Archivio di Agosto, 2009
LA GALLERY
Con la terza edizione, in onda giovedì 10 settembre in prima serata su Raidue (ma il day time comincia già oggi), X Factor tenta di confermare l’appeal mediatico del passato. Il talent show ha perso un cavallo di razza, Simona Ventura che aveva opposto alla penuria di cognizioni musicali una dialettica agguerrita e polemica, ma vincente. Claudia Mori, che ne ha preso il posto, rappresenta una sfida da vincere a tutti i costi. A favore della moglie di Adriano Celentano giocano la curiosità del pubblico per la sua ventennale assenza dal video e la maggior competenza: come produttrice discografica, dovrebbe contribuire meglio alla ricerca dell’X Factor nelle aspiranti star canore. La Mori deve però accreditarsi subito come personaggio televisivo, lei che è stata per anni dietro le quinte delle attività del marito. Accanto ai due giurati riconfermati, Mara Maionchi e Morgan, avrà il difficile compito di imporre la validità della formula in un universo televisivo invaso da talent show. Quest’anno, infatti, la pretesa è la ricerca della consacrazione come talent di elite e di tendenza, scevro da ogni forma di nazional-popolarità. Per il cast dei partecipanti, i giochi sono quasi conclusi: l’ultimo provino si svolgerà a Monza il 4 ed il 5 settembre. Finora sono circa 42 mila i giovani presentatisi. E lo show è già nel vivo: il 31 agosto si conclude il tour itinerante di X Factor con le ugole d’oro vincitrici della passata edizione e comincia su Raidue, alle 19 la striscia quotidiana che mostrerà, fino al 10 settembre, le tappe salienti per la selezione dei prossimi dodici concorrenti in gara. Sabato 12 è la volta di Processo a X Factor. Francesco Facchinetti, riconfermato alla conduzione del talent, assieme ad esperti e opinionisti, farà le pulci a tutto quanto è accaduto durante la settimana. Confermate le tre categorie in gara gli under 24 anni, affidati a Morgan, gli over 25 sotto la tutela della Mori, mentre i gruppi vocali, quest’anno più numerosi hanno la Maionchi come protettrice. La giuria ha dovuto mandare a casa la dodicenne Fabiana: splendida voce ma troppo piccola d’età. A dimostrare l’internazionalità del talent, la presenza, ai casting di Katia De Gregari, proveniente da Melbourne.
LA GALLERY
Chéri
LA GALLERY DEI FILM DEL WEEKEND
Anche le sale cinematografiche italiane stanno sentendo l’effetto del controesodo estivo e, nell’ultimo week-end di agosto, iniziano a ripopolarsi di film - anche validi - in uscita.
Ecco quindi arrivare, il 28 agosto, l’allegra brigata, guidata dal bradipo Sid e dallo sfortunato scoiattolo Scrat, de L’era glaciale, al terzo atto, questa volta alle prese con lo sconosciuto mondo dei dinosauri (L’era glaciale 3 - L’alba dei dinosauri). E dopo aver partecipato in concorso al Festival di Berlino, ecco anche Chéri, l’ultimo lavoro del britannico Stephen Frears fattosi molto amare con The Queen: ambientato nel sontuoso mondo delle cocotte d’alto bordo della Parigi pre-Prima Guerra Mondiale, tratto dall’omonimo romanzo di Colette, vede Michelle Pfeiffer maestra di vita e di letto di un giovane viziato interpretato da Rupert Friend, figlio di una pungente Kathy Bates.
LEGGI GLI ARTICOLI:
L’era glaciale 3, un po’ di stanca tra i dinosauri…
Chéri, il gioco della seduzione secondo Michelle Pfeiffer
LA GALLERY DEI FILM DEL WEEKEND
Applausi applausi all’animazione, eccellente, ma la storia è stanca e monotona. Questo l’umore della critica internazionale verso il terzo atto de L’era glaciale: forse si è spremuto troppo dal bradipo Sid e dai suoi amici a quattro zampe.
L’era glaciale 3 - L’alba dei dinosauri di Carlos Saldanha arriva nelle sale italiane il 28 agosto, a fine estate, come ormai capita ai cartoon più attesi (l’anno scorso toccò a Kung Fu Panda e prima ancora a Shrek 3). Per una bravata di Sid, questa volta il bradipo, il mammut Manfred e la tigre Diego si ritrovano a contatto con un mondo sconosciuto, quello dei dinosauri (qui la trama). E logicamente non può mancare lo scoiattolo Scrat con la sua ghianda.
“L’era glaciale 3 non è del tutto privo di fascino” scrive Michael O’Sullivan sul Washington Post. “Ma qui il fascino si avverte meno meritato, un prodotto non dell’evoluzione ma di un cinico opportunismo senz’anima”.
Sardonico Michael Phillips sul Chicago Tribune: “Né bello né brutto. L’era glaciale 3 può essere abbastanza ben fatto per ottenere ciò per cui è stato progettato, cioè, fare da baby-sitter per un po’ ai vostri bambini e rastrellare quattrini” (L’era glaciale 2 guadagnò 651 milioni di dollari e L’era glaciale 1 383 milioni).
Pollice su, invece, per Bob Mondello dell’americana National Public Radio: “Una commedia dolce, per famiglie ma anche centrata su una famiglia non tradizionale, quindi adatta più o meno a tutti”.
Il trailer de L’era glaciale 3 - L’alba dei dinosauri da YouTube:
LA GALLERY DEI FILM DELLA SETTIMANA
Senza infamia e senza lode, e strappando spesso delle risatine per la sceneggiatura sferzante, Chéri il 28 agosto arriva nelle sale italiane. Ma si sappia che il film è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Colette, la mitica scrittrice francese del primo Novecento - la prima donna a ricevere funerali di Stato in Francia -, quindi si deve molto a lei della sagacia dei dialoghi e delle velenose quanto forbite frecciatine tra amabili colleghe cocotte.
Affidato alla regia di Stephen Frears, che con The Queen ci aveva fatto ben più vibrare, il film, ambientato tra le gentili donnine d’alto bordo della Parigi pre-Prima Guerra Mondiale, non osa molto, pur facendo trascorrere due orette scarse piacevoli, soprattutto colpiti dalla grazia senza età di una Michelle Pfeiffer cinquantunenne che mantiene un gradevolissimo incarnato nonostante - pare - non sia stato toccato da bisturi (forse proprio per questo).
Accanto trova Rupert Friend, il fidanzato di Keira Knightley, come la compagna di vita (conosciuta sul set di Orgoglio e pregiudizio) ormai abituato a set in costume. È lui Chéri, il giovanotto viziato e vizioso che si trastulla nel non far nulla, figlio della cortigiana arpia Madame Peloux (Kathy Bates) che trova nell’amica-nemica Lea de Lonval (Pfeiffer) l’esperta e matura “maestra di vita” per il suo cucciolo. Pur recitando dapprima come diciannovenne e quindi come uomo fatto, il ventisettenne britannico riesce a essere credibile, anche grazie al suo volto spigoloso dall’espressività teatrale cangiante.
Iniziando in commedia e muovendo verso note drammatiche, in Chéri ogni personaggio dice una cosa ma ne pensa un’altra e il gioco della seduzione si rivela ben presto spietato.
C’è chi dice che, per quando inizierà la stagione dei premi, dovremo tener bene in mente i nomi di Consolata Boyle e Alan MacDonald, rispettivamente costumista e scenografo del film. Vedremo.
Il trailer di Chéri da YouTube:
LA GALLERY
Quest’anno la bellezza diventa un talento. E, seguendo una moda televisiva tutta italiana, che premia reality e talent show, anche il concorso Miss Italia cambia volto: diviene il reality della bellezza.
Le sessanta candidate al titolo che, selezionate oggi a Salsomaggiore, si scontreranno il 12,13 e 14 settembre in diretta su Raiuno, dovranno affrontare prove ben più impegnative della semplice passerella.
Suddivise in quattro categorie: Romantiche, Vamp, Sportive, Trendy, (questa è la prima novità) le aspiranti reginette dovranno cantare, ballare, recitare, fornire prove di abilità, oltre che di charme, dinanzi a cinque giurati fissi. Una rivoluzione voluta da Milly Carlucci, nuova conduttrice dell’evento tv ristretto a tre serate rispetto alle quattro del passato. C’è di più: Miss Italia, il reality della bellezza conquista addirittura l’interesse del governo.
Per il 70esimo compleanno, (il concorso è nato nel 1939), gode del patrocinio di tre Ministeri: il Ministero del Turismo, dello Sviluppo Economico, dei Beni e delle Attività Culturali. La Miss Italia 2009 sarà per un anno l’immagine del nostro paese all’estero per le attività alle quali è interessato il turismo, e cioè eventi, fiere, rassegne, summit di comunicazione. Medesimo compito avranno Miss Moda Italia e Miss Cinema Italia, elette rispettivamente nella prima serata del 12 settembre e nella seconda del 13.
Saranno loro a rappresentare il made in Italy nelle manifestazioni che interessano i rispettivi settori con il patrocinio anche della Camera nazionale della Moda.
I denigratori dei talent show dovranno riflettere. E forse ricredersi. Una curiosità: Giusy D’Affuso, 24 anni, Miss Sorriso Agos Basilicata, ha rinunciato alle prefinali perchè il datore di lavoro, un dentista di Arezzo, le ha dato l’ultimatum: o sei qui al tuo posto, o arrivederci. “Sfuma un sogno, ma il lavoro è troppo importante, non posso rischiare”, si è consolata la mancata Miss. Infine i rumours sugli ospiti delle tre serate: Paris Hilton è accreditata per il 12 settembre. Mentre tra i nomi che circolano per la giuria, ci sono quelli di Ricky Tognazzi e Gugliemo Mariotto.
LA GALLERY

La prima volta che lo vidi capitò quasi per caso, passato in seconda serata su qualche canale che non ricordo… ma lo catturai subito in una vecchia Vhs che conservo ancora non so dove. Oltre Rangoon (Beyond Rangoon) non è certo il film più celebrato del regista britannico John Boorman, ma per me è quello più amato. Tramite gli occhi blu polvere, smarriti e increduli, di una giovane Patricia Arquette, allora ventisettenne, ho conosciuto “da vicino” la Birmania e il suo dramma, ho amato il volto dolce di Aung San Suu Kyi e gli ideali di giovani calpestati con i fucili e il silenzio.
Due giorni fa 7 Gold ha riproposto in prima serata Oltre Rangoon e, come feci qualche mese prima (allora lo ripropose la Rai), non ho potuto non rivederlo, per l’ennesima volta, con l’affetto che si riserva a qualcosa di caro che si ritrova dopo tempo. E, come ogni volta che riscorrono le scene davanti, è stata una stretta al cuore constatare ancora che, oggi come nel 1995 - data d’uscita della pellicola -, la storia è così attuale. Il regime, oggi come allora, così stringente e soffocante. La Birmania - o forse dovrei direi Myanmar, come la giunta militare in carica dal 1989 preferisce - così lontana. “Noi birmani siamo troppo educati per ribellarci” dice uno studente nel corso del film. “La Birmania è una nazione di monaci e soldati: tutti per una volta da ragazzi sono stati monaci, ma una volta che sei soldato resti sempre soldato”, gli fa eco U Aung Ko, il professore dissidente che fa da guida per il paese asiatico alla statunitense Laura Bowman (la Arquette, per intenderci quella, oggi, della serie tv Medium).
La sceneggiatura, furbamente piena di frasi ad effetto, è un proclama di lotta e speranza contro la dittatura militare. “La Birmania non sarà salvata dall’America, la Birmania sarà salvata da ogni madre e ogni figlio che affronterà i fucili come Aung San Suu Kyi”. Con le perle di saggezza di U Aung Ko: “Ci hanno insegnato che la sofferenza è una promessa che la vita mantiene sempre, e quando finalmente arriva la felicità è un bene prezioso che ci viene elargito per poco tempo”.
Oggi Aung San Suu Kyi è agli arresti domiciliari, dopo l’ennesima condanna della corte militare birmana a nuovi diciotto mesi di pena perché un americano si è introdotto in casa sua. La leader dell’opposizione, premio Nobel per la pace, ha deciso di presentare appello contro la sentenza.
La coriacea piccola donna oggi ha 64 anni, molti dei quali passati in prigionia. Rangoon dal 2006 non è più capitale della Birmania e la giunta ha cambiato il suo nome in Yangon.
Dopo ventuno anni di dittatura, oggi, cosa resta oltre Rangoon e oltre Aung San Suu Kyi?


Levanon (Lebanon) di Samuel Maoz
Venezia, la grande seduttrice, “uscita come Venere dalle onde e sempre a rischio di sprofondarci di nuovo”, come scrive Peter Popham su The Independent, sta preparandosi a essere, una volta di più, la città italiana incantatrice del cinema. Manca una settimana al via della 66esima edizione della Mostra internazionale (2-12 settembre) che Marco Müller definisce “ricca, trasversale, piena di contrasti e soprattutto divertente”. Ma lui, da direttore, non può dire altrimenti, ribattendo alle accuse di provincialismo mossegli da qualcuno per aver inserito in programma troppi film italiani (22). Spesso ci si lagna del contrario, ma si sa che è così bello poter criticare.
Tra quelle in concorso le pellicole nostrane sono quattro, Il grande sogno di Michele Placido, Lo spazio bianco di Francesca Comencini, La doppia ora di Giuseppe Capotondi, Baarìa di Giuseppe Tornatore, a cui spetta l’apertura della Mostra.
Delle chicche made in Italy sparse qua e là, nella sezione “Controcampo italiano” c’è il film-documentario su Vittorio Mezzogiorno Negli occhi di Daniele Anzellotti e Francesco Del Grosso, prodotto dalla figlia Giovanna che è anche voce narrante. E c’è anche Il compleanno di Marco Filiberti, di cui mesi fa avevamo seguito le riprese.
Al Lido tra i ventitré lungometraggi in concorso si segnala l’approdo del rumoroso Michael Moore con il suo Capitalism: A Love Story, documentario sugli effetti disastrosi prodotti dal dominio delle grandi aziende sulla vita quotidiana degli abitanti degli Stati Uniti e del mondo intero, e un tocco horror con gli zombie di Survival of the Dead di George Romero. È destinato a far parlare Levanon (Lebanon), opera d’esordio dell’israeliano Samuel Maoz, sulla prima guerra del Libano, del giugno 1982, vista da un carro armato.
A questo fa eco Fuori concorso e tra i film a sorpresa Ruzhaye Sabz (Green Days), il nuovissimo lavoro in prima mondiale di Hana Makhmalbaf, la più giovane componente (21 anni) della celebre famiglia iraniana di registi. L’opera che porta a Venezia alterna parti documentarie sullo sviluppo del movimento “verde” di piazza, a parti di fiction sulla condizione femminile in Iran.
In Laguna si celebra anche l’amore gay nel documentario delle Giornate degli Autori L’amore e basta di Stefano Consiglio: attraverso interviste a nove coppie gay e lesbiche in tutta Europa ci si avvicina a un mondo per molti sconosciuto fatto di sentimenti autentici costretti a sopportare tante difficoltà.
Leone d’oro alla carriera a John Lasseter, consegnato da George Lucas.
Ah, e tra i giurati di Venezia 66, guidati dal veterano della Mostra Ang Lee (ha vinto due Leoni d’oro), una presenza curiosa: Luciano Ligabue, il cantante, sì. “Ma il cinema è cambiato” ha spiegato Müller a Il Giornale. “Ci sono autori che vengono da altri linguaggi: dalla fotografia, dalla moda come il Tom Ford di A single man, dal rock come Ligabue…”.

Il grande sogno di Michele Placido
(Foto da Flickr di Zingaro. I am a gipsy too.)
LA GALLERY DELLE 14 MERAVIGLIE FINALISTE
Tra la Baia canadese di Fundy, con le sue maree spettacolari, e le cascate dell’Iguazú e i giochi di luce e vapori a cavallo tra Argentina e Brasile, si apre una bellezza della natura che parla napulitano. Il Vesuvio è ancora in gara per essere una delle sette meraviglie del mondo. È infatti tra le quattordici finaliste che parteciperanno al sondaggio su internet che dovrà stabilire le sette bellezze naturali del mondo.
Insieme al vulcano italiano l’ha “scampata” anche il Mar Morto, che per un po’ sembrava dovesse rinunciare alla competizione per ragioni politiche: condiviso da Israele, Giordania e Cisgiordania, il mare dall’acqua salatissima era stato quasi escluso a inizio anno quando la cooperazione tra i tre stati era stata messa in discussione. Poi un compromesso dell’ultimo minuto ha consentito di poter accedere al turno successivo.
Nella “top fourteen” delle meraviglie universali ci sono anche il Rio delle Amazzoni, le Isole Galapagos, il Grand Canyon, la Grande Barriera Corallina, il Salto Angel venezuelano, le isole Maldive, la Baia di Ha Long in Vietnam, le grotte di Jeita in Libano, il parco nazionale di Komodo in Indonesia, il fiume sotterraneo Puerto-Princesa nelle Filippine.
I risultati finali saranno resi noti nel 2011 e per allora gli organizzatori si aspettano che abbia votato almeno un miliardo di persone. Più di 100 milioni avevano partecipato all’elezione delle nuove sette meraviglie del mondo, scelte nel luglio del 2007, tra cui comparve anche il Colosseo. Allora il primo posto spettò alle rovine di Petra in Giordania, una consacrazione che ha triplicato le visite turistiche nella zona.