
Un allenamento della nazionale italiana di Aussie Rules - foto cortesia di AFLI
“Il calcio è uno sport da signori giocato da farabutti, il rugby è uno sport da farabutti giocato da signori”. E il football australiano? Uno sport della terra dei canguri cui possono giocare tutti, anche gli italiani.
Non è calcio, ma si deve fare gol calciando. Non è rugby, ma la palla è ovale e ci si può placare. Non è basket, ma la palla va fatta rimbalzare. Si gioca su enormi campi da cricket con 18 giocatori per squadra. In Australia è popolare quanto il rugby, alle partite assistono migliaia di spettatori. Qui in Europa lo conoscono in pochi e lo praticano ancora in meno. Ma il 3 e 4 ottobre scorsi si è giocato un campionato europeo, in Croazia, vinto (nessuna sorpresa) dall’Inghilterra. E per la prima volta ha partecipato anche una nazionale italiana. Una selezione nata sui campi di Rozzano e molto sperimentale, guidata da un avvocato italo-australiano, Nicola Giampaolo. Tra i convocati, i “pionieri” dell’ Aussie football tricolore, il 26enne genovese (ma lavora a Lugano) Mattia Sacchi, che Panorama.it ha intervistato:
Come sei arrivato in nazionale? Non avevi mai giocato prima a questo sport…
No, ma mi interessava da tempo, guardavo le azioni su Youtube e le partite su Sportitalia. Poi ho saputo che esistevano altri appassionati e volevano formare una nazionale, così sono andato alle selezioni lo scorso luglio a Rozzano, vicino Milano. E poi ai vari raduni. Non ci avevo mai giocato ma ho praticato a livello agonistico rugby e calcio, che alla fine sono i due sport più simili.
Quanti siete nel “giro”?
Ai raduni una quarantina di persone, in nazionale un 15-20.
Ma non siete in pochi per fare una squadra se devono giocare in 18?
Nella versione europea in campo vanno solo 9 giocatori, in Australia giocano sui campi da cricket che sono sterminati, qui dobbiamo andare sui campi da calcio.
Quanto vi allenate?
Cerchiamo di fare 2-3 raduni al mese ma non è semplice perché c’è gente da tutta Italia e tutti lavorano, il nostro allenatore viene da Pescara. Quindi ti devi allenare anche da solo: io gioco a calcio e faccio palestra
Il gioco è più simile al calcio o al rugby?
A prima vista al rugby: molto contatto fisico, palla ovale.. In realtà è completamente diverso: il gioco è meno spezzettato, si può passare la palla in avanti, devi farla rimbalzare e lo scopo è fare gol nella porta centrale, non meta! Poi i ruoli (difesa-centrocampo-attacco) sono come nel calcio. Ah, dimenticavo, è divertentissimo…
Com’è andata la vostra prima partita “vera”?
L’impatto è stato traumatico: abbiamo giocato contro l’Olanda, che è arrivata poi in finale. Una squadra piena di australiani naturalizzati, mentre noi abbiamo solo un ragazzo nato in Nuova Zelanda ma con la cittadinanza italiana. Insomma, abbiamo preso botte da orbi ma abbiamo anche imparato molte cose utili dal punto di vista tattico.
Il gioco è molto fisico ma dai filmati che ho visto non si usano protezioni…
E’ perché siamo dei duri (ride). In realtà ci si fa male meno che nel calcio.
Cosa consiglieresti a chi può essere interessato a questo sport?
Di venire ai raduni e vedere se gli piace. Poi, se riuscisse anche a coinvolgere degli amici e costruire una squadra sarebbe perfetto. Ci vuole molta dedizione e passione, certo. Ma se Lippi ti chiamasse in nazionale tu non ti faresti centinaia di chilometri? Per chi volesse entrare in contatto, c’è un nostro gruppo su facebook e poi il forum del sito di Luca Tramontin, telecronista di Sportitalia che è uno dei grandi appassionati nella penisola.
Il video da Sportitalia:
- Giovedì 29 Ottobre 2009









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