
di Marco Giovannini
Per cominciare abituatevi a chiamarlo sir. Dallo scorso 30 dicembre Peter Jackson è diventato cavaliere della Nuova Zelanda. E non è il caso di snobbare il titolo, perché porta la firma della regina Elisabetta II.
Jackson è sir come lo sono due degli attori inglesi protagonisti della trilogia “Il signore degli anelli”: Ian McKellen e Christopher Lee, cioè Gandalf, il mago buono, e Saruman, quello cattivo.
Nonostante il titolo onorifico, però, ha voluto il collega messicano Guillermo del Toro per dirigere i due nuovi film tratti dal libro di Tolkien Lo Hobbit: «Ho passato 7 anni nella Terra di Mezzo, non voglio competere con me stesso». I due hanno anche discusso: del Toro ha insistito per girare i film in pellicola e non in 3D, come invece voleva lui.
Jackson ha compiuto da poco 48 anni (è nato la notte di Halloween del 1961) ed è il più inaspettato dei tycoon del cinema: vive e lavora nella nativa Nuova Zelanda, a 13 ore d’aereo da Hollywood. Non solo non si è mai trasferito, ma ha fatto addirittura spostare Hollywood: Avatar, il più grande successo cinematografico di tutti i tempi, James Cameron è dovuto andare a girarlo a Wellington, per usufruire della Weta, la ditta di effetti speciali di Jackson.
Il suo mantra è «mai annoiarsi», che tradotto significa mai ripetersi. Dopo aver prodotto l’anno scorso “District 9″, un b-movie di fantascienza che ha incassato più di 100 milioni solo negli Usa, ecco che si ripresenta anche come regista con un film intimo e struggente, “Amabili resti”, tratto dal best-seller di Alice Sebold (10 milioni di copie vendute).
Il film, che in Italia uscirà il 12 febbraio, racconta la storia di Susie Salmon, uccisa a 14 anni da un serial killer, che da una specie di limbo segue la vita straziata della propria famiglia e le indagini per catturare l’assassino.
Come al solito la sceneggiatura l’ha scritta insieme alla moglie Fran Walsh e alla vicina di casa Philippa Boyens. È per questo che parla quasi sempre al plurale: dice più spesso noi che io.
Quando ha letto il romanzo ha pianto?
Sì, soprattutto nelle ultime pagine, quando Susie saluta i lettori augurando a tutti una vita lunga e felice. Non mi vergogno, le nostre scelte sui film da fare sono sempre state dettate dall’emozione.
Avere una figlia di 14 anni, l’età della protagonista, ha reso il film più personale?
Sicuramente. Abbiamo voluto che Katie seguisse la lavorazione e chiesto un suo parere sulla sceneggiatura. Sul set è diventata amica dell’attrice protagonista Saoirse Ronan. Una delle prime decisioni è stata quella di non mostrare il delitto che, invece, nel romanzo è raccontato dettagliatamente. Abbiamo avuto sempre in mente nostra figlia come potenziale spettatrice, non volevamo che una scena truculenta la tenesse lontana da un film che invece ha un messaggio di speranza. La morte non è la fine di tutto, l’amore seminato resta e lenisce i dolori.
E suo figlio Billy?
Lui ha 15 anni e l’unica cosa che gli interessava, e per cui credo di avere guadagnato dei punti, era Michael Imperioli, il detective. È uno dei suoi idoli, ha visto tutta la serie I Soprano…
Billy farà il regista?
Credo di no. Il vero punto in comune con me sono i videogame: in questo periodo ci sfidiamo con Call of duty: modern warfare 2 (uno tra i videogame di guerra più venduti al mondo, ndr).
Come ha deciso il look dell’aldilà?
Non è un posto reale, ma onirico, in cui, come nei sogni, tutto è simbolico e metaforico. Fiori che sbocciano, case che in realtà rappresentano persone, colori che cambiano secondo l’umore… abbiamo studiato molto l’interpretazione dei sogni e le referenze grafiche dei surrealisti.
Lei è religioso?
No, ma mi considero una persona morale. Il mio motto è: tratta gli altri come vorresti essere trattato tu.
E nei fantasmi ci crede?
Le racconto una storia. Io e Fran stiamo insieme da 25 anni, da quando aveva un appartamento in Courtney place a Wellington. Lì una mattina mi sveglio e dai rumori capisco che lei è in cucina che prepara il tè. Ma in fondo al letto c’è una donna, vestita all’antica. Ha la bocca contorta in una smorfia, come se urlasse, anche se non emette alcun suono. Poi, fluttuando, attraversa la parete. Quando Fran è arrivata col tè le ho detto che avevo appena visto un fantasma. «È per caso una donna che urla?» mi ha chiesto. Dissolvenza. Tre anni fa sul Dominion post, il quotidiano di Wellington, ho letto un articolo sul St. James theatre che, in occasione dei suoi 100 anni, è stato ristrutturato. Beh, si parlava di una ballerina di vaudeville che nei primi anni del Novecento, una sera, fu trattata così male dal pubblico che scappò in lacrime nel camerino per poi suicidarsi. La chiamavano sia «il fantasma del teatro» che «la donna che urla». Il St. James è a Courtney place, di fronte alla casa di Fran…
Che lavoro farebbe oggi se non avesse fatto il film-maker?
I miei mi volevano architetto. Ma ho lasciato la scuola a 14 anni per lavorare nella tipografia di un giornale e intanto costruire modellini e sperimentare con la macchina da presa. In realtà da ragazzino volevo diventare l’assistente di Harry Harryhausen, il creatore dei più incredibili mostri del cinema per computer. Poi ho pensato che, per quanto bravo, un esperto di effetti speciali deve fare quello che hanno inventato lo sceneggiatore e il regista. Per cui meglio diventare sceneggiatore e regista.
Solo dopo aver visto la verosimiglianza del suo Gollum James Cameron ha pensato che fosse arrivato il tempo per realizzare «Avatar». È orgoglioso?
Effettivamente non si erano mai visti occhi così espressivi in una creatura disegnata con la computer graphic.
Il futuro del cinema è nella tecnologia?
No, la tecnologia è solo un grande strumento di aiuto. Il futuro, come il passato, è nelle storie da raccontare.
Una cosa che non farà mai?
Girare un film scritto da qualcun altro. È il momento decisivo della creazione.
E una cosa che, invece, farà sempre?
Continuare a cambiare genere. Rispecchia la mia essenza. Anche i miei film preferiti sono diversi: il King Kong originale, L’alba dei morti viventi, Lo squalo, Quei bravi ragazzi e Il generale con Buster Keaton.
Con Steven Spielberg sta realizzando tre film tratti da «Tintin». Com’è lavorare con lui?
Una festa. Siamo tutti e due bambini felicemente non del tutto cresciuti.
Ha deciso quale sarà il suo prossimo film?
Sicuramente un 3D, forse una serie. Ce ne sono due che sto sviluppando: Temeraire, che unisce guerre napoleoniche e draghi, e Macchine mortali, fantascienza postapocalittica. Ma non ho ancora deciso tempi e modi.
Lei si permette qualcosa che nessuno dei suoi colleghi fa: «District 9» lo ha pagato di tasca sua e poi lo ha venduto a una distribuzione. Idem con la sceneggiatura di «Amabili resti»: perché?
È un lusso che pago per comprarmi la libertà. Se lavori con i soldi di uno studio, sei soggetto a ricatti e tremende date di consegna. Se usi i tuoi, puoi metterci il tempo che vuoi, riscriverli quante volte vuoi e venderli quando sono pronti. Ci vogliono due cose: fiducia in se stessi e un po’ di capitali. Per fortuna ho tutti e due.
- Martedì 2 Febbraio 2010








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Il 4 Aprile 2010 alle 15:16 Notizie dai blog su Peter Jackson – King Kong (2005) (Dvdrip) (megaupload) – Film ha scritto:
[...] Peter Jackson: tutti i fantasmi di un regista visionario di Marco Giovannini Per cominciare abituatevi a chiamarlo sir. Dallo scorso 30 dicembre Peter Jackson è diventato cavaliere della Nuova Zelanda . E non è il caso di snobbare il titolo, perché porta la firma della regina Elisabetta II. blog: canale cultura e società | leggi l’articolo [...]
Il 24 Aprile 2010 alle 19:45 Notizie dai blog su Peter Jackson soddisfatto del doppio progetto di “Lo Hobbit” ha scritto:
[...] il titolo, perché porta la firma della regina Elisabetta II. blog: canale cultura e società | leggi l’articolo Per help e visualizzare le immagini abilitare javascript. Scrivi un [...]
Il 31 Maggio 2010 alle 10:31 Notizie dai blog su Da Wellington a Wellywood tramite il regista Peter Jackson ha scritto:
[...] Peter Jackson: tutti i fantasmi di un regista visionario di Marco Giovannini Per cominciare abituatevi a chiamarlo sir. Dallo scorso 30 dicembre Peter Jackson è diventato cavaliere della Nuova Zelanda . E non è il caso di snobbare il titolo, perché porta la firma della regina Elisabetta II. blog: canale cultura e società | leggi l’articolo [...]
Il 1 Giugno 2010 alle 18:30 Notizie dai blog su Peter Jackson sarà il nuovo regista di “Lo Hobbit”? ha scritto:
[...] Peter Jackson: tutti i fantasmi di un regista visionario di Marco Giovannini Per cominciare abituatevi a chiamarlo sir. Dallo scorso 30 dicembre Peter Jackson è diventato cavaliere della Nuova Zelanda . E non è il caso di snobbare il titolo, perché porta la firma della regina Elisabetta II. blog: canale cultura e società | leggi l’articolo [...]
Il 4 Giugno 2010 alle 21:00 Notizie dai blog su Trucchi Peter Jackson’s King Kong ha scritto:
[...] Peter Jackson: tutti i fantasmi di un regista visionario di Marco Giovannini Per cominciare abituatevi a chiamarlo sir. Dallo scorso 30 dicembre Peter Jackson è diventato cavaliere della Nuova Zelanda . E non è il caso di snobbare il titolo, perché porta la firma della regina Elisabetta II. blog: canale cultura e società | leggi l’articolo [...]
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