Archivio di Marzo, 2009
A sorpresa escono dalla Fattoria brasiliana di Paraty Rocco Pietrantonio e Riccardo Sardonè. Il televoto invece fa restare Morena Funari e decreta l’espulsione di Carla Velli con il 62 per cento delle preferenze contro. Le due concorrenti erano in nomination la scorsa settimana. Ad essere invece nominate per i prossimi sette giorni sono Linda Batista e Roberta Guerra. Ed arriva un super dotato, il modello parigino Guillaume che si gioca l’entrata nella Fattoria con Rocco Pietranotonio. La sfida che hanno affrontato è persa da Rocco espulso dal reality. Sono alcuni degli eventi accaduti durante la quarta puntata de La Fattoria, domenica sera su Canale 5. Durante la serata è anche spuntato un fidanzato di Marianne che, approdato in studio, cercava di farsi dire dalla ex a che punto fosse il loro rapporto, ignaro che la ragazza flirta con Ciro Petrone. Paola Perego ha dovuto gestire anche alcune situazioni poco gradevoli, come la discussione troppo sopra le righe sorta tra Marina Ripa di Meana in studio e Marco Baldini. La spalla storia di Fiorello chiamato a dover decidere chi eliminare tra Rocco e Riccardo ha cercato di spiegare le motivazioni che lo costringevano a mandar fuori dal gioco Riccardo. La Ripa di Meana gli si è scagliata contro, accusandolo di poca sincerità, dato che le regole del reality sono ben note e non ci si può sottrarre. Poi arriva in studio Fabrizio Corona ed è il tutti contro tutti. I contadini della Fattoria, all’indomani dell’uscita del fotografo, esprimono giudizi poco lusinghieri nei suoi confronti. Corona, pungolato da Paola Perego se la prende con Morena Funari, accusandola di “scarsa intelligenza” e di poca informazione. Si rischia di scivolare nelle ben note vicende giudiziarie di Corona e la Perego fa di tutto per evitarlo. Ma i riferimenti a Lapo Elkan ed a Sircana erano evidenti. Corona è apparso saccente, menefreghista, persino brutale a volte, come gli hanno fatto notare i suoi ex compagni.

“La cosa più difficile per un cantante oggi? Trovare un autore capace che sappia scrivere una bella canzone, cioè che sappia fare il suo mestiere”. Francesco Renga non è tipo da giri di parole. Dietro il suo sorriso sempre acceso non ci sono ipocrisie. “Dico quello che penso e me ne prendo la responsabilità. Sono un incosciente che però si salva con il fiuto” specifica un attimo prima di immergersi in un piatto di carne bollita fumante messo in tavola dal suo ristoratore bresciano preferito: Raoul Porteri. “Stamattina ho sgobbato in palestra, adesso mi prendo il premio. Peso 73 chili, ma non sono felice. Per me la felicità inizia quando mi avvicino ai 90″.
Torniamo alla musica: perché nessuno scriverebbe buone canzoni?
Nell’era della mediocrità come regola funziona così: gli autori vogliono interpretare a tutti i costi i brani che compongono. Anche se non sanno cantare e hanno una presenza scenica pari a zero. Il messaggio che arriva dalla tv e dai media è: tutti possono fare tutto. Falso.
La sua soluzione è?
Infischiarsene. Mi sono appena regalato un cd tutto voce e orchestra che uscirà in tutta Europa. Un omaggio alla grande canzone italiana. Reinterpreto a modo mio Mario Del Monaco, Demetrio Stratos, Charles Aznavour, Mina. Quello che ha fatto Del Monaco come tenore è la cosa più vicina a quel che vorrei essere da grande. Il mio sogno è portare in scena l’Otello alla Scala. Voglio iniziare con la cosa più difficile, buttarmi senza rete. Quando l’ho svelato al mio maestro di canto, mi ha dato un calcio nel sedere, ma anche lui sa che nulla mi può fermare. Ho anche scoperto da poco che nell’ambiente della lirica la mia voce è considerata molto credibile.
Nell’ambiente del gossip, invece, lei ha la fama d’artista snob.
In quella giungla io e Ambra siamo malvisti perché non mettiamo in piazza figli e questioni di coppia. Ma sarò libero di non aprire le porte del bagno di casa mia alle telecamere di un qualsiasi rotocalco pomeridiano… Posso vivere senza confrontarmi con Cristiano Malgioglio, l’uomo dal ciuffo bianco in mezzo alla fronte? Mi è consentito non stare in video a parlare delle tette rifatte di una sessantenne imbolsita che vorrebbe essere una velina?
Che cosa la turba davvero?
L’idea che se non sei trash sei snob. Per me un certo tipo di intrattenimento è un incubo. S’immagini che cosa verrebbe fuori se mi trovassi davanti a Malgioglio o a un suo collega in un programma del genere. Ne uscirei malissimo perché io non so rapportarmi a questo modo di fare spettacolo.
È la stessa posizione di Ambra?
Lei è ancora più rigida perché è stata un’icona di un certo modo di fare la tv. Adesso ha trent’anni e un’altra vita. Ma lei, che conosce bene il mezzo e vede lungo, mi dice spesso: “Guarda che in questo mondo vince chi sa usare la televisione”. Capisco, però a me non interessa vincere in quel modo.
Prima di far uscire un cd lo fa sentire alla sua compagna?
Sì. Le sue critiche hanno spesso un fondamento, ma sono spietate. Se non avessi un ego smisurato e un’alta concezione di me stesso, sarei seppellito. Ambra sa quando posso fare meglio, ma anche quando posso fare peggio.
Lei porta a Sanremo una canzone lirica come «Uomo senza età», la canta con il soprano Daniela Dessì e poi vince Marco Carta. Frustrato?
No, non mi ero presentato per vincere. Anzi, come in molte occasioni della mia vita, quando ho deciso di partecipare, mi sono sentito dire: “Ma che ci vai a fare?”. Tutte le volte che ho detto vado al festival, c’è stato qualcuno che ha detto la fatidica frase: “Ma dai, Franci, chi te lo fa fare?”. Confesso anche che quest’anno Paolo Bonolis ha insistito molto perché partecipassi. E poi guardi che negli ultimi dieci anni su quel palco è salita gente infinitamente più stonata e afona di Carta.
A fine anni Novanta lei ha messo la parola fine alla sua avventura con i Timoria. C’è aria di riunione?
Non abbiamo più molti rapporti umani e professionali e mi viene da dire che proprio non ci sono le condizioni per rifare qualcosa assieme. Mentre lo dico convinto, il pensiero va a quanto mi screditerei se fra tre anni dovesse succedere qualcosa. Mentre le parlavo immaginavo un manifesto gigante con la scritta “Grande concerto dei Timoria”.
Di Gianmaria Padovani
“È successo un po’ come in quelle storie d’amore che quando cominciano non ci scommetti granché e poi va a finire che durano tutta la vita”. Nel film di Marco Risi Fortapàsc (nelle sale dal 27 marzo) Libero De Rienzo è l’attore che interpreta Giancarlo Siani, il giovane giornalista (aveva 26 anni) che scriveva per Il Mattino ucciso dalla camorra il 23 settembre 1985. La storia d’amore di cui parla è quella fra se stesso e il personaggio Siani, interpretato con una freschezza che gli è valsa l’apprezzamento del pubblico e della famiglia Siani. “Marco Risi insisteva per darmi la parte, ma io rifiutavo” racconta ora.
“Non mi piace fare l’attore. Poi ho letto la sceneggiatura e mi sono ricreduto”. A quel punto però è Risi a tornare sui propri passi. “Diceva che non ero adatto. Che Siani era aperto, luminoso, mentre io sono uno zingaro anarchico”.
Tira e molla, alla fine la parte è sua. “E a quel punto è successo un miracolo. Mi sono avvicinato a Giancarlo partendo dallo spirito che lo muoveva, evitando di conoscerne i cenni personali, perché c’era il rischio di farlo diventare un santino”. Il miracolo di cui parla De Rienzo, che fisicamente non assomiglia affatto al Siani reale? “Poco prima di girare i capelli hanno cominciato a crescermi più velocemente, la postura mi è cambiata e senza saperlo ho fatto miei alcuni suoi gesti. Paolo Siani, il fratello, si è quasi spaventato”.
La sua trasformazione non è l’unico evento dal sapore soprannaturale di Fortapàsc. Poco prima dell’inizio delle riprese, infatti, è stata ritrovata la Citroën Mehari sul cui sedile di guida Siani fu assassinato con dieci pallottole. L’auto era sparita dal deposito della polizia poco dopo l’omicidio ed è “ricomparsa” in un agriturismo del Messinese a quasi 25 anni di distanza. È la stessa macchina che De Rienzo-Siani ha guidato nel film; un po’ come se in una pellicola sull’omicidio di Aldo Moro venisse usata la Renault 4 in cui fu trovato il cadavere dello statista.
“Non solo è la stessa auto, con tanto di buchi delle pallottole nella carrozzeria” racconta Libero, per gli amici “Picchio”. “Si può dire che è stata l’auto stessa a voler fare il film”. Nonostante la ventennale immobilità e la paglia nel motore, infatti “è bastato cambiare una candela, mettere la benzina, girare la chiave ed è partita, facendosi poi otto settimane da protagonista, inseguimenti compresi”.
Chi rischia di non essere più protagonista è proprio Picchio, che si definisce “artista antagonista” e il mestiere dell’attore cerca di evitarlo (in passato però ha vinto un David di Donatello per Santa Maradona, dopo il quale si è “chiuso in casa per due anni”) preferendo la professione di regista. “In Italia” spiega “se fai l’attore aspetti che squilli il telefono e ti diano una parte. Poi vai sul set, fai le tue 12 espressioni e te ne vai. Un lavoro drammaticamente simile a quello di una prostituta d’alto bordo”.


Steven Soderbergh con Michael Douglas

Il Film
Tra pochi giorni esce al cinema Che - L’argentino, che rinnova la collaborazione tra l’attore Benicio Del Toro e Steven Soderbergh. E intanto esce in Blu-ray un altro film del regista statunitense, premio Oscar con Ocean’s Eleven (2001): Traffic, thriller che è valso il Golden Globe e l’Oscar come miglior attore non protagonista proprio a Del Toro.
Film del 2000 sul traffico della droga e sui mondi che gli gravitano intorno, Traffic vede intrecciarsi tre storie. Del Toro è Javier Rodriguez, onesto poliziotto messicano che suo malgrado rimane coinvolto in una rete di corruzione.
Michael Douglas è il giudice Robert Wakefield, che negli Stati Uniti viene nominato nuovo capo dell’antidroga, ma tra le mura domestiche deve salvare sua figlia dalla tossicodipendenza.
Catherine Zeta-Jones è Helena, che scopre improvvisamente che suo marito Carlos Ayala è un ricco barone della droga. Nel cast anche Dennis Quaid e il nostro “er monnezza” Tomas Milian nei panni del Generale Arturo Salazar, impegnato nella lotta contro il narcotraffico.

Catherine Zeta-Jones

Il Blu-ray
La pellicola ha quasi dieci anni eppure, dalla qualità delle immagini portate in alta definizione non si direbbe. Le cinque storie si susseguono con altrettanta alternanza di filtri fotografici. Le riprese sono caratterizzate da diverse dominanti di colore dove prevale il giallo e l’azzurro. La scelta di utilizzare colori pallidi enfatizza le drammatiche vicende. La tecnologia AVC-1 unita ad una velocità di trasmissione dati più che sufficiente (abbiamo una media di 28Mbps) riesce a rendere ben definite le immagini statiche e i cambi di scena. La grana si fa più presente nelle scene con movimenti veloci come gli inseguimenti, durante gli effetti speciali delle esplosioni e le scene girate nel deserto (si nota tra la polvere alzata dagli automezzi).
Ormai abituati da Mediavision, l’audio è di ottima qualità. La lingua italiana è codificata sia in True HD che, ancora meglio, in PCM lineare non compresso. Significa che l’audio è fedele all’originale: viene trasmesso senza perdita di dati proprio come è stato registrato in origine. La prima impressione è sempre che si perda l’effetto surround: in realtà questa sensazione è dovuta al fatto che i canali frontali e centrali trasmettono molto più chiaramente la colonna sonora e i dialoghi, lasciano il compito di trasmettere gli effetti surround alle casse posteriori e al subwoofer. Quest’ultimo non viene particolarmente sollecitato se non durante la riproduzione di effetti sonori quali esplosioni o sparatorie.
Gli extra sono ridotti al minimo ma i Backstage sono veramente curiosi. Tecnicamente Traffic rimane un film in alta definizione che non delude, sonoro e immagini riescono a rappresentare al meglio la drammaticità delle trame.
Il Blu-ray non dispone della tecnologia BD Live.


Regia: Steven Soderbergh
Attori: Michael Douglas, Don Cheadle, Benicio Del Toro, Dennis Quaid, Benjamin Bratt, Catherine Zeta-Jones, Luis Guzmán, Salma Hayek, Viola Davis
Produzione: USA, Germania
Genere: Drammatico
Durata: 141 minuti
Anno: 2000
Formato Video: Formato alta definizione 1,85:1 - 1080p - 16:9
Audio: Italiano PCM; Italiano, Inglese Dolby Digital TrueHD
Contenuti speciali: Trailer, Interviste, Backstage, Scene tagliate
Visto Censura: Vietato minori di 14 anni
Prezzo: 24,90€ BD;
Distribuzione: Mediafilm
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LA GALLERY DEI FILM DELLA SETTIMANA
In un week-end in cui arrivano nelle sale cinematografiche tanti titoli, di sicuro quello che più merita menzione è Fortapàsc, film di Marco Risi che ricostruisce gli ultimi quattro mesi di vita di Giancarlo Siani, l’unico giornalista ucciso dalla camorra, nel 1985. Con un ottimo Libero De Rienzo nei panni del giovane cronista assassinato a causa del suo lavoro di ricerca e controllo delle fonti, senza eroismi. Dal 27 marzo nelle sale. Insieme con il triangolo amoroso dalle tinte attraenti Two Lovers di James Gray, con Joaquin Phoenix, Gwyneth Paltrow e Vinessa Shaw. Tra la ciurma italiana sbarcano I mostri oggi di Enrico Oldoini, con i tanti volti nostrani da commedia, da Diego Abatantuono a Claudio Bisio, e Il caso dell’infedele Klara di Roberto Faenza, con Claudio Santamaria e Laura Chiatti.
LEGGI GLI ARTICOLI:
I mostri oggi, dalla Ferilli a Bisio tra vizi italiani e tanto cinismo
Fortapàsc, Marco Risi racconta Giancarlo Siani
Il caso dell’infedele Klara, la gelosia secondo Roberto Faenza
Two Lovers, il solito triangolo per un film d’amore insolito con Joaquin Phoenix
Il titolo lo dice chiaramente e i produttori subito le premettono: I Mostri oggi vuole essere il terzo capitolo rispetto agli illustri precedenti I Mostri (1963) di Dino Risi e I nuovi Mostri (1977), diretto a sei mani da Dino Risi, Mario Monicelli ed Ettore Scola.
Alla regia di Enrico Oldoini, tra i produttori ci sono anche Adriano De Micheli e Pio Angeletti, che furono anche dietro ai due precedenti capisaldi della commedia all’italiana in pillole, che ritraeva vizi, debolezze e paure dell’Italia.
Come i suoi celebri antesignani con Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman, I Mostri oggi, che arriva nelle sale italiane il 27 marzo, è a episodi (sedici), alcuni molto brevi a mo’ di sketch, altri invece costruzioni più elaborate. Gli attori principali sono Diego Abatantuono, Giorgio Panariello e Claudio Bisio, che appaiono sia alternativamente che insieme; accanto a loro Sabrina Ferilli, Angela Finocchiaro, Carlo Buccirosso, Neri Marcorè e anche giovani come Anna Foglietta, Susy Laude e Mauro Mecone. L’intento degli sceneggiatori - Franco Ferrini, Giacomo Scarpelli, Silvia Scola, Marco Tiberi e lo stesso Oldoini - è quello di mostrare in chiave grottesca il peggio degli italiani: avidità, indifferenza, falso perbenismo, cialtroneria, vanità… Ma il ritratto che ne esce è la caricatura di una caricatura che manca di forza e straborda in cinismo, raramente strappa una risata e poco assomiglia ai due capolavori precedenti. Più che tagliente e satirico, I mostri oggi risulta grossolano.
Il trailer di I mostri oggi da YouTube:
Non era un eroe né si sentiva tale. Era un ragazzo di ventisei anni che voleva semplicemente fare il suo lavoro, il giornalista. Ma la camorra non gliel’ha permesso. Giancarlo Siani il 23 settembre 1985 è stato ucciso con dieci colpi di pistola, appena giunto sotto casa al Vomero con la sua Citröen Mehari verde: l’unico giornalista ucciso dalla camorra. E agli ultimi suoi quattro mesi di vita Marco Risi ridà voce con il film Fortapàsc, che il 27 marzo esce nelle sale italiane. Fortapàsc è un termine volutamente storpiato in napoletano che evoca il Fort Apache della tradizione western, per indicare lo stato di costante assedio da parte della malavita sotto cui si trovava la realtà campana.Interpretato da un ottimo Libero De Rienzo (lo stesso di Santa Maradona), Siani era giornalista - anzi, “abusivo, precario e a rischio” - al quotidiano Il Mattino, prima alla cronaca di Torre Annunziata, regno del boss Valentino Gionta, quindi a quella di Napoli. Tutto, in quel periodo, ruotava intorno agli interessi per la ricostruzione del dopo terremoto e Giancarlo vedeva, e capiva. Come un giglio nel fango, si muoveva fra camorristi, politicanti corrotti, magistrati pavidi e carabinieri impotenti.
Il regista di Mery per sempre riporta con lucido realismo e senza sensazionalismo la storia e la solitudine che avvolgeva il giovane, la sua umanità e normalità, senza stereotipi. Il cast è equilibrato con i toni del film e accanto a De Rienzo troviamo Valentina Lodovini nei panni di Daniela, la ragazza di Siani, e Michele Riondino in quelli di Rico, un amico e collega.
“Rimasi molto colpito dall’uccisione di Siani, mi chiesi subito cosa avesse fatto questo ragazzo che vedevo nelle immagini ferito a morte, come sorpreso, sembrava appoggiato come qualcuno che non avesse nulla da nascondere né alcun motivo per proteggersi” racconta Risi. “Non era una vittima predestinata, e non si aspettava certo di essere colpito all’improvviso”.
A pochi giorni dal boom di ascolti per la trasmissione di Fabio Fazio con Saviano, la vicenda di Siani è ancora molto attuale. “Sappiamo tutti quanto la Campania sia costantemente sotto osservazione per ciò che vi accade” prosegue il regista. “Ma mentre in Gomorra tutto appare disperato, nel nostro caso e nonostante alla fine è la speranza ad essere uccisa, io mi auguro che lo spettatore possa provare il desiderio di somigliare al nostro protagonista. Fortapàsc è per me un film necessario – soprattutto nella Napoli umiliata e offesa di oggi – perché Giancarlo Siani può diventare un raggio di luce, una nuova speranza”.
Il trailer di Fortapàsc da YouTube:
Dopo essersi artisticamente già trovati nella miniserie tv su Rino Gaetano, Claudio Santamaria e Laura Chiatti tornano insieme sul set per il nuovo film di Roberto Faenza Il caso dell’infedele Klara. Dal 27 marzo nelle sale, la pellicola è liberamente ispirata all’omonimo romanzo del ceco Michal Viewegh e girata a Praga: “Il romanzo di Viewegh da cui è tratto il film è ambientato in quella città” spiega Faenza. “Inoltre a Praga c’è una cultura erotica che fa parte della loro letteratura e permea il film”.
Santamaria è Luca, un musicista italiano a Praga, gelosissimo, che arriva a far pedinare da un investigatore la sua fidanzata Klara (Chiatti) certo che sia l’amante del suo tutor universitario. Tra il ragazzo e l’investigatore privato (Iain Glen), anch’egli con una vita privata difficile, si stabilisce un rapporto di amicizia e intimità che ha implicazioni psicologiche enormi e troverà per entrambi la soluzione nella catarsi finale.
“Questo film racconta una realtà complessa, l’amore, la passione, la gelosia, la coppia… il tutto ‘inquadrato’ da punti di vista assai diversi, i quali mettono in discussione molte convinzioni della nostra modernità’ e contemporaneità, non così solide come si vorrebbe credere o far credere” dice il regista.
La sigla finale è cantata da Santamaria e dalla Chiatti, entrambi appassionati di musica: “Per me è’ una vera passione” ammette l’attore, “quasi un amore fisico”.
Il trailer de Il caso dell’infedele Klara da YouTube: