
Festeggiamenti a Copacabana (AP Photo/Silvia Izquierdo)
Complimenti a Rio de Janeiro. Complimenti a Inacio Lula da Silva e a Pelé, che hanno battuto anche Obama e il re di Spagna. Poche storie: nella gara per l’assegnazione delle Olimpiadi 2016 ha vinto la candidatura migliore. Perché era quella di un intero continente che non ha mai ospitato i Giochi, perché era quella, come ha ricordato brillantemente Lula, dell’unica città tra le quattro candidate in cui al momento si creano posti di lavoro invece di perderli. E poi, vuoi mettere Copacabana con il lago Michigan?
Adesso per gli abitanti della megalopoli brasiliana si attendono anni di gru, cemento e lavori in corso faraonici. Ma la domanda che nessuno si pone è quella del dopo: già, cosa resta dopo un’Olimpiade? è davvero un affare per le città che la ospitano? Della questione si è occupato il “Time” qualche giorno fa, a proposito della candidatura di Chicago. Ebbene, la risposta non è quella che ci si aspetta, anzi: in molti casi l’eredità di un’Olimpiade, al di là delle grandi emozioni e dell’attenzione mondiale (per 15 giorni), è un buco enorme nei bilanci pubblici. E strutture faraoniche che non si sa come utilizzare.
Il settimanale cita gli studi del professor Brad Humphreys, professore di Economia dell’università di Alberta: Atene (olimpica nel 2004), ha messo a bilancio per le Olimpiadi 1,6 miliardi di dollari e ha finito spendendone 16, Pechino ancora peggio: dai 2 miliardi previsti ai 40 spesi. Londra, che li ospiterà nel 2012, aveva pianificato 8 miliardi e ne ha già spesi 19, a 3 anni dall’inizio dei Giochi. Il record del disastro appartiene alle Olimpiadi di Montreal 1976: ci sono voluti 30 anni per ripianare il buco e una tassa speciale del governo del Quebec. “Tutti i paesi che li ospitano vedono un temporaneo abbassamento del Pil l’anno successivo” chiosa Humphreys, “una volta finite le Olimpiadi, non c’è molto da celebrare“.
Certo, ci sono anche esempi virtuosi: i Giochi di Atlanta non sono stati tra i più emozionanti, ma per la città hanno significato un boom immobiliare e commerciale e l’implicazione quasi totale degli sponsor nella copertura dei costi ha aiutato il bilancio federale. Per Barcellona il 1992 è stato l’anno della svolta: la città da allora ha cambiato completamente faccia al suo lungomare ed è diventata una delle capitali del turismo mondiale.
Insomma, Rio ma anche l’Italia, se davvero vuole presentare una tra Roma e Venezia alle candidature per il 2020, dovrà scegliere bene a quale modello ispirarsi. Soprattutto quando gli atleti si saranno portati via l’oro delle medaglie.
- Lunedì 5 Ottobre 2009









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Il 22 Ottobre 2009 alle 15:17 Olimpiadi 2016: azzardo a Rio - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] settimane fa, dopo l’annuncio che le Olimpiadi del 2016 saranno ospitate a Rio, la gioia e l’orgoglio carioca si era scatenato in una festa durata tre giorni sulla celebre [...]
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