Anteprima web: CITIES -Places visionaires, foto e video per esplorare le città

CITIES - Places visionaires, Michael Wolf

(Foto di Michael Wolf - “Transparent City” - Courtesy Atelier Elipsis - Istambul)

Una mostra di fotografie e video per capire come si trasformano le città e come cambiano coloro che le abitano. È CITIES -Places visionaires. Dal 28 settembre all’Auditorium Arte del Parco Della Musica di Roma. Da oggi in anteprima su Panorama.it.
Abbiamo incontrato la curatrice della rassegna, Camilla Boemio che ci spiega perché tra le architetture della metropoli diventiamo tutti “dei funamboli da terra”.

Perché fotografare l’architettura? “Lo si può capire addirittura attraverso un film del 1929; L’ uomo con la macchina da presa di Dziga Vertov” spiega in questa intervista Camilla Boemio, curatrice della mostra CITIES -Places visionaires, una rassegna di fotografie e video tutti giocati sui temi dell’architettura. Una sorta di appetizer della Festa dell’Architettura a Roma, che si terrà nella primavera del 2010.
“Il fotografo nel film di Vertov”, prosegue il critico, “è perpetuamente in movimento, si sposta con tale agilità e rapidità che diventa impossibile un suo qualsiasi intervento. L’ artista che utilizza il mezzo fotografico, rispetto al pittore di architetture come De Chirico, coglie l’aspetto capillare della rapidità, e compie un atto di non intervento. La conseguenza grandiosa della fotografia è che ci dà la sensazione di poter avere in testa il mondo intero”.

Non solo il mondo intero ma anche quello immaginario, come sembra suggerire il titolo della mostra Cities- places visionaires quasi un richiamo a quelle Città invisibili di cui raccontava Italo Calvino.
Sì, un legame fra queste fotografie e l’opera di Calvino può esserci, esattamente in quella capacità che ha Marco Polo, protagonista del romanzo, di vedere ciò che agli altri risulta invisibile. Nei video e foto in mostra l’artista coglie lo spazio che ci circonda, ne può amplificare il messaggio di sofferenze e disagio, oppure ne può acuire gioie e quotidianità. Ad esempio nel video A Station of the Metro di Shaun Gladwell, l’artista australiano presente anche alla Biennale di Venezia, tutto si gioca sul trovare un equilibrio: i performers si muovono o posizionano i propri corpi in modo che le forze agenti si equivalgano. Insomma, nella città siamo tutti dei funamboli da terra. Anche nel video di Dimitry Gutov From flat to flat, le prospettive si assottigliano e i punti di vista di una normale città cambiano perché la osserviamo al contrario, scoprendo una realtà inedita.

Quali sono le tecniche fotografiche che permettono la creazione di places visionaires?
Ogni artista scelto sviluppa la tematica e il linguaggio in modo diverso. Se vogliamo soffermarci sull’immagine estetizzante in bianco e nero, non possiamo non amare le fotografie di Peter Schlör: sono un viaggio in un flou perfetto e senza tempo. Le città realizzate da Michael Wolf analizzano le trasparenze dei grattacieli di Shangai, fra solitudini alla Hopper e Blade Runner. L’Urban Europe di Marco Zanta è un’esplorazione tra le differenze e le similitudini del nostro continente, così vicino e tante volte così estraneo ai più. La città traslata nel video di Damir Ocko The End of the World reinterpreta i miti classici in un impossibile incontro calcistico concettuale. La Berlino di Basilico è una plastica architettura dalle atmosfere surreali. La città rappresenta la realizzazione perfetta, o quasi, della società nella quale viviamo. Se nel Rinascimento le colline di Firenze erano lo scenario della corte, ora i grattacieli o le costruzioni più avveniristiche testimoniano il cambiamento repentino dello sviluppo globalizzato, con tutte le sue contraddizioni.
CITIES -Places visionaires si aprirà il 28 settembre all’Auditorium Arte del Parco Della Musica di Roma. Qui la rassegna è visibile in anteprima per Panorama.it - GUARDA LA GALLERY

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