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Un momento della cerimonia d'inaugurazione a Luanda, Angola - Epa
Un conflitto dimenticato, morti assurde, una grande festa, colori e baccano, miseria, spettacolo e politici preoccupati solo di salvare la faccia e la grana. L’inizio, ieri, della Coppa d’Africa, ha mostrato le tante facce di un continente. C’è voluta una rivolta di africani nel sud dell’Italia e un agguato mortale a calciatori che prestano servizio in grandi squadre d’Europa per ricordarci del mondo a sud di Trapani.
La prima partita della Coppa d’Africa ha messo in mostra tutta l’allegria e lo spettacolo che si attendeva: uno scoppiettante 4 a 4 tra Mali e i padroni di casa dell’Angola in uno stadio rumoroso e strapieno. Ma nessuno ha dimenticato quanto era accaduto appena due giorni prima, i tre morti sul pullman del Togo di Adebayor, il terrore negli occhi dei giocatori. Nonostante le accuse della federazione angolana (”Non dovevano viaggiare in pullman”) e la volontà del presidente sudafricano Jacob Zuma di prendere le distanze in vista del prossimo mondiale (”La sicurezza in Sudafrica non ha niente a che vedere con quanto successo”), con tanto di accuse di “afropessimismo” ai media occidentali e alle squadre europee che hanno chiesto immediatamente il rientro dei loro calciatori.
Certo, se può passare il paragone con l’Europa fatto dall’organizzatore del mondiale (”per una guerra in Kosovo non ci si preoccupa della sicurezza in Germania”), è anche vero che questa coppa d’Africa è stata vista da molti come una prova generale di quanto accadrà a giugno, perché si tratta di una grande competizione in uno stato del sud dell’Africa. E il prologo non è stato di certo incoraggiante. L’agguato al pullman della squadra del Togo, venerdì, ha alzato le luci su una guerriglia che va avanti da decenni senza soluzione, in un angolo di Angola chiamato Cabinda. Casualmente, ma non troppo, è anche il territorio più ricco di petrolio in uno stato poverissimo. Se c’è da credere alle parole del capo del Flec Rodrigues Mingas, intervistato da Massimo Alberizzi sul Corriere, c’è da preoccuparsi:
“Con diversi comunicati avevamo già avvisato i Paesi africani di ritirarsi dalla Coppa, aggiungendo che non ci saremmo sentiti responsabili di atti di violenza compiuti durante il torneo. Noi siamo in guerra contro l’Angola e le sue truppe coloniali che occupano illegalmente il nostro territorio. I leader africani sono al corrente delle nostre rivendicazioni e della situazione catastrofica di Cabinda, dove la gente muore di fame mentre le grandi compagnie petrolifere saccheggiano il Paese”
E proprio in Cabinda si svolgeranno, secondo il programma, le partite del gruppo B, quello che vede tra le altre nazionali anche la Costa d’Avorio di Drogba e Touré, e il Ghana di Asamoah e Muntari. Mentre la partecipazione del Togo, dopo due giorni di stallo, è ancora in dubbio: i giocatori, che per primi sotto choc avevano chiesto di tornare a casa, adesso vorrebbero giocare per onorare la memoria dei tre morti, mentre il governo (che tra tutti ha fatto la figura peggiore per non avere pagato la trasferta in aereo) spinge per il ritorno in patria.
- Lunedì 11 Gennaio 2010









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