
Alessio Boni (LaPresse)
Cossa fetu? Chi stai cumminannu? Cus l’è che fè? Che stai a fa’? Cadenze diverse, un brulicar di suoni, tutti per dire una stessa cosa (cosa fai?). Forse è proprio il dialetto quello che più accomuna tutta l’Italia: non c’è regione, provincia, comune - frazione? - che non ne abbia uno tutto suo. E proprio per celebrare il dialetto, nelle sue sfumature più artistiche, ecco “Volgar Eloquio“, che dopo il successo della prima edizione di marzo torna di nuovo dal 15 al 18 ottobre a Milano.
Quattro giorni interamente dedicati alla cultura dialettale, per celebrare l’identità, le radici, la tradizione attraverso la musica, il teatro e la poesia. E con artisti che si esibiranno nei luoghi simbolo milanesi, da Marco Balbi a Stefano de Luca, da Daniele Cortesi a Ivano Marescotti, da Piero Mazzarella alla Compagnia Granteatrino.
“Il dialetto è qualcosa che fa parte di noi, ha un rimarcare ancestrale” sostiene Alessio Boni, bergamasco che insieme ad Anna Nogara e Laura Marinoni, e con pennellate di voce di Antonella Ruggiero, domenica 18 al Piccolo Teatro Strehler reciterà “Secoli lombardi”, testi scelti dal curatore di “Volgar Eloquio” Franco Brevini. “È la prima volta che recito in dialetto bresciano o milanese. Avevo fatto di tutto per togliere la cadenza bergamasca…” sorride Boni. “Mi è sembrato interessante partecipare anche perché il dialetto lombardo o veneto è una lingua un po’ bistrattata, non viene molto considerata come invece capita a pugliese, napoletano, toscano… Poeti come Carlo Porta o Angelo Canossi hanno invece produzioni e sonorità intriganti”.
Alessio Boni, attore lanciato da Marco Tullio Giordana con La meglio gioventù, in questi giorni sta girando a Roma Tutti pazzi per amore, nuova stagione della commedia Rai prodotta da Riccardo Milani. Ma il dialetto fa bene anche alla tv e al cinema? “Certamente!” è convinto Boni. “Si pensi a Gomorra o a Baarìa. La tv e il cinema sono come la letteratura: per arrivare a tutta l’Italia si parla in italiano perfetto ma ovunque tu vai si respira e vive un dialetto diverso. Magari Pasolini pensava in friulano per poi esprimersi in italiano. Poi il cinema fortunatamente ha più autorialità e può permettersi di più…”.
Promotore di “Volgar Eloquio” è anche questa volta Massimo Zanello, assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, che racconta l’origine di questa seconda avventura. “Appena finita la prima edizione ci siamo guardati in faccia ed eravamo tutti molto soddisfatti, sia per la risposta del pubblico che per quella della critica. E tanti artisti si ‘lamentavano” di essere stati esclusi… Così con il Piccolo Teatro Streheler e con il professor Brevini abbiamo subito avviato una nuova edizione”. Lo spirito è sempre lo stesso: arte sul filone della lombardicità con ospitate da varie regioni, più uno spazio dedicato ai bambini coi burattini.
Tra le chicche in programma che l’assessore segnala c’è, sabato 17, il Cabaret Concerto al Teatro Del Verme di Nanni Svampa, depositario e ormai “storico” interprete della canzone popolare lombarda e del cabaret milanese. E cosa pensa Zanello della recente iniziativa del presidente della provincia di Treviso, Leonardo Muraro, di inaugurare a Conegliano (Tv) un istituto scolastico in dialetto? “Ben vengano queste cose. Non facciamoci schiacciare dall’unicità. Il veneto ha una tradizione di tanti anni e di Serenissima. La lingua italiana nessuno la mette in discussione, ma non deve distruggere anni di storia vera“.
- Mercoledì 14 Ottobre 2009









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Commenti
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Il 15 Ottobre 2009 alle 10:41 dellelmodiscipio ha scritto:
Che mille fiori nascano, che mille Scuole contendano, e che colpa abbiamo noi se nel nordest fioriscono solo stelle alpine e “va a cagar”, barufe ciosote e la lega ce l’ha duro?
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