Dai Deep Purple agli Yes: la carica dei sessantenni live in Italia. Ma valgono il prezzo del biglietto?

Ian Gillan, voce dei Deep Purple - Credits: EPA/XAVIER BERTRAL

Ian Gillan, voce dei Deep Purple - Credits: EPA/XAVIER BERTRAL


Sei concerti dei Deep Purple in Italia a dicembre. Me ne accorgo scorrendo le pagine del sito Ticketone. In italia, si sa, la band inglese è di casa. Ma questa volta più che sull’attaccamento al Bel Paese mi soffermo sul dato anagrafico. Ian Gillan, lo storico vocalist della band, ha 64 anni.

Come il batterista Ian Paice, un simpatico signore che pesta ancora sui tamburi come un fabbro. A quota 60 sono fermi i Kiss, che da settimane stipano le arene di tutta l’America come una band agli esordi. I quattro in maschera hanno anche un nuovo cd, Sonic Boom, entrato al secondo posto della classifica americana.

Sempre da Ticketone apprendo che anche gli Yes saranno in Italia per tre show a novembre. Steve Howe, il chitarrista, di anni ne ha 61. Già fissati per il luglio 2010 anche tre concerti di Mark Knopfler, ex Dire Straits, classe 1949. Salto qualsiasi ragionamento sulla gerontocrazia rock e vado al punto: gli show di questi vecchietti, salvo rarissime eccezioni, valgono sempre il prezzo del biglietto. Perchè oltre ai capelli grigi i “ragazzi” hanno cuore, anima e tanto talento. Si potrà dire lo stesso dei Muse, dei Jonas Brothers o dei Green Day tra vent’anni? Io credo di no.

Smoke on the water - Deep Purple (live)

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