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	<title>Cultura e societa &#187; Alessandro Mendini all&#8217;Ara Pacis</title>
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	<description>Canale Cult di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 10:20:23 +0000</pubDate>
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		<title>Alessandro Mendini all’Ara Pacis</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 16:41:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silvia.tomasi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apertura#4]]></category>

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		<description><![CDATA[Una mostra con cento oggetti e progetti: quasi mezzo secolo di storia del design italiano, fino al 5 luglio a Roma]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--m--> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2009/05/26/4a1c1d50719a2_zoom.jpg" alt="Mendini" border="0" width="500" /><br />
Si entra nell’Ara Pacis  di Roma accolti da sette  imponenti coloratissime colonne in ceramica smaltata dalla collezione di 12 Colonne per Superego (2008)  e lo spirito ironico sottile già pervade il visitatore. Poi si scende nella cripta, nello spazio espositivo del piano sottostante e qui il segno dissacrante e solare, divertito e funzionale  del designer e architetto Alessandro Mendini (Milano 1931)  si anima in cento oggetti e progetti di quasi mezzo secolo di storia del design italiano.<br />
Lievità e intelligenza è quello che si prova guardando la multiforme produzione di Alessandro Mendini a cui è dedicata l’<a href="http://www.arapacis.it" target="_blank">omonima rassegna</a> che rimarrà aperta fino al 5 luglio (il catalogo è delle edizioni Corraini).<br />
Dopo le precedenti mostre su Valentino, Prouvé e Munari, l’Ara Pacis si rivela uno  spazio ideale per le mostre di design e moda, e un design come quello di Mendini coniuga l’innovazione, la radicale reinterpretazione,  con il principio classico  del miscere utile dulci, del mescolare l’utile al diletto, come i cavatappi per Alessi:  il vecchio triste oggetto  si veste da vezzosa fanciulla ed ha anche un nome: Anna G. che con i suoi boys, i cavatappi maschi, fra cui Alessandro M., proprio il suo alter-ego, tutti insieme formano un’orchestrina di “spirito”. Ed ecco poi gli swatch colorati ,  secondo quella tecnica del puntillismo  con cui Mendini ha tratteggiato anche la famosa poltrona Proust , una poltrona “in fiore” la miglior rappresentazione delle fanciulle proustiane altrettanto in boccio.<br />
E, ancora, vetri di Murano, le maniglie ricoperte da tessere di mosaico, una sezione di anelli  e quella dei progetti, anzi del “progettare orizzonti”   dalla Casa della Felicità sul lago d’Orta alla metropolitana di Napoli.<br />
Fondamentale il Mendinigrafo: strumento con cui tracciare e moltiplicare gli stilemi ricorrenti del proprio pensiero, quando tutti gli altri architetti lavoravano ancora di squadra e riga.<br />
La sezione “Progettare pensieri” è l’ espressione della  grande libertà  di Mendini, direttore di riviste prestigiose come Casabella e Domus,  di progettare e pensare  fuori da schemi avvinghianti o di facciata.<br />
Anzi, in mostra si trovano  alcune divertanti bacchettate allo strapotere dei designer secondo il principio castigat ridendo mores (castiga i costumi ridendo):  ecco la parodia giacca da designer, tutta marchi e firme peggio di quelle tute straboradanti di etichette sposorizzate dei piloti della formula Uno. O ancor meglio il bicchiere  imbevibile del 1979 in bronzo: la forma è quella di un  disco volante con al centro un buco che “sembra” un bicchiere. Intorno infatti  c’è il disco ed è impossibile bere, a meno che  non  si sia un cane.  Oggetti così impossibili per ricordare che la finalità di un buon design è estetica e utilità. Sulla parete della mostra alcune riflessioni di Mendini: “Percepisco la modernità prima come minaccia, poi seduzione, i miei oggetti si pongono in essa come anticorpi, come anomalie, come fiori.” Garbato anti-Duchamp, Mendini non integra l’oggetto d’uso nel mondo dell’arte, ma questa nel mondo degli oggetti, per un “dacci oggi il nostro bello quotidiano” che è  l’ironica sfida del “creativo” di professione a quella mercificazione che è il tormento e l’estasi d’ogni arte applicata, nell’epoca della sua riproducibilità tecnica.</p>
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