Archivio di Agosto, 2009

Credits: Epa/Orland Barria
GUARDA LA FOTOGALLERY
24/08/2009 - Si è svolta ieri sera sul palco del lussuosissimo hotel ‘Atlantis’ di Paradise Island, alle Bahamas, la finale del concorso di bellezza che ha incoronato Miss Mondo 2009: si chiama Stefania Fernandez, ha 18 anni ed aspira a diventare modella e attrice.
Per il secondo anno di fila, “la più bella dell’universo” è di nazionalità venezuelana. L’anno scorso il titolo di reginetta era andato, infatti, a Dayana Mendoza. Nei 59 anni di storia della manifestazione, è questo il sesto trionfo di bellezza per il Venezuela, secondo solo agli Stati Uniti, che vantano sette reginette.
Seconda classificata un’altra latino-americana, la 23enne dominicana Ada Aimee de la Cruz, davanti a un’assoluta “new entry”: Miss Kosovo, la diciottenne Gona Dragusha.
A Stefania Fernandez, oltre a corona e scettro, andrà una ricompensa in denaro la cui entità è mantenuta rigorosamente segreta. La ragazza riceverà inoltre una borsa di studio da 100.000 dollari per studiare recitazione a New York, una vacanza-premio di cinque giorni alle Bahamas, un guardaroba completo disegnato dallo stilista Carlos Alberto Otero di Puerto Rico e una parure di gioielli. Per l’intera durata della sua permanenza in trono, infine, Stefania avra’ diritto ad alloggiare in un appartamento di un esclusivo complesso residenziale newyorchese.
LA GALLERY DEI FILM DEL WEEKEND
Sono entrata in sala con un senso di attesa e una preveggenza - non troppo difficile - di delusione… E anche sulle facce attorno a me notavo lo stesso mix di sensazioni.
Alla fine di S. Darko, a titoli di coda in sovraimpressione, guardarsi attorno diventava invece impietoso verso il film stesso: aleggiava un comune senso di fastidio per aver tentato di rimetter mano a quello che per molti è un vero cult, Donnie Darko.
Richard Kelly, però, non più detentore dei diritti sui personaggi creati per la pellicola del 2004, non ha potuto evitarlo. Ad assumersi la responsabilità di questo “atto sacrilego” è stato Chris Fisher, con la sceneggiatura di Nathan Atkins. I due, per non rischiare di perdersi nella creatività vincente di Kelly, hanno deciso di riprendere tutti i suoi elementi più evidenti, senza aggiungere nulla di nuovo, e di assumere come protagonista S., Samantha, la sorellina minore di Donnie, quella che aveva ambizioni da ballerina, interpretata dalla stessa attrice dell’originale, Daveigh Chase.
Dalla morte di Donnie sono passati sette anni e il plot gira e rigira sulla già nota miscela di esoterismo e fantascienza, appiccicandoci suggestioni e visioni di solo apparenza. Chi si aspetta di trovare qualche risoluzione ai misteri aperti da Kelly si sbaglia, come pure chi spera di trovarne di nuovi. Non c’è alcun ardito tentativo di creare qualcosa di nuovo.
Il trailer da YouTube di S. Darko, nelle sale italiane dal 21 agosto:

Per cinque giorni il paesino calabro di Caulonia si ferma e slarghi del centro e vinedi, i tipici vicoli molto stretti e ripidi, traboccano di tamburellisti, ballerini, suonatori che si mescolano a pubblico e tutti insieme che danzano. Non è di certo noto come la salentina Notte della Taranta, ma il Kaulonia Tarantella Festival scuote animi e corpi similmente e più, e dal 25 al 29 agosto, nella sua undicesima edizione, farà risuonare le note allegre della tradizione musicale del sud. Non a caso Caulonia è chiamato “il paese che balla”.
“Il Kaulonia Tarantella Festival richiama tantissima gente per cinque sere: è un festival per certi versi nuovo in Italia, per il territorio in cui viene svolto e perché c’è un numero più alto di presenze rispetto ad altre rassegne più pubblicizzate” dice Eugenio Bennato che, da cultore fervente della taranta, non poteva che essere il direttore artistico del Festival, per il secondo anno consecutivo. In cartellone ci sono esibizioni di Noa, Mira Awad, Toni Esposito, Rione Junno, Hasna el Becharia, Roy Paci.
E quest’anno Bennato nel “suo” Kaulonia Tarantella Festival presenta anche una novità: la prima esecuzione di Taranta Opera. Di che si tratta?
“L’ultima serata, con l’orchestra sinfonica di Foggia, metto in scena questo esperimento che unisce la musica ipnotica della taranta agli strumenti della musica sinfonica:” spiega il cantante napoletano, “è qualcosa di nuovo ma credo che sarà un successo. La musica sinfonica ha bisogno di nuova linfa”.
Sul palco, nelle cinque serate del Festival, saliranno anche Doris e Francesca, due rifugiate nigeriane. Eugenio Bennato, perché proprio loro?
“Si tratta di una dura scommessa. Loro e altri ragazzi nigeriani sono stati accolti dal Comune di Caulonia, in seno a un progetto di accoglienza e integrazione di rifugiati. Non avevo dubbi che in quanto africane avessero quel qualcosa in più nell’approccio alla musica rispetto a noi occidentali. E così ho messo in piedi un coro… Altro momento di scambio e integrazione sarà l’esibizione di Noa e Mira Awad, l’una israeliana, l’altra palestinese, che renderà omaggio alla musica popolare calabrese”.
Lei è campano, cultore della tarantella che trova nel Salento la sua massima rappresentazione, e ora dirige questo omaggio alla musica popolare in Calabria… Si parla sempre di quel “Grande Sud” che ha cantato anche al Festival di Sanremo di due anni fa?
“Il Grande Sud è qualcosa che si contrappone alla musica di consumo e a personaggi di plastica che escono dalla tv. Nelle note del Grande Sud ci sono personaggi veri e anche pubblico vero”.
Anche grazie al suo contributo, al Taranta Power che ha fondato e all’opera di altri artisti, crede che ci sia oggi un’attenzione diversa alla rivalutazione delle nostre tradizioni culturali?
“Sicuramente sì. Io ho seguito il mio gusto estetico in tempi in cui era difficile parlare di musica popolare… Ora il futuro sarà in mano agli artisti di oggi e ne sto incontrando tanti che fanno musica contemporanea con saldi legami alla tradizione”.
Ma se Eugenio Bennato fosse nato a Milano o Pordenone, chi sarebbe oggi?
“Credo che non c’entri il luogo di nascita, in tutta Italia c’è un legame con le origini… Potrei citare il nostro faro, Pier Paolo Pasolini, che dal Friuli ci ha raccontato il mondo degli umili, contro gli oppressori”.
E ora quali sono i suoi progetti futuri?
“Sicuramente continuare a portare questo pubblico a una coscienza ancora maggiore, consapevole che fare la musica delle nostre origini ci rende internazionali. Proseguirò su questa strada”.


di Alfonso Signorini
La GALLERY: il gioco delle coppie 2009
Per fortuna è arrivata la tempesta Clooney-Canalis a smuovere le acque di una delle estati più mosce di amori, amorazzi e passioni che io ricordi. Grazie a loro sale ben oltre la semplice sufficienza la media della pagella d’agosto. Eccola.
George Clooney - Elisabetta Canalis
Lui è il trofeo più ambito al mondo, lei la ex velina che ha visto passare l’occasione della vita, si è fiondata come un centravanti in area di rigore (qualcosa da Bobo Vieri avrà pure imparato) e ha messo a segno il colpo dell’estate. Ma siamo sicuri che dopo tanta vita spericolata e notti pazze ora non si annoi almeno un po’ a giocare a croquet nel grande parco sul Lago di Como?
Comunque, 10 e lode
Luca Marin - Federica Pellegrini
Lo so, non è una coppia nuova. Ma è comunque finita sulla copertina di Chi. Però questa estate le parti si sono invertite: prima dei Mondiali di nuoto la star era lui, ora invece Federica nuota negli ori, lui è affondato in vasca ed è diventato il signor Pellegrini. Tanto che pensa a un futuro da attore, lontano dalle piscine.
Creativi e trasversali: 10
Benicio del Toro - Caterina Murino
Il tempo passa per tutti, anche per il bel Benicio: da sex symbol a “Toro inquartato”.
Voto 6- con controllo obbligatorio del di lui colesterolo.
Olivier Martinez - Elsa Pataky
Altro che il Benicio del Toro di oggi, Martinez sì che è un sex symbol. Quanto a lei, dopo Adrien Brody conquista quest’altro fenomeno della natura. Mi chiedo: quali arti maliarde possiede la bella Elsa?
Voto: 9,5
Bernabò Bocca - Samantha De Grenet
Su Chi avevo un po’ nascosto le loro foto calienti. Ma è stata bufera lo stesso (del resto, lui è sposato). Mi chiedo se supereranno l’estate.
Voto: 10 al coraggio, 1 alle possibilità di sopravvivenza
Alain Elkann - Franca Sozzani
Prototipo della coppia anni azzurri: bella la comunione delle anime. Non oso invece pensare a quella dei corpi.
Voto: 8 alla comunione di anime, inclassificabile quella dei corpi
Patrizio di Marco - Frida Giannini (ma lo stesso vale per Luca Stoppini-Alessandra Facchinetti)
Che noia le coppie della moda: tanto “si favoleggia”, tante ricerche e tanto lavoro. Poi, alla fine, quando si quaglia, mi viene da chiedermi: ma importerà qualcosa a qualcuno? E mi rispondo: no.
Senza voto. O anche: non coitus
Vittorio Brumotti - Roberta Armani
Questa invece è un’eccezione per il mondo della moda: Roberta Armani con uno come 100 per 100 Brumotti? Ma è come pensare a Rosy Bindi con un tronista! Meraviglioso.
Voto: 10
Stefano Ricucci - Debora Salvalaggio
C’è chi insinua che la bella Debora cerchi di appendere il cappello al chiodo. Io la credo in buona fede, ma se fosse come dicono i maligni, le consiglierei una bella ricerca al catasto prima di continuare.
Voto: 8. Di comprensione
Moutassem Gheddafi - Francesca Chillemi
A volte ritornano. L’ex Miss Italia ritrova la vecchia fiamma. Anche qui c’è chi insinua che lei cerchi di appendere il cappello (anzi, viste le ascendenze di lui, sarebbe un gran sombrero). Ma Moutassem non è certo messicano: siamo sicuri che esista un chiodo a cui appendere un qualsiasi copricapo?
Voto: 7
Luigi De Laurentiis - Michelle Hunziker (ma anche Giuseppe Lanza di Scalea-Alba Parietti)
Rispetto alla coppia precedente, solo la noia e il gusto insipido delle minestre riscaldate.
Senza voto. Nel senso che non me ne occupo

“Pace e amore” era il modo in cui Fernanda Pivano salutava gli amici, e in questa frase c’è tutto il suo testamento spirituale. Morta ieri sera a 92 anni, presso una clinica di Milano dove era ricoverata da tempo, la scrittrice giornalista, critica musicale e traduttrice aveva in pace e libertà il suo faro, dagli anni del liceo d’Azeglio a Torino frequentato da Primo Levi e con Cesare Pavese come insegnante dove conobbe l’antifascismo e la resistenza, al suo arresto quando le SS tedesche in una retata da Einaudi trovarono il suo contratto per la traduzione di Addio alle armi, il libro di Hemingway proibito dal governo fascista; dall’Antologia di Spoon River di E. L. Masters, tradotta di nascosto, agli anni delle manifestazioni contro la guerra in Vietnam.
Vitale e curiosa, coraggiosa e libera, è stata “un ponte tra due continenti, tra più generazioni e culture diverse”, come ha detto Giovanna Melandri, responsabile cultura del Pd: è stata la Pivano e la sua fame di cultura e America a farci conoscere la beat generation, da Allen Ginsberg a Jack Kerouac a Lawrence Ferlinghetti, amici con cui ha condiviso la vita senza lasciarsi andare alla sregolatezza.
Spinta da un amore per l’universo intero e per la scoperta, è stata un angelo per tanti scrittori, innamorata com’era dei libri e dei loro autori, ai quali si avvicinava con il suo metodo, spesso incompreso, più da critico militante e lettrice appassionata che da studioso paludato. “L’esempio di una purezza e di una generosità che non a caso l’hanno portata ad essere considerata l’angelo di tutti i grandi scrittori che ha frequentato”, ha detto Sandro Veronesi a Sky.
Ma “Nanda” amava anche la musica. Fu la prima a scrivere in Italia nel 1966 un articolo su Bob Dylan, ed è stata anche amica di personaggi come Chet Baker e di grandi cantautori italiani, come Fabrizio De Andrè, la Pfm, Jovanotti, Ligabue, dei quali aveva di recente raccolto le interviste nel libro Complice la musica (Rizzoli). “Anche se solo di recente in Italia il mio nome viene riaccostato al rock per i miei incontri con Jovanotti e Fabrizio De Andrè” spiegava la Pivano, “il mio amore per questa musica è sbocciato nel 1965 quando Bob Dylan tenne il suo primo concerto all’università di Berkeley: quella sera nacque il movimento dei figli dei fiori. Era chiaro che stava cambiando il mondo”.
È stata una “protagonista della cultura italiana”, ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio di cordoglio alla famiglia Pivano. “Sensibile sostenitrice delle relazioni con la letteratura straniera e segnatamente di quella americana, Fernanda Pivano ha dato un contributo straordinario alla capacità della cultura italiana di tessere e coltivare rapporti che hanno arricchito il nostro patrimonio e favorito intensi scambi letterari con il resto del mondo”.
Fra le tante cose che ci lascia, c’è anche un immenso archivio, raccolto in una Fondazione sponsorizzata da Benetton, che contiene lettere, cartoline, carte, testimonianze di oltre cinquant’anni di storia e letteratura americana.
I funerali si svolgeranno probabilmente venerdì prossimo, a Genova, dove era nata il 18 luglio 1917.
Ecco un video da YouTube con Fernanda Pivano e i suoi ricordi letterari:
Fernanda Pivano consegna il Premio Tenco a Fabrizio De Andrè sostenendo che “sempre di più sarebbe necessario che invece di dire che Fabrizio è il Bob Dylan italiano si dicesse che Bob Dylan è il Fabrizio americano”, da YouTube:

Guarda le FOTO di Monica
Il suo appartamento di Roma è su un piano alto del quartiere Parioli: luminoso, con una grande terrazza. Ci sono in giro foto di Monica con suo marito Vincent Cassel o di Monica e Deva, quasi 5 anni, la loro figlia. Monica Bellucci, 44 anni, attrice, è alta, porta scarpe con tacco, ha un viso piccolo e una frangia lunga.
Com’è sua figlia Deva?
Ha un carattere più possessivo del mio, ma è molto meglio di me. La possessività fa soffrire nella vita, per questo ha scelto me per aiutarla a smussare questo suo lato.
Non l’ha scelta.
Ci siamo scelte.
Abita con lei?
Sempre, viaggia con me quando lavoro, siamo appena state due mesi a New York, mentre giravo un film con Nicolas Cage, L’apprendista stregone (qui la GALLERY). Parla già tre lingue. Quando avrà 6 anni, dovrò scegliere per lei una base più stabile: Parigi, Londra o New York.
Suo marito Vincent che padre è?
Meraviglioso, e ciò mi rassicura tanto. Vedere Vincent con Deva è stupendo. So che, qualsiasi cosa mi succeda, lui c’è.
Vivete spesso lontani. Non si sente abbandonata?
No, è così da quando ci conosciamo. Fa parte del nostro ritmo di vita. Siamo abituati a non vederci, io sono molto solitaria, ho bisogno di momenti miei per ritrovarmi. Prima vivevo totalmente questa solitudine. Da quando c’è la bambina non più, perché Deva è sempre con me. Però mia figlia è arrivata in un momento in cui la volevo ed è diventata il sole della mia vita.
È vero che ha vissuto passioni distruttive?
Ho vissuto passioni distruttive, ma anche costruttive. Siamo tutti fatti a tasti. Dipende quale tasto viene toccato. C’è il tasto della follia, dell’autodistruzione, della creatività. Ma quando si tocca il tasto sbagliato, posso andare in cortocircuito.
Che cosa le è successo?
Ho avuto rapporti in cui, invece di andare verso qualcosa di positivo, la passione mi faceva andare verso la distruzione. Passione deriva da “pasco“, parola greca che significa soffrire. I francesi hanno l’espressione che spiega la situazione: “je suis tombé amoureux“, sono caduto innamorato. Quando sei preda della passione, sei fuori di te, senza controllo. Se ne esci, e se ne esci viva, ti fa bene. In qualche modo impari tante cose di te: le tue debolezze, quelle brutte, quelle in cui dici una cosa e ne fai un’altra, quelle in cui razionalmente capisci che devi scappare a gambe levate perché stai andando verso qualcosa che per te è tutto sbagliato e invece continui a stare lì. Sei in una situazione di schizofrenia tra la parte razionale e la parte emotiva, è pericolosissimo, una specie di droga. Il tuo corpo e la tua emotività sono legati a un’altra persona, vivi in funzione sua. È terribile. Terribile e meraviglioso. L’importante è uscirne viva. Dopo impari ad avere compassione per te stessa in quanto essere umano con le sue fragilità. Diventi più tollerante verso tutti perché hai visto le tue, di debolezze.
Qual è stato il buco nero in cui è caduta?
La perdita di me. Quando la tua vita non è più in funzione di te in modo razionale, ma in funzione di qualcosa che ti ossessiona, vai in cortocircuito. Uno stato come di malattia, in cui ero in bilico tra la vita e la morte. Mi sentivo morire nel momento in cui questa persona era assente, vivevo in funzione sua, ero schiava d’amore.
Come è uscita da questa dipendenza?
Non è successo una volta sola. Comunque da una relazione una volta sono fuggita io, un’altra volta la vita mi ha diviso da questa persona e la distanza ha fatto sì che potessi liberarmi. Ma sempre mi si è aperto un mondo ed è per questo che gli uomini sono importanti per me. Ho imparato tanto attraverso loro. Amare vuol dire uscire da te, mettersi in uno stato di non protezione.
Vincent l’ha guarita? È stato l’amore sano?
Uno degli amori sani, ma ci sono stati anche amori sani da cui sono fuggita. La mia fortuna è avere avuto mia figlia in un momento in cui ho avuto tanto dalla vita, con alle spalle storie che mi hanno permesso di capire meglio chi fossi. Ho avuto relazioni diversissime. Non una o due, molte di più. Storie in cui mi sono annoiata benché andasse tutto bene, uomini che mi davano tutto quello che un uomo ti può dare: erano belli, generosi, però me ne sono andata.
Perché? Si stancava?
Perché ogni storia è a parte. Sono contenta che mia figlia sia arrivata nel momento in cui sono diventata una donna adulta, pronta alla calma necessaria per avere un figlio: quella forma di devozione, di amore, di pace che ci vuole per essere madre.
Vincent la protegge?
Anche se è estremamente indipendente e ha la sua vita, stiamo lunghi periodi senza vederci, lui lavora e io lavoro, so che umanamente c’è. È la persona con cui sto, ma è anche un amico, si prende cura di me, protegge mia figlia. Ma è una relazione sempre sul filo del rasoio, so che può finire in qualsiasi momento.
Il suo rapporto con Vincent non è mai stato distruttivo?
Quella con Vincent è una relazione che dura da 14 anni, una passione fatta di luce. Ci sono passioni fatte di luce e altre fatte di buio. La passione fatta di luce interagisce con la realtà, anche con le cose pratiche, come poter formare una famiglia, l’amore, il rispetto, la razionalità e soprattutto avere un’idea reale della persona con cui stai, non una proiezione.
In un’intervista ha detto che vuole vivere, ha lavorato talmente tanto…
Per me vivere è anche lavorare. Non ho mai fatto una divisione tra lavoro e vita, il mio lavoro non è un obbligo, ma un piacere. Mi permette di lavorare quando mi va, se mi va e con chi mi va. È una creazione continua, una forma di passione, un’altra esternazione di me.
Non vive il dissidio delle madri che lavorano? Il senso di colpa di non essere sempre con sua figlia?
Per ora no, faccio un lavoro da gitana, ma mia figlia viene con me ovunque. Quando frequenterà la scuola, dovrò organizzarmi una base. E quando dovrò viaggiare per un film porterò con me anche un professore.
Che cosa vorrebbe da lei sua figlia?
Fino a poco tempo fa non aveva neanche idea che lavorassi. Suo padre le chiese: “Che cosa fa papà?”. E lei: “Papà fa l’attore”. E la mamma? “La mamma è una mamma”. A me quella cosa è piaciuta tanto. “Anch’io voglio essere una mamma” mi dice sempre.
Vorrebbe un altro figlio?
Ho già Deva, il mio lato materno è appagato, ma se arrivasse un altro figlio sarei contenta.
Farebbe mai figli, come l’attrice Sarah Jessica Parker, con utero in affitto e ovodonazione?
Non mi esprimo, per le donne la maternità è un fatto troppo personale.
L’attrice Rachel Weisz sostiene che il botox dovrebbe essere vietato agli attori, perché ne congela l’espressività. Che cosa ne pensa?
È un argomento legato a come ti senti dentro di te. Io non mi sono mai fatta il botox, perché non sono ancora ossessionata dal tempo che passa. Sono più ossessionata dalla vecchiaia, dalla malattia o dalla morte.
Come si sente nel suo corpo che, con l’età, cambia?
Oggi sento di poter sopportare i miei difetti, ma non so se sarà lo stesso tra 10 anni.
Che rapporto ha con l’alimentazione?
Sono una a cui piace vivere. Non mi sacrifico con la ginnastica, il cibo. Se c’è un film in cui devo ingrassare, ingrasso, come quando ho girato Sangue pazzo di Marco Tullio Giordana.
Che impressione le ha fatto Vincent con 20 chili in più e rasato a zero in Nemico pubblico numero 1? Riusciva lo stesso ad andare a letto con lui?
Non era poi così orrendo e per fortuna nei rapporti vai al di là del fisico e subentrano altre cose. Io preferisco sempre la testa.
Lavorare all’estero com’è per lei?
Adoro tutto questo mio movimento. Sono un po’ come uno squaletto che, per sopravvivere, deve muoversi sempre.
L’ultimo film che ha girato a New York è per bambini, ‘apprendista stregone…
Un film che finalmente mia figlia potrà vedere, perché tra Irreversible, La passione di Cristo, Malèna… non ha visto niente.
Ecco perché non credeva che lei facesse l’attrice… Quando bacia un attore sul set a che cosa pensa?
Alle battute che dovrò dire quando ho finito di baciarlo.
Molte donne, superati i 40, vanno in crisi e si sentono appassite.
Io non mi sento vecchia per niente. Una quarantenne oggi è nel pieno della sua esistenza, conosci meglio la tua persona, puoi ancora fare tutto, cambiare carriera, mestiere, fare ancora figli e vederli invecchiare.
Non ha paura che il tempo le porti via il privilegio di essere il sex symbol Monica Bellucci?
Con il tempo che passa si va verso una trasformazione che è anche rilassante. Quali privilegi posso perdere? Che non farò più il ruolo della moglie e dell’amante, ma della madre e della nonna. E allora? Possono essere parti meravigliose, forse anche migliori di quelle che ho fatto finora. Sono madre di una figlia che oggi ha 5 anni e tra un po’ ne avrà 20, beh, meraviglioso. Sono molto orgogliosa di andare verso altre scoperte.
In realtà molte attrici vivono questo dramma…
Il dramma è quando hai 40 anni e vuoi averne 20, restare legati a qualcosa che non esiste più. Ma se accetti il tempo che passa, va tutto bene.
Meg Ryan era una donna stupenda, prima di ritoccarsi.
Hollywood mette uno stress che in Europa non c’è. Guardi Charlotte Rampling, Catherine Deneuve, Isabelle Huppert: lavorano sempre e continuano ad avere ruoli sensuali.

Aveva già avviato il progetto nel 1995, prima del successo internazionale di Titanic. E ora finalmente Avatar è film, di cui i fan attendono con ansia l’uscita, prevista ovunque per il 18 dicembre. Il nuovo kolossal di James Cameron ha preso forma e il 21 agosto la 2oth Century Fox permetterà di averne un assaggio con il lancio del teaser trailer. Inoltre in alcune selezionate sale cinematografiche e IMAX saranno proiettate in 3D delle sequenze scelte appositamente dal regista. In Italia, dove l’estate tiene un po’ distante la voglia di cinema, le sequenze (circa 15 minuti) saranno proiettate in esclusiva in 3D solo presso il Multiplex Le Befane di Rimini, sempre il 21 agosto, dalle 20.30 alle ore 22.30. A livello globale il trailer verrà presentato in tutti i formati disponibili, inclusi IMAX 3-D, IMAX 2-D, 3-D digitale, 2-D digitale e 35mm e sarà visibile anche on line.
Intanto, all’annuncio di questa iniziativa congiunta Cameron-Fox, il sito ufficiale di Avatar ieri è crollato per diverse ore per l’afflusso di cinefili che volevano assicurarsi un posto all’anteprima, che in America coinvolgerà 104 sale. Solo 17mila dei 68mila biglietti disponibili erano stati distribuiti prima che il sito andasse in crash, cosa un po’ paradossale di fronte al concentrato di tecnologie ed effetti speciali che dovrebbe contenere Avatar, primo film narrativo di Cameron dopo Titanic (1997).
Non basato su alcun libro ma nato dalla fantasia di Cameron, è ambientato nel XXII secolo, su un pianeta chiamato Pandora molto simile alla Terra. Quando il regista concepì il copione 14 anni fa non c’erano però le tecnologie necessarie per realizzarlo. Ora, dopo oltre quattro anni di lavorazione, sì. Il protagonista della pellicola, che è costata agli studios un investimento di 237 milioni di dollari, è Sam Worthington. Nel cast anche Giovanni Ribisi, Zoe Saldana, Sigouney Weaver, Michelle Rodriguez, Joel David Moore, CCH Pounder, Peter Mensah, Laz Alonso, Wes Studi e Stephen Lang.


di Paola Pignatelli
Conosciuta a Roma e conquistata sulle rive di un lago. Un colpo da maestro, non c’è che dire, perché la bassa pressione e l’atmosfera un po’ fané non hanno intaccato lo smalto del bel George (Clooney, s’intende). Che ha scelto proprio il Lario come teatro dei suoi corteggiamenti. E lei, Elisabetta (Canalis), ha detto sì.
Invece ai comuni mortali le acque chete non si addicono. Per dedicare l’estate all’arte dell’acchiappo non è un’elegante località lacustre la destinazione ideale. Meglio il solito mare. Dove, male che vada, almeno il divertimento è assicurato. Rimini, per esempio: il Sunday Times l’ha inclusa nella top ten delle località dove si organizzano i party da spiaggia più glamour del mondo.
Indirizzo di riferimento è il Turquoise Beach Club: di giorno stabilimento balneare, di notte discoteca in cui si tira mattina con musica house e dj internazionali. Rilascia persino una tessera vip che hanno in tasca, fra gli altri, Brigitte Nielsen, Flavia Vento, Gerry Scotti, Maddalena Corvaglia, Randy Ingerman… Sempre a Rimini, ombelico dell’estate italiana, da non perdere una tappa al Bagno 26, frequentato da personaggi della tv e calciatori.
Altra meta calda è il Byblos di Riccione, ricavato da una villa in stile mediterraneo appartenuta ad Adnan Kashoggi. Oppure il Club Pineta di Milano Marittima. Certo, magari non ci si risveglia al mattino con la velina o il tronista di turno nel letto, ma il cucco è quasi garantito. Per lei e per lui. Se la Riviera romagnola, quando si tratta di “rimorchiare”, fa la parte del leone tra i lidi italiani, anche quella ligure ha comunque i suoi estimatori. Forte soprattutto della riapertura del famoso Covo di Nord Est, tra Santa Margherita e Portofino. Lo scorso maggio, all’ombra di 500 palme fatte arrivare dalla Sicilia, si è data appuntamento per l’inaugurazione una folla di volti noti.
Chi punta all’acchiappo un po’ blasé farà meglio a preferire le spiagge del Ponente. Prima fra tutte quella dei Balzi Rossi, più conosciuta come “spiaggia delle uova” per i ciottoli tondi e chiari. Suggestiva di giorno (e molto modaiola da quest’estate, dopo che Brooksfield ha deciso di firmarla da capo a piedi) e galeotta di notte, quando la Torino bene si dà appuntamento per il bagno al chiaro di luna. Anche se i “dragueur” di casa nostra spesso preferiscono sconfinare a Nizza. Perché lì si va sul sicuro. “Una capatina ogni estate la faccio” racconta Giorgio Rugarli, 49 anni, milanese, manager acquisti della Gts, società leader in Italia nel settore dell’estetica professionale.
“Sulla spiaggia del Rhuil girano un sacco di ragazzi che vendono bibite. Il primo approccio funziona così: ne incarichi uno di offrire una birra alla tipa che hai puntato. Se quella accetta, comincia il gioco. Ormai ho anche il mio ‘pusher’ di fiducia: si chiama Chebel. Mi abbraccia tutte le volte che ci incontriamo ed è bravissimo a farmi da spalla”. Se non ci si formalizza troppo sull’età, la Costa Azzurra è una delle mete top. Per rimorchiare e anche per essere rimorchiati. I maschi arrivano soli, ma non lo restano per molto. Frotte di eleganti signore di mezza età sono pronte a offrire (e ricevere) favori.
E spesso non c’è neppure bisogno di un aperitivo come preliminare. Per chi può permettersi di puntare sul target giovane, invece, il massimo è Mykonos, definita “un paradiso” dal sito internet gnoccatravels, sorta di guida Michelin del cucco che da qualche anno è il punto di riferimento degli appassionati del genere. Sull’isola greca si ritrovano in agosto orde di studenti in vena di sballo. Ci si sveglia nel pomeriggio e si fa rotta sul Tropicana, disco bar all’aperto gestito dall’italiano Sasà. Ancora più fuori di testa dei suoi ospiti, a cui propina fiumi di cocktail, si aggira per la spiaggia indossando un tanga con orecchie da elefante e reggiproboscide. Poi la festa continua, magari al Super Paradise, discoteca con piscina open air. “Dopo la maturità, Mykonos è un must” sostiene Beatrice Cisotti, 19 anni, studentessa di Milano. “Una sorta di rito di passaggio, la classica vacanza da devastati in cui bisogna eccedere in tutto. A cominciare dal sesso. Io ci sono stata l’anno scorso. Molti dei miei amici sono là anche quest’estate. Ma per me è un’esperienza che non ha senso ripetere. In ogni caso out dopo i 25 anni”.
Altrimenti, Formentera, altra meta dell’acchiappo facile. Basta scegliere il locale giusto. Come il Pepe nero, dove da una serata all’altra ci si può aspettare qualsiasi cosa: dalle stravaganze estreme all’assoluto relax. Oppure il Sueño, unica discoteca dell’isola: mai entrare prima delle 5 del mattino. Ci si tira l’alba e poi ci si trasferisce in uno dei bar di Es Pujols (la zona top) per fare colazione con caffè e brioche. La “spiaggia delle ragazze”, invece, è Las Canteras a Gran Canaria: ci vanno le single per lustrarsi gli occhi (e non solo), perché è il paradiso del surf. Passare due ore là è un po’ come sfogliare il catalogo dei migliori articoli disponibili sul mercato in fatto di pettorali e glutei scultorei. Ma sbaglia chi pensa che cuccare faccia rima solo con mare.
Anche la montagna riserva parecchie soddisfazioni. “Auf der Alm, da gibt’s ka Sünd, weil der Pfarrer net aufi kimp” ride Uta Radakovich, addetta stampa dell’Alto Adige Marketing, ripetendo un vecchio adagio in dialetto altoatesino. “Significa, più o meno, che per acchiappare bisogna salire in baita. Perché lassù il prete non arriva” spiega.
Nella zona, gli indirizzi caldi sono la Disco Posta Zirm Taverna di Corvara e il Puka Naka Lounge e Club di Brunico. Dall’altra parte delle Alpi, invece, i punti di riferimento sono l’Hotel de la Poste e il Vip Club a Cortina d’Ampezzo. Al potere seducente della montagna ha sempre creduto anche Giorgio Pogliano, 48 anni, torinese, imprenditore (è presidente della Pogliano BusBar, azienda leader europea nella produzione di condotti elettrici prefabbricati). Lui passa da sempre le vacanze a Sansicario, “che negli anni 70 era stata ribattezzata Sanficario, per la sua spiccata vocazione godereccia” ricorda. “Peccato che io allora fossi un ragazzino. Adesso la movida ha cambiato rotte. L’indirizzo giusto è il Tabata di Sestriere “.
Gemellata con Le Vele di Alassio (altra meta cool per chi è a caccia di avventure), la discoteca si è fregiata delle visite di Barbara Bush e Alberto di Monaco. “Non amo i locali notturni. Non mi piace troppo tirare tardi, e nemmeno bere. Per cuccare ho sempre preferito puntare altrove. Per esempio sul trekking” racconta Valeria Maselli, 42 anni, modenese, architetto. Che infatti ha segnato il gol della vita sul Gran Paradiso, nel rifugio Chabod, dove ha agganciato Marco, che poi è diventato anche suo marito. Del resto sono i rischi che si corrono quando si gioca in casa. Mogli e buoi dei paesi tuoi, e si passa dal flirt all’altare.
Chi vuole scansare il pericolo farà meglio a puntare sull’estero. Magari seguendo i consigli di Seduction.net: sito internet che vuole essere una bibbia per aspiranti Casanova. Il suo patron, Carlo Della Torre, dispensa agli iscritti consigli sulla raffinata arte di andare a bersaglio. E cliccando sul link “geografia della seduzione” si scopre per esempio che a Dresda si cucca alla grande; che è meglio lasciar perdere le danesi; e che per conquistare una donna lituana bisogna mettere subito in chiaro chi è che porta i pantaloni. Oltretutto, scegliere come terreno di caccia una città può avere altri vantaggi. Per esempio la presenza di musei. Anche chi non è appassionato di arte farebbe bene a visitarne qualcuno. Contando sulla “sindrome di Rubens “, una sorta di impulso all’estasi che pare colpire quasi il 20 per cento di chi contempla statue e dipinti. Soprattutto, ça va sans dire, se rappresentano soggetti in atteggiamenti lascivi.

Ecco le località italiane dove è più facile sperare in un’avventura estiva