Il Re del Pop se n’è andato. E questo è un fatto. Se n’è andato qualche giorno prima di una lunga serie di concerti londinesi che avrebbero dovuto rilanciare la sua carriera e la sua immagine. E invece, no. Ma Michael Jackson era davvero il re del pop? Forse lo è stato per qualche tempo, intorno alla metà degli Anni Ottanta, quando con la complicità di Quincy Jones ha reinventato il concetto di musica e danza per le masse. Lo dicono i 110 milioni di copie di Thriller, lo dice una delle canzoni più popolari della storia, quella We are the world diventata un simbolo della musica che aiuta chi non ha nulla, nemmeno da mangiare. Ma, al netto della retorica, non tutto quello che ha inciso Jackson può essere considerato un capolavoro. La vera abilità di Michael, fatta eccezione per qualche pezzo epocale come Billie Jean, Beat It o Black and White, è sempre stata la capacità di creare suggestioni, di confezionare come nessun altro canzoni discrete e nulla di più. Suoni meravigliosi e potenti, musicisti pazzeschi al suo servizio (Slash o Edward Van Halen, giusto per fare due esempi), un produttore Re Mida come Quincy Jones e una serie di videoclip geniali e visionari realizzati con budget senza precedenti. In definitiva, un grande artista con tanto talento schiacciato dal peso di una fama troppo pesante da sopportare. Della sua persona, degli scandali e delle sua instabilità personale si è scritto addirittura più che della sua musica. Che era bella, a tratti geniale. Ma in qualche caso anche fredda e scontata.
- Venerdì 26 Giugno 2009









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Commenti
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Il 26 Giugno 2009 alle 12:47 Michael Jackson per l’Iran. La cronaca si fonde su Youtube » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Il commento di Gianni Poglio: Michael Jackson era davvero il re del pop? [...]
Il 26 Giugno 2009 alle 14:54 “Sbiancato alla notizia della morte di Michael Jackson”, l’humor nero corre su Twitter » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Jacko, lutto e polemica da Facebook alle community - Michael Jackson era davvero il re del pop? [...]
Il 2 Luglio 2009 alle 13:34 makitake ha scritto:
Concordo con lei Poglio, ma bisogna considerare che lo show business vive su l’onda dell’emotività, amplificata ad arte dai mass media. La musica l’arte e lo show business non sono gare di formula 1, certo si contano i numeri degli album e dei biglietti venduti ma guai a fare di questi soli parametri la verità assoluta.
Ma si sa la gente ha bisogno di “eroi” da incensare prima per poi distruggere in qualche modo. Poche pop o rock star sono riuscite a scampare a questo atroce destino. Ci vuole grande intelligenza ed equilibrio per riuscire a non identificarsi nella maschera che si è deciso di indossare. Fra i pochi sopravvisuti citerei gli Stones con Mick Jagger, o Lou Reed ma sono davvero pochissimi le altre icone da J. Hendrix a Elvis Presley o Jim Morrison sono state schiacciate in fondo dagli stessi meccanismi dello show business.
E come cantava il buon Freddy Mercury…. “show must go on” avanti il prossimo nell’arena il popolo ha bisogno di sangue dalle sue vittime sacrificali in cambio di denaro, successo e potere.
Questo è il gioco e queste sono le regole, inutile fare finta di non saperlo.
Osacr Wilde diceva “il pubblico è un mostro con molte teste” la sapeva lunga il vecchio Oscar……
Il 4 Luglio 2009 alle 14:32 dj antonio c. ha scritto:
Vorrei controbattere in modo naturalmente civile e senza malizie.
Come articolo di “critica” posso provare a capirlo, ma non riesco a giustificare il perchè di una visione “alternativa” verso uno dei maestri della world music degli ultimi 25-30 anni. A parte il fatto che una delle canzoni citate non è “black and white” ma “black or white”, ma poi, è possibile che per voi si basi tutto sul business?D’accordo MJ godeva di una posizione privilegiata, favorita anche dalla sua casa discografica, ma da che mondo è mondo i cocchi delle case discografiche erano anche i 4 Beatles, i dannati Rolling Stones, i discussi Queen. E’ sempre così, è il sogno di ogni band/cantante avere la casa discografica ai propri piedi.
Qui più del cantante si tratta di vedere Jackson come uomo, una persona che, solo per voler dare a dei bambini l’opportunità di vivere ciò che lui non aveva vissuto, venne accusata di pedofilia; il suo declino iniziò da lì causato anche da voi mass media(voi che siete i complici dello show business), poiché iniziò a rendersi conto di non poter evitare l’invecchiamento.
Se a lei Poglio piacciono Thriller, Beat It e Black AND White mi compiaccio, ma si legga e traduca anche i testi di canzoni come “you are not alone” “heal the world” “earth song” “will you be there” “they don’t care about us” “childhood” ..Non penso siano solo delle canzoni “discrete e nulla di più” e per giunta “confezionate”. Dubito che persone come Gigi D’Alessio riescano a scrivere e comporre così (e per fortuna!).
Saluti
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