
«Tutta la mia storia personale è scandita da momenti musicali. Alcuni si intrecciano con gli amori, altri con l’impegno politico, altri ancora con la vita e basta». È un Walter Veltroni appassionato quello che accetta di entrare nelle pieghe della sua intensa passione per la musica. Tanto che si appresta a lanciare la versione musicale del suo libro “Noi”. Questa l’intervista.
Il 9 febbraio esce il cd, affidato a quattro jazzisti italiani: Stefano Di Battista, Roberto Gatto, Danilo Rea e Dario Rosciglione. Qual è il senso dell’opera?
Scomporre e ricomporre in chiave jazz classici come Una carezza in un pugno o Video killed the radio star. Ascoltando quei brani si riconosce la matrice, ma si avverte anche la grande originalità. C’è pure un bellissimo inedito, 2025, ispirato all’ultimo capitolo del libro.
A chi si affiderebbe invece se dovesse scegliere una colonna sonora per descrivere il presente della politica italiana?
Punterei sul jazz di Keith Jarrett, perché è una musica destrutturata, perfetta per un tempo destrutturato come questo. Il Paese è smarrito, ha paura, è inquieto, incattivito. C’è timore per il futuro. E questo timore contrasta con le evoluzioni della scienza, che ogni giorno sforna soluzioni per risolvere angosce e malattie che hanno caratterizzato la storia dell’umanità. Per non parlare poi delle evoluzioni nel campo della comunicazione: in trent’anni siamo passati dal telefono di bachelite all’iPhone.
Come «inno» del Pd lei aveva puntato su «Mi fido di te» di Jovanotti. Pier Luigi Bersani ha scommesso invece su «Un senso» di Vasco Rossi…
Jovanotti ha un’intensità che non è facile trovare nella musica italiana. Rifarei quella scelta. Un senso è una bella canzone, ma mi lascia perplesso per via di quel finale…
Si riferisce a quando dice: «Voglio trovare un senso a questa storia anche se questa storia un senso non ce l’ha»?
Esatto! (ride, ndr). Ecco, alla luce di quella frase, non credo sia stata proprio la scelta più azzeccata. Per me il Pd, l’idea di un vero partito democratico, ha un grande senso, è un grande sogno pieno di senso. E poi io preferisco il Vasco Rossi di Sally, una canzone straordinaria.
Beatles o Rolling Stones?
Nessun dubbio: Beatles, corrente Paul McCartney. Quella al glucosio, più vicina al diabete. Io i Beatles li ascolto quotidianamente. Per me sono come Mozart o Beethoven. Siamo ai massimi livelli della musica nel tempo moderno.
Lei era sindaco di Roma quando Paul McCartney ha suonato al Colosseo. Ha avuto qualche debolezza da fan al momento dell’incontro?
No, mi sono attenuto al mio ruolo e ho evitato di baciargli la mano.
Nemmeno un autografo?
Ci ha pensato mia figlia. Sa, in questi casi si portano sempre i figli… Lo feci anche con Federico Fellini. McCartney è un uomo che ha un bellissimo rapporto con il suo passato. Al contrario di Bob Dylan che va in concerto e storpia tutti i suoi successi. Quando Paul suona Let it be, è la Let it be che i fan vogliono sentire.
Pare che McCartney abbia rinunciato a suonare a San Siro per il limite imposto dei 78 decibel.
Io chiederei ai cittadini che si lamentano di tenere le finestre aperte per una sera e di far entrare la meraviglia di Michelle o Yesterday nelle loro case. Li capirei se ci fosse in programma uno show degli Iron Maiden…
La sua più grande follia per assistere a un concerto è stata…
Spendere centinaia di dollari per andare a uno spettacolo di Bob Dylan in teatro a New York. Un disastro: finimmo in quart’ultima fila in galleria, sotto un gigantesco bocchettone dell’aria condizionata. Eravamo io, mia moglie e mia figlia con i piedi infilati nello zainetto per il freddo mostruoso.
Ne valse la pena?
Assolutamente no. A un certo punto apparve Dylan come un puntino lontano all’orizzonte cantando delle bizzarre canzoni che non erano nemmeno quelle che volevamo ascoltare.
Quando va a un concerto, si lascia andare oppure resta impassibile?
Sto fermo per timidezza. Non ci riesco proprio a dimenarmi in pubblico. Però mi emoziono. Quando, a Roma, Simon & Garfunkel attaccarono Bridge over troubled water mentre la luna s’infilava nelle volte del Colosseo, mi sono detto: «Che cosa vuoi di più dalla vita?».
Crede che la musica cosiddetta di sinistra abbia un piglio troppo snob?
No. Infatti è stata ed è la musica più popolare. I cantautori culturalmente di sinistra sono riusciti, meglio di quanto abbiano fatto i politici, a trovare le parole giuste per arrivare al cuore delle persone. E, toccando il cuore, hanno ossigenato anche il cervello. Penso a un capolavoro come C’è tempo di Ivano Fossati.
Qual è il suo rapporto con iTunes?
Meraviglioso. Considero iTunes una delle più grandi scoperte della storia dell’umanità. Non scaricherei mai un file illegalmente. iTunes mi mette nella condizione ideale, perché compro pagando i diritti d’autore. In più, acquisto da casa con la sensazione di poter scegliere senza alcun limite. Sono sere, notti e centinaia di euro, ma ne vale la pena.
Mette insieme anche compilation?
Certo. Ne avevo fatta una, chiamata Noi, che serviva da sottofondo mentre scrivevo il libro. Le mie sono compilation all’insegna della contaminazione totale. Sono anche un appassionato seriale di cover. Lei ne ha scovata qualcuna imperdibile?
Sì, «The Thin Ice» dei Pink Floyd ricantata da Ian Anderson dei Jethro Tull.
Ah, fantastica. Questa mi manca.
Sveli il suo più grande sogno musicale.
Vedere sullo stesso palco Paul McCartney, Ringo Starr e i figli di John e George: Julian Lennon e Dhani Harrison.
Cambiamo tema: la Juventus…
Diciamo che Tiago e Poulsen non sono l’equivalente di Keith Jarrett nel jazz. Mi manca la Juve, operaia e intellettuale, di Massimo Bonini e Michel Platini.
La politica: per quanto ancora resterà in panchina?
Non mi sento in panchina, non ho bisogno dei gradi per fare politica. La mia è stata una scelta eticamente giusta: mi sono dimesso in un Paese dove nessuno si dimette mai da nulla.
- Lunedì 8 Febbraio 2010








Occhiali (da sole e non): l’uomo dietro la maschera
Brionvega rr226, design vintage musicale
Giampaolo Morelli dispiaciuto, il suo Coliandro è stato dimezzato
Aida Yespica supersexy in lingerie
Kesha: sesso, dollari e canzonette
I film del weekend, 12 marzo
Nicole Grimaudo sbarca a New York con Mine Vaganti
Amanda Seyfried in Chloe seduce tutti, Julianne Moore compresa
Oscar 2010: Kathryn Bigelow, l’avversaria (ed ex moglie) di James Cameron
Oscar 2010: le foto dei personaggi più glamour del red carpet
Oscar 2010: tutti i candidati e le star della kermesse
Fotografi senza frontiere. Quando la fotografia cura l‘anima
Gli Inuit come i Na’vi di Avatar, popolo a rischio col disinteresse dell’Occidente
Tutto sul Grande Fratello
Harley-Davidson Forty-Eight, custom radicale
Zoe Saldana: Neytiri in versione nature
TUTTE LE FOTO DA AUSTRALIAN OPEN
I “nostri” calendari per il 2010
Le ragazze di Periscopio
Le foto più belle, settimana dopo settimana



Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.