
Tavolo virtuale da poker - By Ryan Harvey - Flickr
Mentre le imprese italiane si dicono attanagliate dalla crisi, il business del poker online spariglia le carte del mercato. I numeri parlano chiaro. Il primo torneo su un provider autorizzato con licenza dei Monopoli di Stato si è svolto il 2 settembre 2008. La stima per il 2009 era di raccogliere 400 milioni di euro. A tre mesi dalla fine dell’anno, invece, si è raggiunto un volume di 1,64 miliardi (il Superenalotto a luglio era avanti di poco con 1,7 miliardi). E secondo le stime il 2009 si concluderà con un fatturato complessivo di oltre 2 miliardi, quasi quanto un’azienda come la Autostrade. Credere alle previsioni è facile, perché il poker online è un seme caduto nel terreno più fertile dell’economia su internet.
Oggi i giochi sul web producono un giro di denaro pari a 2,5 punti del pil, ossia circa 30 miliardi di euro. Per gli operatori che hanno lanciato il poker Texas Hold’em sul web la media mensile d’incasso nei primi sette mesi di quest’anno è stata di 143 milioni di euro, con punte di 200. E la crescita non conosce soste. Nel solo mese di agosto, quando il traffico diminuisce su tutti i siti, le giocate hanno comunque totalizzato 174,2 milioni di euro. In Italia è possibile giocare con soldi veri e nel pieno rispetto delle leggi (riquadro a pagina 34) soltanto con gli operatori che abbiano licenza Aams (dei Monopoli di Stato).
Tra questi Gioco digitale è quello che nel 2009 ha dominato la classifica, controllando il 27 per cento del mercato con oltre 370 milioni di euro incassati nei primi otto mesi dell’anno. Un’appetibile posizione di mercato che ha ingolosito l’austriaca Bwin, tanto da farle sborsare per acquisirlo 50 milioni di euro in contanti e 2,3 milioni di azioni della società quotata alla borsa di Vienna, per un totale di circa 95 milioni di euro. Un prezzo del genere per assicurarsi un sito di gaming ricorda da vicino le acquisizioni miliardarie dei tempi d’oro del Nasdaq, quando cioè alla fine degli anni Novanta le società online raggiungevano quotazioni astronomiche a pochi mesi dal loro ingresso nel mercato. La trattativa con Gioco digitale si è conclusa il 14 settembre scorso.
E Bwin, che era il quinto operatore sul mercato del poker online (con 94,4 milioni incassati nei primi otto mesi del 2009) è balzato al primo posto in classifica. Carlo Gualandri, già ceo di Gioco digitale e che ora guiderà le attività italiane della Bwin, pensa subito alla possibilità di allargare il portafoglio giochi. «La fusione ci permetterà l’accesso ai mercati esteri, il nostro bacino si allargherà dall’Italia all’Europa » prevede. «Inoltre nel 2010 arriveranno il poker in versione cash game, il bingo e i casinò. Che faranno fare all’industria del gioco un ulteriore salto in avanti. Nel 2011» conclude «i ricavi per ogni singolo operatore saranno senz’altro raddoppiati».
È ottimista anche Maurizio Ughi, amministratore delegato e presidente della Snai. «Pur avendo lanciato la nostra poker room (Pokersnai.it, ndr) con cinque mesi di ritardo» dice «abbiamo raccolto finora 93,1 milioni. Entro la fine dell’anno l’Aams avrà finalmente definito le regole e il pubblico di giocatori non potrà che aumentare». Fino a poco più di un anno fa zoccolo duro del mercato erano le scommesse sportive. Nel 2008 sono stati giocati 3,9 miliardi. Dal 2004 al 2008 (secondo il Censis) la crescita è stata del 204 per cento. Ma le liberalizzazioni del ministro Pier Luigi Bersani (governo Prodi) hanno fatto esplodere il settore dei giochi sul web. E, visti gli ottimi risultati del poker, gli operatori sono attratti dalla possibilità di aumentare l’offerta con nuovi skill game (giochi d’abilità).
È quanto si appresta a fare la Lottomatica, la cui poker room, Poker club, è il terzo operatore del mercato con 212,1 milioni raccolti nei primi sette mesi di quest’anno. «Dalla primavera scorsa ospitiamo sul sito una trentina di skill game diversi» spiega il direttore internet della Lottomatica, Gianluca Ballocci. «Sono giochi di abilità come Tetris, cruciverba e Sudoku. Si giocano puntando cifre che non superano i 70 centesimi. Nei prossimi mesi contiamo di ampliare l’offerta e arrivare a un portafoglio di 100 giochi diversi. L’obiettivo è far crescere il numero di utenti». Che su Lottomatica.it sono oggi 200 mila soltanto per il Texas Hold’em.
Nel frattempo la concorrenza è forte. Anche Microgame e Sisal si contendono i posti nella top ten dei giochi via web. E poi c’è Pokerstars, il più grande tra i siti di poker online con un totale di più di 26 milioni di iscritti in tutto il mondo. In Italia è il quarto operatore per incassi (120,8 milioni tra gennaio e agosto). Ma ora dovrà vedersela con un rivale che ha fiutato il business: il patron della Virgin, Richard Branson. Che il 13 settembre scorso ha lanciato il sito Virginpoker.it (partner italiano della Cogetech, fa capo alla Virgin Games, che in Gran Bretagna fattura sui 18 milioni di euro).
Branson lo descrive come «un sito pensato per le famiglie» che «sarà in linea con la filosofia di Virgin. I giocatori non dovranno fare grossi investimenti. Ci sarà un gettone d’iscrizione e si potranno vincere anche concerti, miglia per volare sui nostri aerei e abbonamenti nei villaggi fitness ». Branson, insomma, porta in Italia il poker in versione low cost. E quando un’azienda abbassa i prezzi perché sa di poter contare su un larghissimo bacino d’utenza, significa soltanto che si è di fronte a un nuovo fenomeno di massa.
LEGGI ANCHE: Il libro: Giocare e vincere a poker on line
- Giovedì 24 Settembre 2009









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Il 16 Dicembre 2009 alle 16:05 La febbre del poker Texas Hold’em - Cultura e societa - Panorama.it ha scritto:
[...] SERVIZIO CONTINUA QUI: Il fenomeno economico: Sul piatto ci sono già due miliardi E QUI: Il libro: Giocare e vincere a poker on [...]
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