
Michael Schumacher stappa lo champagne per festeggiare una vittoria in una gara di Kart. Una scena che rivedremo presto in Formula 1? Epa-Daisy Schio
In Germania sono sicuri: è fatta, il Kaiser tornerà in pista. Non in rosso Ferrari, ma con l’argento Mercedes addosso. A ricomporre il magico duo con Ross Brawn che portò al cavallino rampante 5 mondiali di Formula 1.Certo, sembrava fatta anche lo scorso luglio, chi si ricorda? Massa si prende una molla in faccia a duecento all’ora e per sostituirlo rispunta il sette volte campione tedesco. Prova con una Ferrari al Mugello, ma i dolori al collo (infortunato in una caduta in moto) lo convincono a lasciar perdere.
E allora meglio andarci cauti, ma se tornerà in pista con la macchina campione del mondo (la ex Brawn) Schumi sicuramente catalizzerà l’attenzione di tutto il Circus. Altra cosa sarà la sua effettiva capacità di essere competitivo a quasi 4 anni dal ritiro in uno sport che richiede fortissimi sforzi fisici e mentali (e in cui le regole cambiano ogni anno).
Si vedrà in pista, ma alla letteratura dello sport queste storie di vecchi campioni che riprendono ad allenarsi come ragazzini e tornano al top in stile Rocky Balboa, di cadute e redenzioni, piacciono parecchio. E sembrano nel destino dei numeri 1. Vediamo alcuni esempi:
Mohammed Alì
“Il più grande” fu costretto a lasciare la cintura di campione del Mondo nel 1967 per la sua opposizione al reclutamento per il Vietnam (”Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro”). Tornò sui ring nel 1971, fu distrutto da Joe Frazier ma nel 1974 riconquistò il top del mondo contro George Foreman a Kinshasa.
Lance Armstrong
La storia del sette volte campione del Tour di Francia pronto a tornare sulle strade di Francia dopo tre anni di inattività ha fatto scrivere fiumi di articoli la scorsa primavera. A 38 anni Lance, con la determinazione di chi è riuscito a sconfiggere un cancro, si è fatto Giro d’Italia e Tour de France. Ma ha trovato sulla sua strada uno più forte di lui e soprattutto più giovane, Alberto Calderòn, nella stessa squadra. Nel 2010 cercherà di rifarsi con una squadra tutta al suo servizio, il team Radioshack.
Michael Jordan
Dopo aver vinto tutto il possibile nella pallacanestro con i Chicago Bulls, “His Airness” decise di darsi al baseball in onore al defunto padre che amava questo sport. Resiste 17 mesi in una squadra di seconda categoria con risultati modesti e critiche per il suo alto ingaggio. Poi decide di tornare a casa sua e vince altri tre titoli di basket con i Chicago Bulls. Meno memorabile invece il suo secondo comeback, dopo 3 anni di golf, a 38 anni con i Washington Wizards, con cui riesce comunque a essere il primo giocatore di quell’età a segnare 50 punti in una partita.
Ronaldo
Il Fenomeno non si è mai ritirato e chissà se lo farà mai, probabilmente continuerà a segnare anche a 50 anni e con una pancia incredibile. Ma la sua storia è piena di clamorosi ritorni in scena dopo infortuni terribili che avrebbero stroncato altre carriere. In particolare quello del 2002, dopo più di un anno di stop: non bastò per fare vincere lo scudetto all’Inter, ma il brasiliano si rifece ai Mondiali: otto gol, capocannoniere e miglior giocatore della coppa, campione del mondo e pallone d’oro per la seconda volta cinque anni dopo il 1997.
Hermann Maier
Anche “Herminator” è in debito con la sorte: forse sarebbe diventato il più grande sciatore di tutti i tempi, se il 24 agosto del 2001 un’auto non avesse travolto la sua moto a Salisburgo. Rischiò l’amputazione di una gamba. Ma tornò sulle piste e, pur senza l’esplosività che lo aveva portato a dominare prima dell’infortunio, riuscì a conquistare nel 2003/04 la quarta Coppa e ai Mondiali 2005 a vincere l’ oro in gigante. Il 6 marzo 2005 ottenne la 50ª vittoria in Coppa, superando Alberto Tomba al terzo posto nella classifica degli sciatori più vittoriosi di sempre. Ai Giochi di Torino 2006 vinse la medaglia d’argento in SuperG. Si è tolto gli sci definitivamente il 13 ottobre scorso.
Tiger Woods
Sì, proprio lui. Scommettiamo che sarà il prossimo grande ritorno? Adesso lo sportivo più pagato al mondo è sulla graticola per le sue relazioni extraconiugali come neanche Bill Clinton nel ‘98. Gli sponsor lo stanno abbandonando e ha deciso di ritirarsi per “dedicare tempo alla famiglia ed essere un marito e un padre esemplare”. Il puritanesimo di facciata dell’America non colpisce solo i politici. Ma gli statunitensi adorano le storie di pentimento e redenzione (si pensi all’ex alcolista George W. Bush) e quando Tiger tornerà sul green da “uomo rinato” sarà di nuovo il numero 1. E pure più simpatico.
- Martedì 15 Dicembre 2009









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Commenti
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Il 16 Dicembre 2009 alle 5:22 Kaiser Schumi e gli altri: l’eterno ritorno dei più grandi (aspettando Tiger Woods) | Il Giro D'italia ha scritto:
[...] via http://blog.panorama.it/cultur.....-dei-piu... [...]
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