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Foto By carmen zuniga - Flickr
Sguardo cattivo oppure occhiali scuri. Bandana in testa oppure felpa col cappuccio alzato. Lucide camicie di seta e jeans… Potrebbero sembrare lottatori di wrestling nella loro giornata libera. Invece sono giocatori di Texas Hold’em, la versione made in Usa del poker che ha contagiato l’Italia. Un fenomeno di costume, con tanto di appuntamenti fissi, precisi codici d’abbigliamento. E con un giro d’affari da capogiro. Secondo uno studio della società di ricerca indipendente StageUp Sport & Leisure Business (studia fenomeni economici legati allo sport) e dell’Ipsos (azienda specializzata in ricerche di mercato), il numero di italiani che conoscono il Texas Hold’em è passato da 1,7 milioni nel 2007 a oltre 5 milioni nel 2008: significa una crescita del 188 per cento.
Fino a pochi anni fa era una specialità per pochi frequentatori di casinò. Ma la possibilità di giocare online a qualsiasi ora del giorno e della notte l’ha reso il più «democratico» dei giochi d’abilità. Le persone che hanno un conto aperto su uno dei tanti siti in cui è possibile sfidarsi sono circa 3 milioni. PokerItaliaWeb, uno dei forum a tema più affollati su internet, ha lanciato un sondaggio tra i suoi lettori per capire quanto tempo dedicano al poker: indipendentemente dal sito scelto per giocare, la media per ogni giocatore è risultata di due ore al giorno, e i picchi arrivano anche a dieci ore durante speciali tornei con sostanziosi montepremi.
Non c’è soltanto il web. Secondo una stima dell’agenzia di stampa Agipronews, che si occupa di giochi e scommesse, il giro d’affari è consistente anche dove le sfide avvengono attorno a un vero tavolo da gioco. Nel 2009 il volume di denaro passato per i circoli ricreativi in cui si pratica questa disciplina è stato di circa 400 milioni di euro, distribuiti fra 30 mila tornei l’anno in oltre 1.000 club. Ma dimenticate le bische dei film avvolte in un’atmosfera fumosa tra vizio, affari loschi e fortune sperperate. Il Texas Hold’em (letteralmente «tienile», ossia «non buttare via le carte») si gioca anche nel salotto di casa con gli amici e nelle migliaia di tornei che quest’estate si sono svolti sulle spiagge e nei parchi.
L’identikit dei giocatori arriva dalla Fith, la Federazione italiana Texas Hold’em (fondata dal campione Luca Pagano). In maggioranza sono uomini tra i 20 e i 40 anni (70 per cento, il restante 30 per cento ha invece più di 40 anni). Hanno un diploma di scuola superiore. Sono insegnanti, impiegati e operai (40 per cento), liberi professionisti o dirigenti (43 per cento) e studenti (17 per cento). Secondo un sondaggio dell’Agipronews, la percentuale maggiore di giocatori (38 per cento) vive in piccole cittadine dislocate tra Sud e Isole, ma è alta anche la percentuale di quanti giocano al Nord. E secondo una ricerca che la poker room Everest Poker ha commissionato all’istituto di ricerca Jupiter Research, la maggior parte dei giocatori non ha un reddito da lavoro superiore ai 35 mila euro l’anno.
Non serve essere ricchi per partecipare ai tornei. Nel Texas Hold’em si paga soltanto una cifra iniziale, come fosse un torneo di calcetto, e per tutta la partita non è più possibile mettere mano al portafoglio. Tutti entrano in gioco con la stessa quota, che può essere tra i 10 e i 30 euro. Tutti dispongono della stessa quantità di fiches. Nessuno è schiavo della propria disponibilità economica. E siccome non si investono cifre importanti, non si è neppure attanagliati dal timore di perdere tutto. Chi vince si porta a casa la somma di tutte le quote d’iscrizione. E visto che ai tornei partecipano spesso centinaia di persone, le vincite possono essere molto alte.
Davide Nughes, 35 anni, di Olbia, delegato della Fith per la Sardegna e imprenditore edile, l’anno scorso è tornato da un torneo spagnolo con la ragguardevole cifra di 170 mila euro, incassati in due giorni di gioco (12 ore il primo e 13 il secondo giorno, con un’iscrizione da 2.150 euro e 274 partecipanti). Nughes ha visto da vicino l’ascesa del Texas Hold’em. «Sei anni fa cercavo dei siti online dove giocare protetto dall’anonimato, perché a Olbia il poker era ancora avvolto da pregiudizi legati all’azzardo. Per caso» spiega «ero incappato in un sito di Texas Hold’em. Ho cominciato a studiarne i meccanismi mentre vedevo comparire le prime riviste mensili in edicola e le prime trasmissioni in tv. Nel 2006 ho aperto il primo club in Sardegna. E quest’estate ho potuto constatare che non si tratta più di una passione di nicchia. Non passava sera che nel mio club non entrasse qualche personaggio noto, da calciatori a reduci dal Grande fratello o da qualche altro reality. Per il poker sportivo questo è l’anno del boom» conclude. «E la sua popolarità è destinata a crescere».
La moda è dilagante e investe anche il look. «Alcuni accorgimenti inizialmente erano usati per non far trapelare l’emozione durante le partite, come gli occhiali scuri per nascondere gli occhi o la felpa col cappuccio per non mostrare le orecchie che diventano rosse. Ora questi dettagli sono diventati status symbol» spiega Nicola Fedeli, bancario di Siena, delegato della Fith per la Toscana e giocatore di poker nel team di Pokerstars. «Non è raro vedere ai tavoli da gioco impiegati o manager che tolta la grisaglia diurna indossano abiti da rapper o ricordano Mickey Rourke nel film The Wrestler». Per Umberto Chiaramonte della 2Bcom, casa di produzione di trasmissioni legate al poker (con 11 programmi realizzati dal 2006 sta per festeggiare le prime 100 puntate), le caratteristiche del Texas Hold’em assicurano anche il successo televisivo. «Abiti sui generis, più carte scoperte, maggio maggiore possibilità di bluffare e grande velocità nei testa a testa. Non c’è dubbio che il poker giocato in questo modo è molto più spettacolare» spiega. «E poi c’è lo scontro psicologico, che è funzionale allo show. Alcuni campioni, come l’americano Mike Matuson, soprannominato The Mouth (la bocca, ndr), hanno lanciato la moda del trash-talking, ovvero l’insulto gratuito all’avversario come azione di disturbo, un effetto scenico che ricorda il ring del wrestling trasportato al tavolo verde».
Chiaramonte riporterà a dicembre su Sky Sport La notte del poker, uno dei più prestigiosi tornei di Hold’em. E in questi giorni è impegnato nella produzione dell’Heads up poker club tournament, il campionato italiano in onda su Sky sport2, dove le cifre in palio sono paragonabili a quelle di un jackpot del Superenalotto. Ma si tratta di eventi al top. E le grosse somme non devono trarre in inganno, perché non sono la norma.
«La stragrande maggioranza di quanti giocano a Texas in Italia lo fa per puro svago, come se andasse in palestra. Non necessariamente con l’obiettivo di inseguire il colpo di fortuna che ti cambierà la vita» avverte Alberto De Nardi, 45 anni, avvocato penalista di Savona, delegato della Fith per la Liguria e giocatore del team PokerSatrsFriend. De Nardi tiene a sottolineare anche la differenza tra skill game (ovvero gioco di abilità come il Texas Hold’em) e cash game (ovvero il poker tradizionale in cui è possibile faregrosse puntate e rilanci imprevisti). «Presto» prevede «in Italia saranno legali anche i cash game su internet e i giocatori devono essere avvertiti che in quella modalità si corrono molti più rischi, perché c’è la possibilità di puntare molti più soldi. Il Texas Hold’em è più sicuro se giocato nei tornei a quota fissa» avverte.
Il 9 settembre scorso, però, i tornei live nei circoli si sono bruscamente interrotti. Una circolare del ministero dell’Interno ha disposto che, in attesa di una precisa regolamentazione sull’assegnazione delle licenze, potranno essere organizzati soltanto nei casinò. Un duro colpo per gestori, giocatori e per le oltre 12 mila persone che lavorano nei club. Ora sono tutti in attesa di un regolamento tempestivo e dai confini netti. Per allontanare ancora di più il poker sportivo da quello giocato nelle bische.
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Il fenomeno economico: Sul piatto ci sono già due miliardi
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- Giovedì 24 Settembre 2009





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