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Archivio di Luglio, 2009

Adoperabili: la bambola, l’eros, l’arte

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  • Tags: arte, bambola, fotogallery, fotografia, gabriele-corni, usable
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la bambola, l'eros, l'arte

GUARDA LA FOTOGALLERY

28/07/2009 - Inaugurerà venerdì 18 settembre la mostra di Gabriele Corni alla Galleria Oltre Dimore di Bologna, dal titolo Adoperabili - Usable.
L’ artista bolognese presenta in anteprima per la galleria di via Urbana un ciclo di 16 opere fotografiche che ruotano intorno alla figura della bambola, intesa quale gioco sessuale e rituale erotico di massa, ispirandosi alL’iperrealistico prodotto della Doll Story.
Entrando in galleria il pubblico avrà a tratti l’impressione di trovarsi di fronte ad una vetrina di un lussuoso negozio, in grado di offrire un prodotto impeccabile, perfetto e subito pronto per l’uso, adoperabile per l’appunto. Il comune denominatore dei soggetti rappresentati è “la perfezione, che incute timore ma allo stesso tempo attira l’attenzione e innesca il sottile meccanismo del voyeurismo”.

  • redazione
  • Mercoledì 29 Luglio 2009

Rebranding Africa - Il nuovo volto dell’Africa

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  • Tags: africa, Bono, Obama
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Bono vuole cambiare musica

di Bono

QUANDO: Imminente. Anzi, proprio in quest’istante.

Presto l’Air Force One atterrerà ad Accra, Ghana. Gli africani daranno il benvenuto al primo presidente afro-americano degli Stati Uniti. E sul continente, la copertura mediatica sta attribuendo lo stesso peso a entrambi i lati del trattino.
E noi, bè, quando il presidente Kennedy venne in Irlanda nel 1963, pensavamo che fosse fantastico. (E fu fantastico, anche se io ero molto piccolo. Da dove vengo io, JFK viene ancora ricordato come un ragazzo del posto che ha fatto molta, molta strada).

Ma oggi l’”Africa-nità” del presidente Obama è soltanto una parte (una parte intrigante, diciamolo) della storia. Le notizie che circolano via cavo possono anche far pensare che il grande protagonista dell’evento sia proprio lui - ma qualcosa mi suggerisce che non sarà così. Se avesse intrapreso un viaggio per motivi sentimentali, sarebbe andato in Kenya, per ritrovare alcuni di quei “sogni di suo padre”.

Obama ha fatto una scelta diversa, ed è stato piuttosto chiaro sulle ragioni che l’hanno spinto a compierla. Nonostante la sua indescrivibile bellezza, infatti, e le sue recenti vittorie sugli Anopheles, gli insetti portatori della malaria, il Kenya continua ad essere un paese tormentato da una corruzione dilagante e da disordini politici: due elementi che confermano troppi di quei titoli che leggiamo di solito sui giornali occidentali quando si parla di Africa. Il Ghana, al contrario, quei titoli li mette in discussione. Senza alcun atteggiamento di sfida o rancore, ma in puro stile ghaneano: cool ed estemporaneo. Stiamo parlando di un paese in cui la musica più ascoltata è il jazz; che molto tempo fa ha inventato un nuovo genere musicale chiamato “highlife”, che si è poi diffuso in tutta l’Africa - diventato, di recente, “hip life”, che è un po’ quello che salta fuori quando l’hip hop incontra il reggaeton che incontra il rhythm’n'blues che incontra le melodie ghaneane, se vi siete aggiornati (e dovreste, credetemi). Durante una mia visita in Ghana, ho incontrato il ministro del Turismo e ho tentato di vendergli l’idea di rilanciare il paese come “luogo di nascita del cool”. (Pensate soltanto alla musica di Miles, o alla conversazione di Kofi.) Lui ha sollevato qualche obiezione… un po’ troppo cool, mi sa.

In silenzio, con umiltà - ma anche con eroismo - il Ghana lavora giorno dopo giorno per riscattare l’immagine di un continente marchiato a fuoco. Il nuovo volto dell’America incontra il nuovo volto dell’Africa.

La Repubblica del Ghana è ben governata. Dopo le ultime elezioni, il potere è passato di mano in maniera pacifica. La società civile, d’altro canto, sta conquistando un peso sempre maggiore. La crescita economica procedeva ad andatura sostenuta perfino prima che al largo delle coste venisse trovato il petrolio, qualche anno fa. E sebbene all’inizio sia stato sbatacchiato dai marosi del tracollo finanziario mondiale, il Ghana si sta dimostrando in grado di domare la tempesta. Normalmente non mi azzardo a dare consigli finanziari - ai quartieri generali del Times scatta subito l’allarme - ma eccovene uno: comprate ghaneano.

Non è insomma una coincidenza che il Ghana si stia avviando a grandi passi verso il conseguimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Ora come ora, è una delle poche nazioni africane che ha qualche chance di raggiungere il traguardo entro il 2015.

Nessuno è riuscito a trafugarmi una copia del discorso che il presidente terrà in Ghana. È abbastanza chiaro, tuttavia, che non si concentrerà unicamente sui problemi che affliggono il continente, ma anche sulle opportunità di un’Africa che sta risalendo la china. E se è quello che farà, gli incoraggiamenti più sentiti proverranno dai membri della classe media africana, sempre più numerosi e stufi di essere trattati con condiscendenza, o di sentir intonare il canto del loro maestoso continente in tonalità minore.

Una melodia che ho suonato anch’io. Ho parlato di tragedia, di emergenza. Un’emergenza che continua ad esserci, se circa 2000 bambini africani muoiono ogni giorno per il morso di un insetto: un’emorragia del capitale umano che non può essere accettata come “normale”.
Ma l’esempio del Ghana chiarisce una volta per tutte che in questa melodia l’accordo è uno soltanto. In mezzo a povertà e malattia ci sono possibilità di crescita e investimenti - crescita e investimenti che non elimineranno nel giro di una notte la necessità di assistenza, per quanto intensamente sia noi che gli africani possiamo desiderare una prospettiva del genere, ma che col tempo permetteranno di costruire strade, scuole, impianti elettrici, di dare una spinta al commercio, fino al giorno in cui gli aiuti cederanno il passo ad accordi commerciali, a trattative d’affari e a un reddito interno della nazione.

Obama può fare in modo che quel giorno sia più vicino. Sa che il cambiamento non sarà facile. La corruzione cinge d’assedio i riformatori africani. “Se combatti la corruzione, lei combatterà te” ha detto una volta un ex funzionario nigeriano che aveva intrapreso la sua battaglia per una società e una politica più etiche.

Dal suo pulpito di potente, il presidente può alzare la voce contro chi del potere fa un uso distorto. Se non c’è trasparenza, non ci sono neanche opportunità. E se questa non è una massima, dovrebbe diventarlo. È una cosa ovvia, a dirla tutta. Il lavoro della Millennium Challenge Corporation, istituita dal governo americano, si fonda proprio su questo principio, sebbene non lo esprima in maniera tanto cruda. I sussidi in dollari americani sono destinati in maniera crescente a paesi che li utilizzeranno senza sperperarli. Il Ghana è uno di questi. E gli altri sono in costante aumento.

Per tutto ciò bisogna ringraziare africani come John Githongo, l’ex direttore della commissione anti-corruzione del Kenya - uno dei miei eroi, che ha aperto la strada a un nuovo genere di trasparenza, dal basso verso l’alto. Sforzi come i suoi, che stanno prendendo sempre più piede nel continente, meritano un supporto maggiore. Di tipo presidenziale. Poi c’è il pugno morale e finanziario della Nigeria - Ngozi Okonjo-Iweala, ex ministro delle Finanze del paese e ora co-direttrice della Banca Mondiale - in prima linea per aiutare le nazioni africane a recuperare i beni saccheggiati da funzionari corrotti. E infine la Extractive Industries Transparency Initiative (Iniziativa per la trasparenza nelle industrie estrattive), che sta supportando paesi come il Ghana nel “ripulire” le attività economiche che gravitano attorno a petrolio, minerali e gas, per garantire che i profitti non finiscano nelle mani di cleptocrati.

L’attenzione di un presidente potrebbe essere un asso nella manica per battaglie come queste - un’iniezione di amminoacidi politici ed etici che, in ogni caso, darebbe una spinta anche ai sussidi in dollari. Dovrebbe essere una buona notizia per gli otto premier riuniti in Italia, a cui Obama manda un “arrivederci” - con accento hawai-chicagoano - mentre decolla per l’Africa.

E a quanto sembra, uno dei risultati del summit di questa settimana sarà un nuovo impegno da parte del G8 nel campo delle politiche agricole. (Per ora, nuovi soldi: America. Vecchi soldi: tutti gli altri.) Questa è la buona notizia che Obama porterà al Ghana dall’Europa. La notizia un po’ meno buona - che paesi come la Francia e l’Italia non adempiranno ai loro obblighi nei confronti dell’Africa - rende la visita di Obama ancor più necessaria. Gli Stati Uniti d’America sono una di quelle nazioni decise a mantenere gli impegni presi, e Obama ha già dichiarato che ha intenzione di ampliare la straordinaria eredità lasciata da Bush.

Il presidente conta di fare ritorno in Africa per la Coppa del Mondo, nel 2010. In questo lasso di tempo ha la possibilità di convincere altre persone a investire - dal basso verso l’alto - sui recenti successi dell’Africa e a trarre un insegnamento dai suoi fallimenti. Di entrambi non mancano esempi. Nel nostro angoscioso rapporto con questo dinamico continente siamo stati testimoni del bene, del male e dell’orrido.
Il presidente può facilitare la strada a ciò che è nuovo, fresco, diverso. Molti degli accordi - alcuni di vecchia data e altri di trascuratezza cronica - scadranno nel 2010. Nuove promesse, da partner soliti e meno soliti, dal G8 al G20, devono essere stipulate - e stavolta mantenute. Se è vero che molte nazioni africane (non solo il Ghana) stanno per raggiungere gli Obiettivi del Millennio, avranno bisogno di avere al loro fianco partner in gamba, negli affari e nello sviluppo. “In gamba” nel senso di: sostenibile, ragionevole, trasparente, responsabile.

L’Africa non è soltanto la terra di Barack Obama. È anche la nostra. La culla dell’umanità. Ovunque ci abbiano condotto i nostri viaggi, è lì che sono iniziati, tutti quanti. La parola che usa Desmond Tutu è ubuntu: “Io sono perché noi siamo”. Finché non l’accetteremo, come dice lui - e non impareremo ad apprezzarlo - non saremo mai veramente completi.
Non sarà forse che, in questo senso, tutti gli americani sono afro-americani?

Traduzione di Silvia Montis. © 2009 Bono/The New York Times. Questo articolo è originariamente apparso sul The New York Times del 9 luglio. (Distribuited by The New York Times Syndicate)

  • redazione
  • Mercoledì 29 Luglio 2009

Tim Burton, Michael Moore, Meryl Streep: il cinema di oggi

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  • Tags: Alice in Wonderland, Cinema, Festival del Cinema di Venezia, Jane-Birkin, Meryl-Streep, Michael-Moore, Serge-Gainsbourg, Tim Burton, Venezia-66
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Alice in Wonderland
Immagine del film di Tim Burton Alice in Wonderland

Arriva la nuova favola firmata Tim Burton, Alice in Wonderland. La piccola Alice è nel Paese delle meraviglie pensato secondo il gusto gotico e visionario del regista, tra tecnologie visive e di fotografia tra live action, motion capture e stop motion. In questo universo di magie e travestimenti non poteva mancare Johnny Depp, alla sua sesta collaborazione col filmaker, che è il il Cappellaio Matto. E ci sono anche la moglie di Burton, Helena Bonham Carter, e Anne Hathaway. “Con Alice volevo realizzare un film duro… Intendo dire più vicino alla realtà che alla fantasia” ha detto Tim Burton.
Panorama.it presenta qui il primo teaser trailer in italiano.

Michael Moore
Michael Moore

A due giorni dalla conferenza stampa di presentazione della Mostra di Venezia, corrono anticipazioni sui film che animeranno la 66esima edizione. Dagli Usa accanto agli horror di Joe Dante e George Romero fuori competizione, il concorso ospiterà quattro titoli: Capitalism: A Love Story di Michael Moore, doc sul tracollo del sistema finanziario americano; The Informant di Steven Soderbergh, con il chimico imbolsito Matt Damon; Bad Lieutenant: Port of Call New Orleans, il remake del Cattivo tenente di Abel Ferrara diretto da Werner Herzog, e l’animazione Where the Wild Things Are di Spike Jonze.
Meryl Streep e Amy Adams
Meryl Streep e Amy Adams

Meryl Streep e Amy Adams fanno di nuovo coppia. Dopo lo straordinario duetto di suore ne Il dubbio, le due si ritrovano in Julie & Julia (uscita il 7 agosto negli Usa, il 30 ottobre in Italia), una storia di donne con molte somiglianza e molte differenze, tra cui i decenni che le separano. L’una è Julia Child, che negli anni ‘60 ha rivoluzionato con un libro e un programma televisivo il modo di cucinare delle casalinghe americane, e Julie Powell, scrittrice fallita che, nel 2002, ha deciso di raccontare in un blog i suoi progressi attraverso le 524 ricette del ‘capolavoro’ pubblicato nel 1961, Imparare l’arte della cucina francese.

Serge Gainsbourg e Jane Birkin
Serge Gainsbourg e Jane Birkin

La vita di Serge Gainsbourg, il compositore maledetto d’Oltralpe dal fisico smilzo, la faccia sgualcita e il grande charme, diventa film. Con grande attesa del pubblico francese. La pellicola è diretta da Joann Sfar e si intitola Gainsbourg (vie héroïque). Nei panni di Gainsbourg c’è l’attore Eric Elmosnino, in quelli di sua moglie Jane Birkin, l’inglese Lucy Gordon, che si è suicidata il 20 maggio scorso, a 28 anni. Letitia Casta è Brigitte Bardot, amante di Gainsbourg. In Francia, la pellicola uscirà il 20 gennaio 2010.

  • simona.santoni
  • Martedì 28 Luglio 2009

De André di nuovo in mostra, in Sardegna

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  • Tags: fabrizio-de-andré, mostre
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De Andre', pubblico e privato in mostra

LA GALLERY

Dopo la mostra al palazzo Ducale di Genova, ad accogliere una nuova rassegna su Fabrizio De André è la sua terra d’adozione: la Sardegna. Immagini della sua vita e della sua musica sono ora al MAN, museo d’arte di Nuoro fino al 4 ottobre.

“Stregato dalla Sardegna, Fabrizio De André l’ha scelta come luogo per vivere” ricorda Cristiana Collu, direttore del MAN. “È approdato all’Agnata, e lì, dopo quello che ha definito, citando Albert Camus, un incidente della felicità, vi ha fatto ritorno. La fascinazione iniziale per questa terra e per la sua gente mette radici, diviene qualcosa di più solido, suggellato anche da ciò che non sarebbe dovuto accadere. I sardi con lui stringeranno un patto concorde, come se firmassero, ora sempre, le 11 lettere di scuse dei suoi sequestratori”.

L’evento occuperà tutti gli spazi del MAN. L’allestimento, multimediale e interattivo, progettato e allestito da Studio Azzurro, uno dei più importanti gruppi internazionali di videoarte, condurrà il visitatore a vivere un’esperienza emozionale, con e dentro la creatività del cantautore.

La Regione Sardegna e la Provincia di Nuoro, dalla quale il MAN dipende, hanno deciso che questo omaggio a De André sia offerto a tutti i sardi e agli ospiti della Sardegna. Di qui la scelta di aprire gratuitamente la mostra.

Informazioni e prenotazioni: MAN tel. e fax +390784252110 info@museoman.it

LA GALLERY

  • redazione
  • Martedì 28 Luglio 2009

Laura Chiatti alla corte di Sofia Coppola

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  • Tags: Laura-Chiatti, Sofia-Coppola, Somewhere
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C'è Hollywood per Laura Chiatti

LA GALLERY

Appena scesa dal set della nuova commedia di Carlo Verdone Io, lei e Lara, che sarà nelle sale a gennaio 2008, per Laura Chiatti una bella sorpresa: la chiamata di Sofia Coppola. Questo è l’ultimo rumour rivelato dal portale Cinemotore.
La regista che ha firmato Lost in translation e Marie Antoinette sta lavorando a un nuovo film, Somewhere, di cui ha anche scritto il soggetto ed è produttrice. E la nostra Chiatti dovrebbe trovarsi come compagni di set Benicio Del Toro e Stephen Dorff. L’attrice umbra ora si è concessa qualche giorno di vacanza con il suo fidanzato Francesco Arca prima di iniziare a studiare il copione del suo primo lavoro hollywoodiano.

  • redazione
  • Lunedì 27 Luglio 2009

Video: Celebrity Life, 27/07/09

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27/07/09 - Il videonotiziario quotidiano dedicato al gossip e alla vita segreta delle star. Oggi:


Celebrity life - 27/07/09; In collaborazione con Chi.

  • luigi.gavazzi
  • Lunedì 27 Luglio 2009

È il 2009. Sapete dov’è la vostra anima?

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  • Tags: anima, Bono, capitalismo, chiesa, globalizzazione, religione
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Bono Vox degli U2

di Bono

Sono al centro di Manhattan, un posto dove i tassisti suonano i clacson come fossero strumenti musicali e urlare nei ristoranti è uno sport nazionale.

A miglia e miglia di distanza dalla calda brezza di voci che mi avvolgeva una settimana fa, la domenica di Pasqua.

“Sia gloria al tuo nome” cantavano le donne dell’isola, cullandosi avanti e indietro nella piccola chiesa in arenaria. Fui sopraffatto da un’esplosione di colori, da un’ondata di emozioni che mi trascinò con sé verso il mare.

La cristianità, a quando pare, ha un ritmo - che procede in crescendo proprio in questo periodo dell’anno. La rumba del carnevale cede il passo alla lenta marcia della Quaresima, per poi dare spazio agli staccato degli inni pasquali. Dalle orge dei baccanali alle visioni ultraterrene. Dopo quaranta giorni nel deserto, tipo.

Carnevale - le rock star ci sanno fare, col carnevale.

Carne-vale, addio alla carne: un party di commiato. Sono stato a molti carnevali. I brasiliani dicono di essersi inventati il più lungo; di sicuro, il migliore. Non puoi fare altro che lasciarti contagiare dalla febbre, unirti alla parata di festaioli che irrompe per le strade della città, come un fiume che travolge gli argini, in un’esplosione di divertimento che si fa ritmo. È una gioia che non può essere invocata. È forza vitale. È un cuore pieno, traboccante di gratitudine. A voi la scelta…

È con la Quaresima che non sono mai andato d’accordo. Ci ho rinunciato. Quando si arriva alla negazione di sé, faccio fiasco in maniera colossale. La mia idea di disciplina è semplice - lavorare sodo - ma ovviamente è solo un’altra indulgenza.

Poi arriva il passaggio dalla morte alla vita, la Pasqua.

È un momento trascendente, per me - una rinascita di cui ho sempre avvertito il bisogno. Mai con la stessa intensità di qualche anno fa, quando è morto mio padre. Mi tornano in mente l’imbarazzo e il sollievo delle lacrime cocenti sulle guance, mentre mi inginocchiavo nella piccola cappella di un paesino francese, pentendomi della mia natura di figliol prodigo - pentendomi per aver combattuto mio padre tanto a lungo e per essermi lasciato sfuggire troppe volte l’opportunità di conoscerlo meglio. Ricordo la sensazione di quella “pace che sorpassa ogni preoccupazione umana” come una liberazione da un fardello. Tra tutte le feste cristiane, la Pasqua è quella che richiede la fede più grande - ti spinge oltre il profondo rispetto per la Creazione, attraverso lo sconcerto dell’idea di un “nato da una vergine”, fino alla smisurata, inverosimile concezione che la morte non sia la fine di tutto. La croce come un incrocio, un bivio. Che siate o meno religiosi, l’idea di poter ricominciare da capo è irresistibile.

*

Domenica scorsa, il maestro del coro sobbalzava - di volta in volta impetuoso, quieto, tenero e giocoso - al suono dei più virtuosi dei pianoforti e delle melodie. Intonava le sue invocazioni con una splendida voce da tenore, possente come una quercia, mentre al suo fianco un ragazzino lentigginoso si prodigava su conga e tamburello come se avesse sotto le dita una batteria corredata di tutto punto. Il coro dei parrocchiani si levava verso le travi del soffitto, canti di lode a un Dio che aveva apparentemente rinunciato a sovrastare le nostre voci con la Sua.

Per quale motivo mi rifugio tra le mura di un’umile chiesetta o di un’imponente cattedrale? Per vedere se la mia testa funziona come si deve? O il mio cuore? No: per occuparmi della mia anima. Queste meditazioni sono, per me, come il filo a piombo per un capomastro - che verifica se le pareti stanno venendo su dritte o storte. Controllo come funziona la mia vita emotiva con la musica; la mia vita intellettuale, con la scrittura. Ma quando mi metto in cammino alla ricerca della mia anima, non posso che approdare alla religione.

Il sacerdote disse: “Che cosa giova all’uomo guadagnare il mondo intero se perde la propria anima?”. Sentendo queste parole, ciascuno dei pellegrini raccolti nella stanza domandò: “Sono io, Signore?”. In America, in Europa, tutti si chiedono: “Siamo noi?“.

Be’, sì. Siamo noi.

Il carnevale è finito. L’anima del commercio ha reso incandescente il clima e i mercati. I cieli fuligginosi della rivoluzione industriale hanno cambiato luogo ed estensione. Ma adesso, lo scioglimento dei ghiacciai fa ribollire i mari in tempi di rivoluzione hi-tech. Il capitalismo è sotto processo; la globalizzazione, ancora una volta, sul banco degli imputati. Dicevamo che tutto ciò che desideravamo per il resto del mondo era tutto ciò che possedevamo anche noi. Poi ci siamo resi conto che, se ogni essere vivente sulla faccia della Terra avesse avuto un frigorifero, una casa e un SUV, saremmo soffocati nei nostri stessi gas di scarico.

La Quaresima incombe su di noi, che la cosa ci vada a genio o meno. E assieme a lei, speriamo compaia anche una speranza di redenzione - cancellazione dei peccati. Non solo in senso spirituale, ma anche come concetto economico. Al giro di boa di fine millennio, la campagna per la cancellazione del debito, ispirata al concetto ebraico di Giubileo, mirava a concedere ai paesi più poveri un nuovo inizio. Oggi, in Africa, ci sono trentaquattro milioni di bambini in più che vanno a scuola, in larga parte perché i governi dei paesi in cui abitano hanno utilizzato al meglio i soldi svincolati dal debito. Una cancellazione che non ha posto fine alla schiavitù economica, ma ha significato una nuova speranza per molti. Ed è a questi molti - di certo non a pochi privilegiati - che ci deve condurre la ricerca della nostra anima, qualsiasi strada decida di percorrere.

Qualche settimana fa mi trovavo a Washington, quando iniziò a circolare la notizia di possibili tagli al budget del presidente per il sostegno ai paesi in via di sviluppo. La gente diceva che sarebbe stato difficile mantenere promesse fatte a persone che vivono in condizioni terribili a migliaia di chilometri di distanza, quando anche in America c’è tanta, troppa miseria. E ce n’è.

Da poco, però, ho letto che un numero sempre maggiore di cittadini americani si dedica al volontariato, non potendosi permettere di dare una mano con offerte in denaro. E alla fine, grazie a un voto bipartisan del Senato, sembra che il Congresso ristabilirà i fondi tagliati ai paesi in via di sviluppo - un rifiuto ad abbandonare chi paga già un prezzo molto alto per una crisi di cui non è responsabile. In tempi bui e agitati, la gente dimostra ciò che è veramente.

La vostra anima.

In questo periodo di crisi, gran parte del dibattito ruota attorno al valore delle cose, non ai valori. Un aiuto ben speso può essere un ottimo esempio per entrambi - il valore dei soldi e i valori che nascono dai soldi. Fornire medicinali e cure mediche a circa quattro milioni di persone ammalate di AIDS, mettere in atto semplici e ragionevoli misure di assistenza e controllo delle nascite, tentare di debellare malattie letali come la malaria e i rotavirus - tutto questo è una piccola spinta lungo la scalata verso l’autosufficienza, un modo per aiutarci ad avere più amici in un mondo facile all’odio. Non sono elemosine, sono un investimento. Non è carità - è giustizia.

*

Stranamente, mentre usciamo dalla piccola chiesa in arenaria, in fila sotto un sole spietato, penso a Warren Buffett e a Bill Gates, che hanno devoluto parte delle loro ricchezze alla lotta contro l’estrema povertà. Entrambi agnostici, credo. Penso a Nelson Mandela, che ha dedicato la propria vita a sostenere i diritti altrui. Un uomo spirituale, senza dubbio. Religioso? Da quel che mi si dice, non si descriverebbe in questo modo.

Non tutta la musica dell’anima esce dai portoni delle chiese.

Traduzione di Silvia Montis. © 2009 Bono/The New York Times. Questo articolo è originariamente apparso sul The New York Times del 18 aprile. (Distribuited by The New York Times Syndicate)

  • redazione
  • Lunedì 27 Luglio 2009

Al cinema con Baby Mama: Sarah Palin (quella falsa) con una mamma in affitto

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  • Tags: Baby-Mama, Cinema, Fighting, Michael-McCullers, sarah-palin, uscite
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I film del weekend, 24 luglio

LA GALLERY DEI FILM DEL WEEKEND

Tre uscite al cinema in questo caldo week-end di fine luglio. E a meno che non si sia fan adoranti del gruppo delle teenager Jonas Brother o della lotta, dando un’occhiata al termometro di gradimento di RottenTomatoes meglio evitare i nuovi film in sala Jonas Brothers - The 3D Concert Experience (solo il 22% di critiche positive) e Fighting (41%). Invece, inaspettatamente, ci si può concedere una commedia molto femminile come Baby Mama (64% dei consensi): protagonista è Tina Fey, la cui faccia ci ricorderà di certo qualcuno: Sarah Palin! Sì, è lei il volto della tv americana che ha parodiato la governatrice d’Alaska, candidata vicepresidente di John McCain alle scorse presidenziali Usa.
Ed è lei ora, nel film diretto da Michael McCullers, la trentasettenne in carriera senza marito né compagno che vorrebbe un figlio ma non può e si rivolge all’utero in affitto di Angie, interpretata da Amy Poehler. Ovviamente due tipi di donna completamente diversi che insieme danno vita a situazioni grottesche.
Certo, non bisogna aspettarsi una pellicola da incidere come pietra miliare del cinema. “Baby Mama è una commedia leggera e prevedibile che trae la sua forza dai suoi esecutori” dice il succitato portale che raccoglie recensioni internazionali.
La conferma viene da The Sydney Morning Herald: “Il film non è esattamente originale ma è molto divertente grazie all’abilità con cui Fey e Poehler giocare l’una con l’altra coi reciproci punti di forza”.
E ancora, dall’Empire, “Fey e Poehler sono meglio del 95% delle innumerevoli commedie a due maschili di questo momento. Potrebbero non dividersi mai più, perché il loro lavoro qui è una gioia assoluta”.
Nel cast anche Sigourney Weaver e Steve Martin.

Il trailer di Baby Mama da YouTube:

  • simona.santoni
  • Venerdì 24 Luglio 2009
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