© Paolo Pellegrin / Magnum Photos
di Anna Jannello
Paolo Pellegrin, 45 anni, romano di nascita e giramondo per professione, aveva iniziato a studiare architettura prima che la passione per la fotografia non lo coinvolgesse a tempo pieno. Ha lavorato per l’agenzia parigina VU’, dal 2001 è nel team di reporter della Magnum. Fra i tantissimi premi vinti spiccano ben otto World Press Photo. È uno degli otto autori degli scatti esposti a Roma (guarda la GALLERY), dal 18 settembre al 18 ottobre, nella mostra “Ricominciare a vivere“. Panorama.it lo ha intervistato.
Lei è un reporter di guerra, come ha affrontato un tema drammatico come l’Aids?
Non era un soggetto nuovo per me: ho fatto diversi reportage in Kenya, Zimbabwe, Uganda in cui i protagonisti erano proprio i sieropositivi. Nel 1995 ho pubblicato un libro con le foto scattate in Uganda, dove il 40 per cento della popolazione era entrato in contatto con il virus dell’Hiv. Le immagini ritraevano persone senza speranza, su cui pendeva una condanna a morte sicura. Quando sono tornato nel dicembre 2007 per la prima fase del reportage sull’Aids in Mali ho trovato uno scenario fortemente cambiato. Anche se continua lo stigma sociale di rifiuto verso i sieropositivi, la malattia, pur essendo sempre grave, è ora sotto controllo grazie ai farmaci.
E infatti le foto della mostra mettono in risalto proprio la differenza fra prima e dopo l’inizio della terapia…
Ho potuto osservare dei miglioramenti fenomenali anche solo dopo pochi mesi, nel marzo 2008, quando sono ritornato in Mali per la seconda fase del lavoro. Ho visto le persone protagoniste del reportage rifiorire nel corso delle settimane passate insieme: hanno ripreso il loro posto nella società e fiducia nel futuro grazie al sostegno, anche psicologico, del personale dei centri di salute dove vanno a ricevere la dose settimanale di medicine.
Come sono stati individuati i soggetti da fotografare?
Il lavoro è stato organizzato molto bene dai collaboratori locali del Global Fund, presenze ben radicate nel territorio. Nel mio caso i malati abitavano nella grande periferia di Bamako, la capitale (in Mali è sieropositivo l’1,7 per cento dei 12, 2 milioni di abitanti). Ho lavorato con un giornalista francese che ha curato le interviste di un video che ho girato.
LEGGI anche: Ricominciare a vivere, le foto del riscatto dall’Hiv in mostra
- Venerdì 18 Settembre 2009









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Il 18 Settembre 2009 alle 12:12 » Ricominciare a vivere, le foto del riscatto dall’Hiv in mostra » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:
[...] LEGGIanche: Paolo Pellegrin e l’esperienza in Mali coi malati di Hiv [...]
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