La locandina del film Gioventù perduta, del 1947
Piero Germi, il bravo, il bello il cattivo: è il titolo del documentario presentato il 17 maggio al Festival di Cannes. Dedicato al grande regista di Divorzio all’italiana, da un’idea di Manuela Tempesta, ha la regia di Claudio Bondì e le musiche di Carlo Rustichelli che ha lavorato sempre con Germi. Il regista viene presentato colme un uomo schivo e silenzioso che però si attorniava per i suoi film dei migliori collaboratori.
Il documentario si articola in quattro momenti fondamentali della cinematografia di Germi: il neorealismo, i grandi film di genere, l’invenzione della commedia all’italiana ed i tentativi, verso la fine della sua carriera, di percorrere nuove linee narrative. Queste fasi, racconta il documentario, sintetizzano il cammino che spinse a cambiare genere ma non stile, il “grande falegname” come affettuosamente lo chiamava Federico Fellini. Nel documentario viene fatta vedere la sceneggiatura di Gesù, del 1944, film che non fu mai girato. Si vedono anche alcuni provini e trailer de Le castagne sono buone, una pellicola un po’ dimenticata ma che riemerge, accanto a quelle classiche della cinematografia di Germi. Le immagini dei film sono integrate con immagini di repertorio, restaurate, delle Teche Rai. Molte le testimonianze di attori e collaboratori. Pupi Avati ricorda come Germi, pur nella sua grandezza, fosse un regista molto attento ai gusti del pubblico. Ciononostante - dice Avati - oggi è un cult e dovrebbe essere studiato obbligatoriamente nelle scuole di cinema.
Virna Lisi svela come Germi le facesse capire a gesti quel che voleva da lei durante le riprese. Furio Scarpelli ricorda che era un timido, sempre corrucciato. Poi ci sono le testimonianze di Stefania Sandrelli e Lando Buzzanca che rievoca quanto fu duro per lui accaparrarsi il ruolo in Divorzio all’italiana. La figlia Marialinda, oggi antropologa musicale, dice che il padre a casa non parlava mai di lavoro, lasciava la professione fuori la porta e si dedicava solo alla famiglia. Era un pignolo, faceva le cose con minuziosa precisione, dice il regista Claudio Bondì. Solo per girare Divorzio all’italiana impiegò 14 settimane, un tempo estremamente lungo paragonato a quelli di oggi. Altra particolarità del documentario sono le interviste realizzate in studio su fondo nero. Per una scelta precisa: privilegiare i volti delle persone. Per i luoghi di Germi, spicca la Sicilia, set di cinque dei suoi film. Tutte le riprese sono state realizzate con telecamera ad alta definizione. I produttori sono la Blue film, la Ascent film e La7 che trasmetterà il documentario in autunno in versione lunga di 82 minuti. La Regione Lazio ha contribuito alla realizzazione.
- Sabato 16 Maggio 2009









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