
Antonella Clerici, futura regina di Sanremo - Credits: Kika
«Un antidoto alle gaffe? Non ce l’ho. Dopo aver detto in onda “Non posso vivere senza c…” invece di “Non posso vivere senza calcio”, capisce che sono pronta a tutto».
È l’inconfondibile stile Clerici a meno di un mese dal battesimo di fuoco sul palco dell’Ariston a Sanremo: «Condurre il festival non mi fa paura, ma un incubo ricorrente ce l’ho: il guasto della traduzione simultanea con gli ospiti internazionali. Se succede, faccio una figuraccia. Il mio è un inglese basic, da liceo classico. Ho il terrore del dialogo tra muti. Che imbarazzo…».
Inglese a parte, ostenta serenità, ma credo sappia benissimo che condurre il Festival di Sanremo è soprattutto una prova di resistenza psicofisica.
Ho la serenità di chi ha fatto la gavetta nelle televisioni private. Un campo di battaglia dove impari a fare tutto da sola, compreso pulire il camerino. È la scuola che manca ai conduttori di oggi, la scuola del marciapiede (ride, ndr), fatta di lunghissime attese al freddo per strappare un’intervista, fatta di toilette pubbliche dove cambiarsi i vestiti con i secondi contati.
Non mi dica che non l’ha nemmeno sfiorata l’accusa di avere messo sul libro paga del festival il suo attuale compagno e il suo ex marito.
Giusto per fugare ogni dubbio: il mio nuovo compagno, Eddy Martens, e il mio ex marito, Sergio Cossa, da cui ho divorziato definitivamente una settimana fa, non avranno niente a che fare con il festival. Eddy sarà all’Ariston a titolo personale. Detto questo, voglio chiarire un concetto: non avrei alcun problema a segnalare il mio compagno per un lavoro. Se pensassi che è il migliore per quel ruolo, lo segnalerei, eccome. C’è troppa demagogia intorno a queste cose.
Tra i colleghi, chi le ha dato il consiglio più prezioso in vista del festival?
Pippo Baudo. Mi ha detto: «Il segreto è sempre lo stesso: partire piano e facile. Buonasera e benvenuti. Prendi tempo, spieghi bene il regolamento e, quando hai preso confidenza puoi permetterti di prendere quota. Niente elucubrazioni all’inizio». Il festival che voglio è uno spettacolo molto nazionalpopolare, molto vicino alla gente, coerente con il mio personaggio. La mia strategia davanti alle telecamere è rendere leggero quello che potrebbe essere pesante.
Allude alle celebrazioni per la sessantesima edizione di Sanremo?
Io quelle non le farò. Le lascio ai mille programmi che in quei giorni si occuperanno del festival. Abbiamo però pensato a un omaggio con una serata speciale in cui grandi nomi della musica italiana proporranno la loro versione di una canzone che è stata in gara a Sanremo.
Come gestisce la popolarità a telecamere spente?
Sono distante dal mondo dove lavoro, mi sento prestata a un ambito professionale. Quando si spengono le luci, metto da parte ogni mondanità. Niente feste, niente public relation. Non le facevo quando ero nessuno, figuriamoci adesso. Per me le feste sono le occasioni dove ci si diverte di meno. Passo molto tempo con mia figlia Maelle (ha 11 mesi, ndr) e ho anche finito di scrivere un libro sulla gravidanza. Si chiama Aspettando te.
Quindi frequenta poco i suoi colleghi…
Dipende, con Lorella Cuccarini parlo di figli. Con Maria De Filippi è impossibile evitare l’argomento televisione perché lei sta così tanto in onda che sarebbe difficile glissare. Quando, però, siamo al mare, ad Ansedonia, ci occupiamo di tennis. Se voglio un consiglio fashion, chiamo Federica Panicucci. Per le vacanze c’è Simona Ventura, un’organizzatrice nata. È come un tour operator. Con lei partirei per un viaggio domattina.
Chi è la sua rivale?
Non esiste rivalità quando giochi nella serie A dei conduttori. I veri rivali li incontri in serie B. Con i pari grado c’è rispetto, perché sono colleghi che si sono fatti il mazzo per arrivare.
Si trova a suo agio nella tv dei belli e palestrati?
In Italia si tende a credere che l’avvenenza fisica abbia sempre la meglio. Il mio consiglio per un’esordiente è di non omologarsi. Una delle ragioni del mio successo è che non sono mai stata magra, ma molto morbida. Tanto il costume da bagno si indossa al massimo 15 giorni l’anno… In un mondo di fisici scolpiti, io sono la tettona, un po’ riccia, formosa. Ci sono in giro tante bellissime, ma molto mosce, omologate. Se assomigli alla gente normale, il pubblico ti percepisce vicina. Gli uomini, mi creda, preferiscono una donna di personalità che a tavola ride, mangia e si sporca di pomodoro. Ma chi vuole uscire con una sciacquina che scarta il grasso dal prosciutto?
- Mercoledì 27 Gennaio 2010









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