Da sabato 25 aprile arriva su Raidue il nuovo talent show Italian Academy, ispirato al format spagnolo Fama Ja Bailar (tratto a sua volta da quello svedese Floor Filler). Alla conduzione un volto giovane: Lucilla Agosti. Il fine è quello di trovare il ballerino più completo e versatile di età compresa tra i 18 e i 24 anni. Il montepremi non è in denaro, e consiste in un prestigioso stage all’estero. L’appuntamento sulla seconda rete è dalle 14 alle 17 ogni sabato. Dopo le prime 10 puntate dedicate ai casting, che hanno consentito la selezione dei 24 concorrenti, va in onda la trasmissione, che per questa prima edizione sperimentale sarà soltanto al pomeriggio. Ma la finalissima stabilita per il 10 giugno avrà il privilegio della prima serata. Lucilla Agosti sarà affiancata da tre professori il cui compito è insegnare ai ragazzi i segreti della danza e successivamente giudicarne i progressi e le esibizioni: Lin Phil, coreografo di fama internazionale (ha lavorato con Justin Timberlake, Britney Spears e Craig David); Luciana Savignano, ballerina proveniente da La Scala di Milano e Raffaele Paganini, ballerino e attore teatrale, già giudice esterno di Amici.
Gli appuntamenti televisivi su Raidue sono fissati anche durante la settimana, dal lunedì al venerdì, dalle 14 alle 15 con la striscia quotidiana. In questo spazio s mettono in risalto le qualità tecniche ed il carattere dei ballerini. Il sabato invece è dedicato alle esibizioni, alle nomination ed all’eliminazione settimanale. Sono previsti anche appuntamenti sul sito www.academy.rai.it: qui gli aspiranti ballerini potranno inviare le proprie video esibizioni per il concorso Academy Live. Il vincitore del web parteciperà poi alla serata finale. Academy Web, condotto da Diego Passoni, interagirà in diretta con il mondo dei navigatori leggendo i commenti sulle performance dei concorrenti, sulle scelte degli insegnanti e tutti i suggerimenti. Sono previste sei ore di diretta video quotidiana in esclusiva.


Anne Hathaway

Il Film
Uscito a novembre 2008 al cinema, Rachel sta per sposarsi ora arriva in Blu-ray.
Il titolo può di sicuro ingannare e far pensare a una commediola su imprevisti e fraintendimenti sullo sfondo di un altare. E invece così non è, e la regia di Jonathan Demme può subito fare da spia. Il cineasta de Il silenzio degli innocenti e Philadelphia, infatti, con Rachel sta per sposarsi confeziona una pellicola di stile indipendente, girata con camera a mano e luci naturali che danno una sensazione di estrema naturalezza. Come se si trattasse del filmino di un matrimonio.
L’evento catalizzatore sono infatti le nozze di Rachel (Rosemarie DeWitt), la molla per far ruotare la telecamera attorno alle affilate dinamiche di una famiglia con acredini e difficoltà a fior di pelle. Kim, sorella di Rachel, interpretata da Anne Hathaway, per l’occasione esce da una clinica di riabilitazione, con tutto il suo strascico di rabbia, emarginazione, egocentrismo. Anche la madre Abby (una rediviva Debra Winger), ormai separatasi dal marito, rientra a fatica e con freddezza, per pochi giorni, negli intrecci famigliari quasi abbandonati.
E con la sua inclinazione a drammatizzare tutto e a eruttare con frasi taglienti, Kim riacutizza tensioni neanche troppo sepolte.
Per la sua interpretazione la Hathaway è stata candidata al premio Oscar nella categoria migliore attrice. Il film era stato presentato in concorso alla 65esima Mostra del cinema di Venezia.
La sceneggiatura incalzante è della debuttante Jenny Lumet, figlia del celebre Sidney.


Il vestito da sposa

Il Blu-ray
Rachel sta per sposarsi non eccelle come qualità grafica ma comunque mantiene quella fluidità necessaria per portare, nell’alta definizione, la sua trama pungente. La prima parte del film, mentre Kym frequenta le sedute tra tossicodipendenti, è stata ripresa utilizzando uno stile di fotografico che permette, allo spettatore, di sentirsi nella scena. Meno dettagli ma molto coinvolgimento. Al contrario, da quando Kym incontra la sorella Rachel, il livello qualitativo del filmato aumenta. Le sequenze iniziano a farsi più veloci e i colori tornano brillanti. Come si può notare dall’immagine qui in alto, i dettagli dei fiori, come quelli del vestito da sposa, sono marcati e luminosi. Ciò che invece è fuori fuoco perde un po’ in definizione. Per quanto riguarda l’audio, il risultato è lodevole. Tutte le tracce audio hanno codifica non compressa (Dolby TrueHD 5.1).
Pochi gli extra comunque interessanti; oltre alle impressioni e alle curiosità messe in luce dai creatori del film durante le loro interviste, spiccano le scene tagliate. Rachel sta per sposarsi è un Blu-ray che esce dai soliti canoni e riesce a coinvolgere pur trattando delle scomode realtà grazie alla scelta di preferire i dialoghi alle immagini.
Il Blu-ray dispone della tecnologia BD Live.


Regia: Jonathan Demme
Attori: Anne Hathaway, Rosemarie DeWitt, Tunde Adebimpe, Mather Zickel, Anisa George, Anna Deavere Smith, Bill Irwin
Produzione: USA
Genere: Drammatico
Durata: 116 minuti
Anno: 2008
Formato Video: Formato panoramico ad alta definizione 1.85:1
Audio: Italiano, Inglese, Spagnolo Dolby TrueHD 5.1
Contenuti speciali: Commenti, Dietro le quinte, Scene eliminate , Trailer
Visto Censura: Con Adulto
Prezzo: 24,99€ BD;
Distribuzione: Sony Pictures Home Entertainment
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Generazione mille euro
LA GALLERY DEI FILM DELLA SETTIMANA
Precari, mal pagati e quasi rassegnati. Coi sogni nel cassetto, ma con tanta ironia. Ecco il quadro dei giovani di oggi di Massimo Venier, nella sua commedia con screziature sia amare che divertenti Generazione mille euro. Con Alessandro Tiberi, Carolina Crescentini, Valentina Lodovini, Francesco Mandelli. Dal 24 aprile nelle sale, insieme con Houdini - L’ultimo mago, storia tra realtà e finzione del re delle fughe impossibili, interpretato da Guy Pearce, diretta da Gillian Armstrong. Con Catherine Zeta-Jones. È invece già in sala da giorni, dall’Earth Day, Earth - La nostra terra, documentario diretto da Alastair Fothergill e Mark Linfield, che mostra la bellezza e la fragilità del nostro pianeta.
LEGGI GLI ARTICOLI:
Generazione mille euro: ce la racconta Massimo Venier. Con ironia e amarezza
Houdini - L’ultimo mago, Guy Pearce è l’artista delle fughe impossibili
Earth - La nostra terra, un omaggio alla sua bellezza. E alla sua fragilità
Da Andy Warhol al mago dei maghi. Guy Pearce, tolti i panni dell’artista leader della pop art in Factory Girl, ora si trova in quelli del campione dell’illusionismo, Harry Houdini. E per farlo ha preso lezioni di magia, si è allenato in palestra e ha imparato a togliersi una camicia di forza appeso a testa in giù. E nelle scene in cui rimaneva immerso, è riuscito a trattenere il respiro più a lungo del suo stuntman. Almeno così afferma Gillian Armstrong, la regista australiana di Houdini - L’ultimo mago.
Dal 24 aprile nelle sale italiane, la pellicola mescola verità a finzione, ripercorrendo uno spaccato della vita di Houdini. 1926, il famoso artista delle fughe impossibili approda ad Edimburgo ed offre un premio di 10 mila dollari a chiunque possa metterlo in contatto con la madre dall’oltretomba.
Mary McGarvie (Catherine Zeta-Jones) e sua figlia Benji, che si esibiscono in un numero di varietà, decidono di sfidare in furbizia il più scaltro di tutti i maestri. Bella ma insidiosa sensitiva, Mary accoglie la sfida di Houdini, che resta stregato dal suo fascino. Ciò che agli inizi è solo una simpatia diventa un rapporto complicato e pericoloso.
Due grandi incantatori si sfidano correndo il più grosso dei rischi, quello di innamorarsi l’uno l’altro.
Pearce racconta il suo lavoro di preparazione: “Anche se di nuovo stavo per interpretare una persona realmente esistita, questa era una storia più fantasiosa (rispetto a Factory Girl, ndr) perciò non avrei dovuto essere così rigido nel seguire il risultato della storiografia. La parte fisica, invece, è stata una sfida. Ho dovuto prepararmi molto, imparare a trattenere a lungo il respiro e anche appendermi a testa in giù per diverso tempo. Ho imparato in quale modo straordinario il nostro corpo può trasformarsi”.
Il trailer di Houdini - L’ultimo mago da YouTube:
È uscito nelle sale cinematografiche nell’Earth Day, il 22 aprile, il giorno dedicato alla Terra, e non poteva che essere così. Earth - La nostra terra è infatti un tributo al pianeta che ci ospita e che viviamo, una celebrazione della sua bellezza che ci ricorda però anche la sua fragilità.
Documentario curato dalla BBC Natural History Unit e primo film prodotto dalla Disneynature, la nuova compagnia dei Walt Disney Studios dedicata alla produzione di doc sulla natura per il grande schermo, è girato da Alastair Fothergill e Mark Linfield.
Cinque miliardi di anni fa un imponente asteroide si abbatté su una Terra ancora giovane, spostandola a esattamente 23,5 gradi di inclinazione rispetto al sole. Questo incidente cosmico si è rivelato un assoluto miracolo, perché senza questa fondamentale inclinazione tutto sarebbe stato decisamente diverso. È questo che ha creato la spettacolare varietà di territori diversi sul nostro pianeta, gli estremi del caldo e del freddo e le stagioni che cambiano nel corso dell’anno.
Incominciando nell’inverno artico a 1.100 chilometri dal Polo Nord, Earth - La nostra terra segue l’influenza calda del sole, mentre si sposta a sud rispetto all’Artico, raccontando questo epico viaggio globale.
Ecco quindi la telecamera indugiare su una famiglia di orsi polari che combatte per nutrire i propri neonati, mentre il sole scioglie il ghiaccio sotto le loro zampe. E poi una madre elefante che con determinazione guida il suo piccolo cucciolo in un viaggio infinito attraverso il deserto del Kalahari in cerca di acqua. Fino a una balena megattera e il suo piccolo mentre affrontano la migrazione più lunga di ogni mammifero marino, quattromila chilometri dai tropici all’Antartico in cerca di cibo.
“Ho lavorato in alcuni progetti imponenti, ma tutti scompaiono di fronte alle dimensioni di Earth” dice il regista Alastair Fothergill. “Negli ultimi cinque anni, abbiamo girato in oltre 200 location nel mondo, passato il numero record di 4.500 giorni sul terreno e impiegato oltre 40 cameramen, tutti esperti assoluti nel loro campo”.
Il trailer di Earth - La nostra terra da YouTube:
“Questa è l’unica epoca in cui i figli stanno peggio dei padri”, è il commento di Matteo quando apprende che un suo coetaneo disoccupato lascia Milano per tornarsene in Molise - “in Molise?!” - dai suoi. Trentenne con la passione per le formule matematiche e le statistiche, brillantemente laureato ma imbrigliato in un misero contratto a termine in una società di marketing, Matteo è uno dei tanti rappresentanti della Generazione mille euro, nel film così intitolato di Massimo Venier, liberamente ispirato all’omonimo libro di Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa.
Interpretato da Alessandro Tiberi, ormai abituato a ruoli da giovane irrisolto e novizio maltrattato nel mondo professionale (vedansi L’amore non basta e la serie tv Boris), Matteo fa un lavoro che detesta, vivendo come “in un videogioco non tanto bello dove quello che faccio lo decide un altro”. Smarrito in una vita che non gli appartiene, abita in affitto a Milano in una casa coi buchi nel pavimento, in condivisione con il suo migliore amico Francesco (un divertente Francesco Mandelli), amante di cinema con la battuta sempre pronta. Il suo equilibrio già precario lo diventa ancor di più quando arriva la nuova coinquilina Beatrice (Valentina Lodovini), laureata in lettere ovviamente anche lei precaria, insegnante alla prese con supplenze e ripetizioni, e quando la donna in carriera Angelica (Carolina Crescentini) gli offre un’occasione forse imperdibile…
Rassegnato e spento, Matteo vive con un senso di assenza da se stesso che il regista Venier decide di stemperare con tinte da commedia, puntando sull’ironia e su una sceneggiatura spumeggiante e divertente, di cui è autore insieme a Federica Pontremoli. Generazione mille euro è lontano dal britannico In questo mondo libero di Ken Loach, che a suo modo trattava di flessibilità e precariato con drammaticità e realismo, come effettivamente molti precari vivono la loro condizione. “Ognuno deve usare lo strumento che sa suonare” dice il cineasta italiano, storico realizzatore di tante pellicole di Aldo, Giovanni e Giacomo. “Mi piace la commedia, con un tocco di amarezza e ironia”.
Piacevole e sottolineato dalle canzoni di Malika Ayane, la giovane cantante di origini marocchine fattasi apprezzare a San Remo, Generazione mille euro esce nelle sale il 24 aprile e va ad accodarsi alla serie di pellicole italiane che già hanno trattato e ritrattato il tema del precariato lavorativo, dal recente Fuga dal call center di Federico Rizzo a Tutta la vita davanti di Paolo Virzì.
Il trailer di Generazione mille euro da YouTube:
Nell’anno più importante della storia del rock ci sono album che hanno segnato un’epoca e cambiato il corso della musica. Panorama.it offre una top 10 di dischi che non dovrebbero mancare nella collezione di ogni appassionato. Qui anche un indirizzo Internet per vedere e ascoltare performance registrate nel magico 1969.
Led Zeppelin - Led Zeppelin
Abbey Road The Beatles
Hot Rats - Frank Zappa
Tommy - The Who
Ummagumma - Pink Floyd
The Velvet Underground - The Velvet Underground
Aoxomoxoa - The Grateful Dead
Hair - Soundtrack
I say a little prayer - Aretha Franklyn
Nashville Skyline - Bob Dylan

Se pensate che sia meglio non fidarsi delle donne colte in flagrante fedeltà perché, in fondo, oggi sono fedeli a voi, e domani a un altro uomo, fate un salto alla Biokip Gallery, in viale Stelvio 52 a Milano dove dal 16 al 30 aprile va in scena Zoccolette e Zoccoletti, una multi-performance d’avanguardia dove il pezzo forte (ideato da Marcello Mencarini e realizzato dall’artista-performer Kelù) è un inno all’estetica delle “corna” e alle uniche femmine che, non avendovi promesso nulla, vi rimarranno sempre fedeli: quelle che si fanno pagare. Una serie di slide (con una citazione per Fabrizio De André) proiettate sul corpo flessuoso e seminudo di una peformer con le ali d’angelo ma anche un invito a riflettere per chi, maschi o femmine, maritate o single, crede ancora all’esclusività dell’amore. Per essere sincero, suggeriscono i due artisti, l’amore deve essere per forza disonesto e bugiardo. Perché, adattando Kark Kraus ai tempi che corrono, se volete evitare le corna, un rimedio c’è: non fidanzarsi affatto.
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