
David Stewart, June in February, 2008
“Capra e cavoli”, “cavoli a merenda”, “Una vita del cavolo”, “Cavolo!”: questo ortaggio è come il prezzemolo nella nostra vita e la infarcisce della sua presenza. Proprio sotto il segno del cavolo, anzi della sua variante inglese, Cabbage si aprirà la mostra dedicata a due artisti della fotografia, David Stewart e Sandy Skoglund: curatrice della rassegna è il critico Camilla Boemio, impegnata promotrice di allestimenti d’arte anche attraverso web.
La mostra “fisica” Cabbage aprirà presso gli antichi Forni a Macerata dal 16 gennaio fino al 3 febbraio; nel frattempo sul sito di Panorama on line mostriamo vedere in anteprima i cicli di fotografie sui surreali cavoli di Stewart e i paesagggi dove si verificano metamorfosi fra natura, (anche malata) e persone, di Sandy Skoglunnd.
- David Stewart - Other Stuff
- David Stewart - Other Stuff
- David Stewart - Cabbage Girl, 2007
- David Stewart - Buoy Boy, 2007
- David Stewart, June in February, 2008
- David Stewart - Dorothy & Norman Starry-Eyed
- David Stewart - Game Boys
- David Stewart - At The Shore, 1994
- David Stewart - Man In The Sea Fish
- David Stewart - Six feet under
- David Stewart - An Englishman’ s home
- David Stewart - Retiring
- David Stewart - Fogeys
- David Stewart - 99 and 69
- David StewartThrice Removed
- David Stewart - Thrice Removed
- David Stewart - Stuff
- David Stewart
- David Stewart - Other stuff
- David Stewart
- David Stewart
- David Stewart
- Sandy Skoglund - Germs Are EveryWhere, 1984
- Sandy Skoglund - As far
- Sandy Skoglund - Luncheon meat on a counter, 1978
- Sandy Skoglund - Lunch Meat On A Counter, 1978
- Sandy Skoglund - Wedding, 1994
- Sandy Skoglund - Revenge of the Goldfish, 1981
- Sandy Skoglund - Radioactive Cats, 1990
Il taglio critico delle sue mostre cammina sempre su quella linea sottile fra realtà e realtà altra, da Mnemosyne. L’Atlante delle immagini a Cities - Places visionaires e ora Cabbage Ci può spiegare questa sua scelta di poetica?
Mi interessa il margine di analisi che fa esistere un certo tipo di arte nel : mondo dell’ illusione , della rappresentazione e dell’ idealizzazione. Vi ricordate, da bambini, l’ilarità nel fare un gioco in cui si dice: se tu fossi un ortaggio (o un colore, o un animale) che cosa saresti ? I surrealisti adoravano riscrivere i giochi infantili registrandovi il desiderio degli adulti. Mi piace pensare che le mie varie scelte di curatrice nascano dall’ intreccio di queste pulsioni : la ricerca e il desiderio della conoscenza di un bambino che si avvicina all’Arte Contemporanea.
A Roma, presso il Vittoriano, si è aperta la mostra La riscoperta di dada e surrealismo e, a Milano, quella dedicata a Maurice Henry, funambolico artista e illustratore legato al gruppo di André Breton. Si può riparlare di un ritorno al surrealismo in Italia, partendo da una sua indagine storica?
Assolutamente sì! Tra l’ altro il Surrealismo presenta sfaccettature d’ analisi differenti che sono stare reinterpretate nel tempo, basti pensare che alla fine degli anni Sessanta e per tutti gli anni Ottanta il lavoro di ricerca della critica femminista Xaviére Gauthier teorizzò che il surrealismo in quanto movimento organizzato e dominato da uomini , era profondamente misogino. Gauthier aveva individuato il sadismo verso le donne in un’ intera tematica dell’ immaginario surrealista, interpretandolo come una necessità di difesa dall’ ansia da castrazione. In verità le donne protagoniste del Surrealismo sono importantissime: da Dora Maar a Claude Cahun, antesignane delle nostre grandi artiste .
Sandy Skoglund elabora le sue immagini in un attentissimo set dove tutto è studiato e calibrato fino alla minima «nuance» di luce: è una ricerca razionale per avere come esito il più surreale iperrealismo.È la veglia della ragione ora a generare mostri, e non l’opposto come accadeva nel Surrealismo?
Premetto che amo l’ècriture automatique e ho scritto più volte in questo stato di surrealtà. Ma Sandy Skoglund sostiene di non realizzare dei lavori che abbiano una corrispondenza diretta con il surrealismo. Ritiene siano uno spaccato della condizione di contrasto e complessità che oggi caratterizza gli Stati Uniti. Non sono veri e propri “sogni” ma è l’ invadenza, l’elemento che assomiglia al sogno , che li caratterizza e unisce la componente realistica alla componente irreale. L’invadenza della creatività, che ognuno di noi ha in piccole dosi, rimossa a vantaggio della ragione, può generare mostri – quei mostri che la cronaca nera ci fa conoscere molto spesso o semplicemente la privazione di un proprio immaginario fantastico.
Il Dadaismo era nato per generare scandalo. Che cosa genera la fotografia ironica e sagace di David Stewart, la sua surreale “realtà del cavolo”, al centro delle sue ultime opere fotografiche?
Il Dadaismo nacque come movimento di rottura con il passato e di impietoso rifiuto nei confronti della logica e della ragione , enfatizzando la stravaganza e l’ umorismo (straordinario nell’ estetica cinematografica). Ma nel periodo sociale in cui viviamo la vera protesta è assolutamente bandita, inconcepibile e faticosa . La fotografia di David Stewart non ha l’ intento di creare una frattura e destare un’ aspra critica nei confronti di precedenti linguaggi fotografici , al contrario le sue realizzazioni testimoniano un’ acuta conoscenza della società anglosassone : con i suoi tic , le sue manie , lo humour sferzante che contagia l’ osservatore, un’ elegante panoramica di situazioni alla Mister Bean si condensano con un realismo attento alle nostre ossessioni e debolezze . Due serie saranno esposte alla mostra: “Cabbage” e “”Foyes”. La prima scopre la società identificandola con un vegetale composto da numerose parti ; ognuna svela personaggi e situazioni sempre diverse ma, come si vedrà nel film “Cabbage” (in anteprima per l’ Italia), tutte riconducibili e dipendenti.
La seconda serie, “Foyes”, ha come protagonisti gli anziani , di solito così dimenticati e ritenuti poco seducenti; straordinari in questa serie : l’indipendente signora anziana inglese, i vecchietti hippies, distinti attempati nonnini sferzanti seduti su una tomba o intenti a sposarsi con una playmate .
La linea scelta da questi due fotografi si tiene lontana dal pop surrealismo?
Assolutamente si! Il pop surrealismo ha il suo apice creativo a Los Angeles, dove viene reinterpretato in tantissime varianti : non ultime le figure stilizzate e gotiche della pittrice Camille Rose Garcia. La Skoglund è caratterizzata da un surrealismo iperrealista e David combina elementi della fotografia pubblicitaria a impostazioni fotografiche legate al mondo del cinema e della musica (ha iniziato la sua carriera negli anni ‘ 70 con i Clash e i Ramones).
In sintesi, i due artisti che presento non sono riconducibili ad un vero e proprio genere ,perché sono caratterizzati da una personalissima visione e interpretazione della fotografia.
- Lunedì 11 Gennaio 2010









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