“Pace e amore” era il modo in cui Fernanda Pivano salutava gli amici, e in questa frase c’è tutto il suo testamento spirituale. Morta ieri sera a 92 anni, presso una clinica di Milano dove era ricoverata da tempo, la scrittrice giornalista, critica musicale e traduttrice aveva in pace e libertà il suo faro, dagli anni del liceo d’Azeglio a Torino frequentato da Primo Levi e con Cesare Pavese come insegnante dove conobbe l’antifascismo e la resistenza, al suo arresto quando le SS tedesche in una retata da Einaudi trovarono il suo contratto per la traduzione di Addio alle armi, il libro di Hemingway proibito dal governo fascista; dall’Antologia di Spoon River di E. L. Masters, tradotta di nascosto, agli anni delle manifestazioni contro la guerra in Vietnam.
Vitale e curiosa, coraggiosa e libera, è stata “un ponte tra due continenti, tra più generazioni e culture diverse”, come ha detto Giovanna Melandri, responsabile cultura del Pd: è stata la Pivano e la sua fame di cultura e America a farci conoscere la beat generation, da Allen Ginsberg a Jack Kerouac a Lawrence Ferlinghetti, amici con cui ha condiviso la vita senza lasciarsi andare alla sregolatezza.
Spinta da un amore per l’universo intero e per la scoperta, è stata un angelo per tanti scrittori, innamorata com’era dei libri e dei loro autori, ai quali si avvicinava con il suo metodo, spesso incompreso, più da critico militante e lettrice appassionata che da studioso paludato. “L’esempio di una purezza e di una generosità che non a caso l’hanno portata ad essere considerata l’angelo di tutti i grandi scrittori che ha frequentato”, ha detto Sandro Veronesi a Sky.
Ma “Nanda” amava anche la musica. Fu la prima a scrivere in Italia nel 1966 un articolo su Bob Dylan, ed è stata anche amica di personaggi come Chet Baker e di grandi cantautori italiani, come Fabrizio De Andrè, la Pfm, Jovanotti, Ligabue, dei quali aveva di recente raccolto le interviste nel libro Complice la musica (Rizzoli). “Anche se solo di recente in Italia il mio nome viene riaccostato al rock per i miei incontri con Jovanotti e Fabrizio De Andrè” spiegava la Pivano, “il mio amore per questa musica è sbocciato nel 1965 quando Bob Dylan tenne il suo primo concerto all’università di Berkeley: quella sera nacque il movimento dei figli dei fiori. Era chiaro che stava cambiando il mondo”.
È stata una “protagonista della cultura italiana”, ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio di cordoglio alla famiglia Pivano. “Sensibile sostenitrice delle relazioni con la letteratura straniera e segnatamente di quella americana, Fernanda Pivano ha dato un contributo straordinario alla capacità della cultura italiana di tessere e coltivare rapporti che hanno arricchito il nostro patrimonio e favorito intensi scambi letterari con il resto del mondo”.
Fra le tante cose che ci lascia, c’è anche un immenso archivio, raccolto in una Fondazione sponsorizzata da Benetton, che contiene lettere, cartoline, carte, testimonianze di oltre cinquant’anni di storia e letteratura americana.
I funerali si svolgeranno probabilmente venerdì prossimo, a Genova, dove era nata il 18 luglio 1917.
Ecco un video da YouTube con Fernanda Pivano e i suoi ricordi letterari:
Fernanda Pivano consegna il Premio Tenco a Fabrizio De Andrè sostenendo che “sempre di più sarebbe necessario che invece di dire che Fabrizio è il Bob Dylan italiano si dicesse che Bob Dylan è il Fabrizio americano”, da YouTube:
- Mercoledì 19 Agosto 2009









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