
Levanon (Lebanon) di Samuel Maoz
Venezia, la grande seduttrice, “uscita come Venere dalle onde e sempre a rischio di sprofondarci di nuovo”, come scrive Peter Popham su The Independent, sta preparandosi a essere, una volta di più, la città italiana incantatrice del cinema. Manca una settimana al via della 66esima edizione della Mostra internazionale (2-12 settembre) che Marco Müller definisce “ricca, trasversale, piena di contrasti e soprattutto divertente”. Ma lui, da direttore, non può dire altrimenti, ribattendo alle accuse di provincialismo mossegli da qualcuno per aver inserito in programma troppi film italiani (22). Spesso ci si lagna del contrario, ma si sa che è così bello poter criticare.
Tra quelle in concorso le pellicole nostrane sono quattro, Il grande sogno di Michele Placido, Lo spazio bianco di Francesca Comencini, La doppia ora di Giuseppe Capotondi, Baarìa di Giuseppe Tornatore, a cui spetta l’apertura della Mostra.
Delle chicche made in Italy sparse qua e là, nella sezione “Controcampo italiano” c’è il film-documentario su Vittorio Mezzogiorno Negli occhi di Daniele Anzellotti e Francesco Del Grosso, prodotto dalla figlia Giovanna che è anche voce narrante. E c’è anche Il compleanno di Marco Filiberti, di cui mesi fa avevamo seguito le riprese.
Al Lido tra i ventitré lungometraggi in concorso si segnala l’approdo del rumoroso Michael Moore con il suo Capitalism: A Love Story, documentario sugli effetti disastrosi prodotti dal dominio delle grandi aziende sulla vita quotidiana degli abitanti degli Stati Uniti e del mondo intero, e un tocco horror con gli zombie di Survival of the Dead di George Romero. È destinato a far parlare Levanon (Lebanon), opera d’esordio dell’israeliano Samuel Maoz, sulla prima guerra del Libano, del giugno 1982, vista da un carro armato.
A questo fa eco Fuori concorso e tra i film a sorpresa Ruzhaye Sabz (Green Days), il nuovissimo lavoro in prima mondiale di Hana Makhmalbaf, la più giovane componente (21 anni) della celebre famiglia iraniana di registi. L’opera che porta a Venezia alterna parti documentarie sullo sviluppo del movimento “verde” di piazza, a parti di fiction sulla condizione femminile in Iran.
In Laguna si celebra anche l’amore gay nel documentario delle Giornate degli Autori L’amore e basta di Stefano Consiglio: attraverso interviste a nove coppie gay e lesbiche in tutta Europa ci si avvicina a un mondo per molti sconosciuto fatto di sentimenti autentici costretti a sopportare tante difficoltà.
Leone d’oro alla carriera a John Lasseter, consegnato da George Lucas.
Ah, e tra i giurati di Venezia 66, guidati dal veterano della Mostra Ang Lee (ha vinto due Leoni d’oro), una presenza curiosa: Luciano Ligabue, il cantante, sì. “Ma il cinema è cambiato” ha spiegato Müller a Il Giornale. “Ci sono autori che vengono da altri linguaggi: dalla fotografia, dalla moda come il Tom Ford di A single man, dal rock come Ligabue…”.

Il grande sogno di Michele Placido
- Mercoledì 26 Agosto 2009









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