente che però si salva con il fiuto” specifica un attimo prima di immergersi in un piatto di carne bollita fumante messo in tavola dal suo ristoratore bresciano preferito: Raoul Porteri. “Stamattina ho sgobbato in palestra, adesso mi prendo il premio. Peso 73 chili, ma non sono felice. Per me la felicità inizia quando mi avvicino ai 90″.
Torniamo alla musica: perché nessuno scriverebbe buone canzoni?
Nell’era della mediocrità come regola funziona così: gli autori vogliono interpretare a tutti i costi i brani che compongono. Anche se non sanno cantare e hanno una presenza scenica pari a zero. Il messaggio che arriva dalla tv e dai media è: tutti possono fare tutto. Falso.
La sua soluzione è?
Infischiarsene. Mi sono appena regalato un cd tutto voce e orchestra che uscirà in tutta Europa. Un omaggio alla grande canzone italiana. Reinterpreto a modo mio Mario Del Monaco, Demetrio Stratos, Charles Aznavour, Mina. Quello che ha fatto Del Monaco come tenore è la cosa più vicina a quel che vorrei essere da grande. Il mio sogno è portare in scena l’Otello alla Scala. Voglio iniziare con la cosa più difficile, buttarmi senza rete. Quando l’ho svelato al mio maestro di canto, mi ha dato un calcio nel sedere, ma anche lui sa che nulla mi può fermare. Ho anche scoperto da poco che nell’ambiente della lirica la mia voce è considerata molto credibile.
Nell’ambiente del gossip, invece, lei ha la fama d’artista snob.
In quella giungla io e Ambra siamo malvisti perché non mettiamo in piazza figli e questioni di coppia. Ma sarò libero di non aprire le porte del bagno di casa mia alle telecamere di un qualsiasi rotocalco pomeridiano… Posso vivere senza confrontarmi con Cristiano Malgioglio, l’uomo dal ciuffo bianco in mezzo alla fronte? Mi è consentito non stare in video a parlare delle tette rifatte di una sessantenne imbolsita che vorrebbe essere una velina?
Che cosa la turba davvero?
L’idea che se non sei trash sei snob. Per me un certo tipo di intrattenimento è un incubo. S’immagini che cosa verrebbe fuori se mi trovassi davanti a Malgioglio o a un suo collega in un programma del genere. Ne uscirei malissimo perché io non so rapportarmi a questo modo di fare spettacolo.
È la stessa posizione di Ambra?
Lei è ancora più rigida perché è stata un’icona di un certo modo di fare la tv. Adesso ha trent’anni e un’altra vita. Ma lei, che conosce bene il mezzo e vede lungo, mi dice spesso: “Guarda che in questo mondo vince chi sa usare la televisione”. Capisco, però a me non interessa vincere in quel modo.
Prima di far uscire un cd lo fa sentire alla sua compagna?
Sì. Le sue critiche hanno spesso un fondamento, ma sono spietate. Se non avessi un ego smisurato e un’alta concezione di me stesso, sarei seppellito. Ambra sa quando posso fare meglio, ma anche quando posso fare peggio.
Lei porta a Sanremo una canzone lirica come «Uomo senza età», la canta con il soprano Daniela Dessì e poi vince Marco Carta. Frustrato?
No, non mi ero presentato per vincere. Anzi, come in molte occasioni della mia vita, quando ho deciso di partecipare, mi sono sentito dire: “Ma che ci vai a fare?”. Tutte le volte che ho detto vado al festival, c’è stato qualcuno che ha detto la fatidica frase: “Ma dai, Franci, chi te lo fa fare?”. Confesso anche che quest’anno Paolo Bonolis ha insistito molto perché partecipassi. E poi guardi che negli ultimi dieci anni su quel palco è salita gente infinitamente più stonata e afona di Carta.
A fine anni Novanta lei ha messo la parola fine alla sua avventura con i Timoria. C’è aria di riunione?
Non abbiamo più molti rapporti umani e professionali e mi viene da dire che proprio non ci sono le condizioni per rifare qualcosa assieme. Mentre lo dico convinto, il pensiero va a quanto mi screditerei se fra tre anni dovesse succedere qualcosa. Mentre le parlavo immaginavo un manifesto gigante con la scritta “Grande concerto dei Timoria”.

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