
Roberto Mancini, allenatore del Manchester city - EPA Nick Wilkinson
Massimo Cellino, presidente del Cagliari calcio, nelle prossime ore potrebbe abbattere l’ultima barriera del “Made in Italy” nella terra natale del football.L’ìmprenditore sardo è vicino all’acquisto del West Ham, storico club londinese, in vendita per i guai finanziari del suo proprietario, Bjorgolfur Gudmundsson, banchiere islandese travolto dalla crisi economica dell’isola nordica.
Cellino non è l’unico pretendente per gli “Hammers”, ma a 80 milioni di sterline potrebbe chiudere l’affare. E sarebbe il primo italiano a fare ingresso nella Premier league da proprietario di un club. Non il primo in assoluto nel calcio inglese, dato che Flavio Briatore è da due anni uno dei principali azionisti del Queen’s park rangers, squadra londinese di seconda divisione.
Il nome del patron del Cagliari andrebbe così a inaugurare una lista finora inedita e ad aggiungersi a quelle di altri emigranti di lusso del calcio nostrano. In principio furono i calciatori: nel 1973 Fabio Capello, da centrocampista, segnò un memorabile goal a Wembley e lo dedicò a tutti i camerieri italiani emigrati in Inghilterra nel dopoguerra. Da allora molto è cambiato, nell’emigrazione così come nel calcio.
Fu Gianluca Vialli il primo campione a fare il salto dalla Serie A alla Premier. E non a fine carriera: correva l’anno 1996 e il bomber aveva appena vinto la Coppa Campioni con la Juve. Fu l’archetipo dell’emigrante di successo in una Londra sfavillante nei primi anni del New labour. Si riciclò come allenatore e lo seguirono molti colleghi, con alterne fortune: Pierluigi Casiraghi, Roberto Di Matteo, un giovane Marco Materazzi, Paolo Di Canio, Fabrizio Ravanelli.
Campioni affermati prima, giovani promettenti spediti a farsi le ossa sui ruvidi campi inglesi e scozzesi poi (Enzo Maresca, Rino Gattuso, Giuseppe Rossi…) Uno in particolare diventò un mito in Inghilterra, più di quanto non fosse in Italia, per i tifosi del Chelsea: Magic Box Gianfranco Zola. Che adesso siede proprio sulla panchina del West Ham, il club che vorrebbe comprare il suo conterraneo Cellino.
Già, perché dopo l’ondata di giocatori, la Premier, che se non è più il campionato più bello del mondo (la Spagna nell’ultimo anno ha messo la freccia soffiando Cristiano Ronaldo) resta comunque il più ricco, ha scoperto recentemente il fascino delle panchine “made in Italy”. Il pioniere in questo senso era stato, oltre a Vialli, Claudio Ranieri, sempre al Chelsea. Ma la nuova ondata è stata merito di Fabio Capello. L’arrivo del sergente friulano ha rigenerato la nazionale di Sua Maestà. Ed è stato uno spot per la categoria: in Inghilterra sono sbarcati anche mister Zola e Carletto Ancelotti, ancora al Chelsea (decisamente la più italian-friendly delle squadre inglesi). E infine Roberto Mancini, ultimo arrivato e già idolo dei tifosi del Manchester City. In attesa della prossima “new wave”, quella dei presidenti?
- Giovedì 14 Gennaio 2010









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